domenica 4 dicembre 2016

Per fortuna oggi si vota!

Finalmente oggi le urne sono aperte. Quasi stento a credere che da domani sarà tutto terminato. Finalmente cesserà questo clima da perenne campagna elettorale che ci assilla da mesi.
Lo dico apertamente: ne ho fin sopra i capelli di questo referendum. In realtà non tanto del referendum in sé, ma di tutto quello che lo ha circondato e, per così dire, accompagnato: una pseudo campagna elettorale fatta principalmente di slogan, urla e fini ragionamenti che potrebbero benissimo trovare posto nei cori da stadio (con tutto rispetto per i cori da stadio).
A onor del vero occorre dire che in questi lunghissimi mesi si sono svolti anche dei dibattiti “seri”. In cui i rappresentanti degli opposti schieramenti sono entrati nel merito delle questioni, in cui (incredibile!), si è potuto parlare di Costituzione in maniera seria e approfondita anche in prima serata sui canali generalisti.
Peccato che queste perle si sono perse in un mare di cretinate.
Peccato che in entrambi i fronti si sono ritenuti gli italiani troppo cretini per capire il quesito referendario e si sia preferito semplificare le motivazioni del voto, personificare il referendum, raccontare enormi bufale. Queste campagne hanno fatto leva sulle paure che più colpiscono la pancia (non il cervello e neanche il cuore) dell’italiano medio.
Peccato che questa  “politica della pancia” assomigli sempre di più ad una “politica del colon”.

Si sono sentite le peggiori affermazioni, partorite probabilmente dopo lunghe e laboriose riflessioni politiche. Il fronte opposto è stato definito come un’accozzaglia, i sostenitori dell’altra fazione sono stati individuati sempre e comunque come dei traditori, dei venduti, qualunque fosse il loro orientamento politico e a prescindere dalle motivazioni della loro scelta. In questo girone dantesco si è visto il peggio del peggio, con insulti indegni rivolti ai vari Benigni, Alex Zanardi e Andrea Bocelli (un democraticissimo grillino che si domanda se avesse “letto” la riforma) solo per citare i casi più eclatanti, ma la lista è pressoché sterminata. Senza parlare degli attacchi politici, che hanno trovato in quel “Renzi ha paura come una scrofa ferita” di Grillo la loro più alta (o più bassa a seconda dei punti di vista) forma di espressione.

In tutto questo si sono usate forme di campagna elettorale un po’ “atipiche” per non dire giuridicamente borderline. In questo campionario abbiamo: la sovraesposizione mediatica delle ragioni del sì, il Pirellone illuminato a formare un enorme NO (ma le polemiche post Family Day non hanno insegnato nulla??), una campagna di affissioni abusive a Roma senza precedenti, manifesti secondo cui “il vero nazista vota sì” (nella foto dell’articolo ironicamente accanto ad un poster per il no di CasaPound, per una volta l’estremismo di destra è bipartisan!).

Anche il complottismo credo che giocherà il suo ruolo nell'orientare il voto. Se ne sono visti di tutti i tipi: dalla Madonna che invita a votare per il sì (è ovviamente il prodotto di una pagina fake, ma qualcuno del Comitato per il sì l’ha resa molto seriamente…), la modifica nascosta dell'art. 117 che nessuno vi racconterà che regala la sovranità nazionale a favore dell'Unione Europea (tranquilli, se vincesse il sì da domani non saremo dominati dagli eurocrati!) e, immancabili, i complotti sulle matite copiative che si cancellano (a dimostrazione che certi soggetti in Italia non hanno ancora capito come funzionano le matite copiative, ma sulla loro ignoranza fanno polemica).

Qualcuno invece si è divertito facendo il troll. Dalla finta dichiarazione di Gigi D’Alessio di smettere di cantare in caso di vittoria del no (ammetto di avere sperato che fosse vera…) all’epica trollata del rapper Bello FiGo con la sue canzoni “Referendum” e “Non pago affitto”, due esilaranti raccolte di tutti i più triti stereotipi sugli immigrati declamati con tanta arte dal rapper di origine ghanese. Si sa, a volte la foga della notizia porta e prendere sul serio personaggi improponibili, tipo appunto Bello FiGo. Ciò ha portato alla più epica trollata che abbia mai visto in TV, in diretta su “Dalla vostra parte” su Rete4. Incredibile come sia Belpietro che l’europarlamentare Mussolini non si siano accorti che stavano venendo presi in giro da un ragazzetto poco più che ventenne. Come si fa a prendere sul serio un cantante ghanese che in una sua “famosa” hit canta di assomigliare a Mussolini (perché non lava mai i piatti!).

La prima volta che ho provato a vedere il video di “Referendum”, mi è apparso un banner pubblicitario per il Sì. Coincidenze? Io non credo!



In compenso pare che Darth Vader di Star Wars si sia schierato apertamente per il no.



In conclusione, sono contento che oggi si voti, spero che da domani i giornali, le televisioni e, ovviamente, anche la politica si tornino ad occupare di cose serie e non di portare avanti una perenne campagna elettorale. Non credo che domani, qualsiasi sarà il risultato, cambierà chissà cosa. Non credo che se vincerà il sì si andrà verso una fase di instabilità politica ed incertezza economica. Come non credo che in caso di vittoria del no rischieremmo di uscire dall’euro e di vedere fallire da un giorno all’altro una miriade di banche (o perlomeno non sarebbe colpa del referendum). Insomma, a scanso di ultim’ore, domani non saremo invasi dalla peste, dalle cavallette, dalla peste e non ci ritroveremo catapultati nel medioevo.

Ricordiamoci le parole che Obama ha scritto su Twitter quando si iniziava a prospettare una sconfitta senza precedenti per la candidata democratica Clinton: “No matter what happens, the sun will rise in the morning”. Domani il sole sorgerà infischiandosene alla grande dell'esito del referendum.

giovedì 3 novembre 2016

NO COMMENT

La situazione nella zona universitaria di Bologna pare peggiorare di settimana in settimana, esacerbando sempre di più i già esacerbati animi. Da settembre in poi, con la riapertura delle normali attività per l’ateneo se ne sono già viste diverse bizzarrie notturne in zona universitaria. Restringendo solo al suo “cuore”, la zona via Zamboni - Piazza Verdi – via Petroni – piazza Aldrovandi, si sono avuti: rave party belli e buoni con vendita di alcol senza l’ombra di un permesso, feste “autonome” proliferate nell'anarchia più assoluta, eventi “live” un po’ improvvisati. Il tutto condito dalla pilatesca risposta di chi l'ordine pubblico avrebbe dovuto mantenerlo (qui il condizionale è d’obbligo).
Le associazioni dei residenti di via Petroni hanno scelto di non fare nessuna festa per la riapertura della via, hanno riesposto gli striscioni sulla legittimità del riposo, uniti all'invito al sindaco a fare loro compagnia ai residenti per la notte di Halloween.
Peccato che il sindaco non abbia potuto parteciparvi, era a Londra per un convegno sulle città collaborative. Davvero peccato. Si è perso uno spettacolo davvero edificante, il signor sindaco. Venditori abusivi di alcolici che hanno fatto liberamente i loro affari, lo scippo di una ventenne e tanta, tanta movida. Talmente tanta che un qualche giornalista si è pure attentato a chiedere a Merola cosa ne pensasse.

E qui comincia il bello. Dopo un’iniziale risposta il cui senso ancora stento a trovarlo, quel “a Londra si sta benissimo”, Virginio ha corretto il tiro, specificando di essere stato frainteso (vi ricorda qualcuno?) e che lui in realtà stava rispondendo ad un’altra domandasul suo soggiorno londinese. Con semplicità, il sindaco non ha nulla da dire sulla situazione in zona universitaria. Nemmeno le due solite parole di circostanza. Nulla.

Un silenzio così pesante su di un argomento all'ordine del giorno già da mesi lascia intravedere un vuoto politico sconcertante. Un gigantesco buco nero che pare incapace di partorire la benché minima misura incisiva. In quest’ottica i continui appelli e proteste dei residenti assumono l’esclusivo ruolo di catalizzatori del  dissenso, nell'attesa di un Godot qualsiasi in grado di risolvere la situazione. Ma che, ora più che mai, non pare in arrivo.
Un pregio (uno solo!) questo silen
zio non lo ha: non si sono fatte le solite trite e ritrite promesse. Non si sono ripetute le solite vuote parole. Stavolta il re si è mostrato nudo senza porsi troppi problemi. Meglio non commentare oltre.


AGGIORNAMENTO: dopo un prolungato silenzio alla fine Merola ha deciso di esprimersi. A quanto pare la colpa è di Halloween, che, in quanto evento eccezionale (!!!), ha richiamato troppa gente in zona universitaria per mantenere l’ordine pubblico. Strano, una volta di parlava di eventi eccezionali  in riferimento a piogge abbondanti, terremoti o altre calamità. Ma Bologna è una città strana, ed anche una festa nota e arcinota può diventare un evento straordinario. A breve vedremo come andrà la calamità nota come “Capodanno” per la zona universitaria.

venerdì 9 settembre 2016

La pax grillina sotto il cielo di Roma

A quanto pare pace non è fatta sotto il cielo di Roma. La prima fase dello scontro tutto interno non poteva che chiudersi così: con processo sulla pubblica piazza. Non ci si poteva aspettare altro. Altri partiti, in altre epoche avrebbero fatto conferenze stampa, emesso comunicati... ma per i grillini questo non è possibile. Per loro c’è un imprescindibile collegamento con la base, il motto “uno vale uno”. E non importa se nei giorni scorsi è regnata una cappa di assordante silenzio e le decisioni importanti si sono prese esclusivamente nelle segrete stanze. Se i big del partito paiono essere spariti nel nulla pur di non dover dare delle scomode risposte. La base pare non avere gradito, ma la mannaia della censura sui commenti scritti dai grillini sul sacro blog pare aver fatto il suo dovere.

Ma torniamo al processo di piazza. Nella città di Nettuno, in provincia di Roma, è andata in scena l’unica risoluzione quasi indolore che gli alti piani del Movimento potevano scegliere. Ognuno dei partecipanti ha giocato uno specifico ruolo. Grillo ha interpretato il ruolo del padre nobile, del fondatore attempato che, nonostante il passo di lato nella gestione della sua creatura, torna tra i suoi figli politici in veste di “Grande Puffo” pronto a rimettere in ordine le cose a sua immagine e somiglianza. Alessandro Di Battista ha interpretato il ruolo del politico duro e puro dei pentastellati. Ha scaldato il cuore dei fedeli ascoltatori, nel ruolo del buon parlamentare grillino. A Luigi Di Maio, invece, spettava il ruolo più difficile. Quello del colpevole che si cosparge la testa di cenere. Occorre dirlo, ci è riuscito piuttosto bene, nonostante la sua ricostruzione dei fatti sia risultata approssimativa (ad essere buoni), è riuscito nell’opera di recitare di fronte al pubblico mea culpa, una specie di rito pubblico di confessione, per poi essere riabilitato, seppure con meno smalto rispetto a prima.
Un dettaglio che mi ha davvero colpito della difesa di Luigi: ha lasciato intendere che credeva che Paola Muraro fosse stata denunciata da uno del PD. Cioè che, pur di mettere i bastoni tra le ruote alla neosindaca Raggi, i cattivissimi piddini avrebbero sporto 14 (!!!) denunce nei confronti dell’assessora all'ambiente. Uno stupendo esempio di doppiopesismo! se vengono messi sotto processo gli avversari politici è tutto un fiorire di cori da stadio “Onestà! Onestà!”; se è uno del Movimento, vicino o nominato da esso ovviamente sono i cattivissimi sgherri del PD che usano la giustizia come arma politica. Ma, a quanto pare, alla base grillina queste ricostruzioni complottiste vanno bene.

 Insomma pace fatta? A quanto pare non proprio. A questo punto viene da chiedersi se non c’è qualche serio problema comunicativo dentro il Movimento. Grillo pare avere ridato fiducia alla sindaca, ma con la minaccia sempre incombente di ritirare il simbolo alla prossima mossa sbagliata. In compenso il comico genovese ha già sbandierato ciò che la base penta stellata romana voleva da tempo: un no secco sulle Olimpiadi nella Capitale. Come a dire: se certe decisioni la sindaca non è in grado di prenderle, le impone lui.
Qualcuno, comunque, sospetta che Virginia li tenga tutto il gotha dei Cinque Stelle per i gingilli. Effettivamente certa gente nel Movimento (vedi Favia e Pizzarotti) sono stati espulsi o messi ai margini per molto meno. Ma Grillo sa molto bene che la strada per Palazzo Chigi passa inevitabilmente dal Campidoglio, e che se non riusciranno a dimostrare di essere in grado di governare bene una città come Roma le loro possibilità di vincere a livello nazionale si ridurranno di parecchio. Un chiaro campanello d’allarme sono i quattro punti percentuali persi in una settimana.

Insomma, ne vedremo ancora delle belle. Nel frattempo anche la popolarità dei singoli politici grillini sta cambiando. In tutto ciò, pare che oramai il solo nome Virginia Raggi causi sdegno negli ambienti pentastellati.  Tanto che solo uno come Diego Fusaro è rimasto senza vergogna alcuna a sostenerla pubblicamente.
In tutto questo pandemonio romano pare stia sorgendo un nuovo astro nella galassia pentastellata: quella di Chiara Appendino, neo-sindaca di Torino. Freccero, come una bella fetta della base grillina, sembrano non avere dubbi: è lei la leader perfetta per il Movimento. Una che sa davvero governare.
In passato il Movimento aveva nutrito grandi speranze prima in Pozzarotti e poi in Raggi. Pare quasi si stia concretizzando un inedito rituale: i neosindaci a 5 stelle di comuni importanti vengono prima osannati come nuovi grandissimi astri della politica e poi ferocemente sbranati dalla macchina da guerra pentastellata. Che ora sia venuto il momento di Chiara? #Chiarastaiserena

giovedì 4 agosto 2016

Io non seguirò le Olimpiadi a Rio de Janeiro

Da alcun giorni Facebook ricorda me, come a tutti, l’imminenza dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Per l’esattezza nella home dell'app per cellulare appare un disegno della fiaccola olimpica e la scritta “Non vedi l’ora che inizino le Olimpiadi?”, invitando a scoprire questi fantomatici modi per partecipare a Rio 2016.

Ed ora, una piccola e di certo non esaustiva introduzione alle Olimpiadi che tra poche ore avranno inizio:

  • Secondo Amnesty International, tra aprile e giugno di quest’anno il tasso di omicidi da parte delle forze dell’ordine è aumentato del 103% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In totale, da quando Rio ha vinto la gara per ospitare i giochi nel 2009 e forze di polizia hanno ucciso più di 2.600 persone in città, che diventano addirittura 8.000 negli ultimi dieci anni. Non di rado si è avuta notizia di esecuzioni extragiudiziali, senza presunzione d’innocenza, età, ma (stranamente!) badando bene al colore della pelle. L’impennata dei morti a causa della polizia ha avuto inizio prima dei Mondiali di calcio, tra il 2013 ed il 2014. E da allora non ha smesso di crescere. Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi le operazioni di repressione nelle favelas si sono fatte sempre più violente.
  • Il governo brasiliano ha fatto approvare una legge contenente norme maggiormente limitanti le libertà di manifestazione e di espressione. Sulla carta per contrastare il terrorismo. Legge che era già stata proposta, ma non approvata, per i Mondiali del 2014.
  • Tutto questo impiego di polizia per reprimere il crimine no pare aver dato i suoi frutti: l'app “CrossFire”, lanciata poco più di un mese fa per raccogliere segnalazioni di sparatorie e violenza armata a Rio ha registrato 756 scontri a fuoco e almeno 51 morti. I luoghi delle sparatorie sono consultabili su mappa on-line.
  • Si è verificato un caso di violenza sessuale perpetuato da un agente di società di sicurezza ingaggiata per l’evento ai danni di una sportiva.
  • Anche per le strutture che serviranno (o che dovevano servire) per le Olimpiadi sembrano avere qualche problemino di troppo. La pista ciclabile, costata ben 10 milioni di euro e costruita a strapiombo sul mare, è crollata dopo appena quattro mesi dopo l’inaugurazione, causando la morte di due persone. Pare che non fosse stato previsto dai progettisti l’effetto delle onde sui pilastri. Ultimo crollo in ordine di tempo: il pontile per le gare di vela, distrutto dai venti una comunissima mareggiata. Allo stadio Engenhão sono stati segnalati bulloni non fissati, cedimenti, crepe e piloni piegati. Senza contare che il villaggio olimpico è stato creato in fretta e furia e che in diverse palazzine non sono stati fatti i controlli sugli impianti e sui sistemi anti-incendio. La cosa ha raggiunto il ridicolo quando nella palazzina australiana (in cui gli atleti, viste le condizioni non si sono sentiti di mettere piede, preferendo soluzioni alternative), durante un test anti-incendio, era stato spento il sistema di rilevazione di fumo. Così, quando si è generato un principio d’incendio l’intero palazzo ha rischiato di andare a fuoco.
  • Altro problema: l’inquinamento. Nel lago Rodrigo de Freitas, a poca distanza dal parco olimpico, dove si terranno le gare di canoa e canottaggio, si sono verificate morie di pesci. Se il lago è in condizioni ambientali che definirle pessime pare un eufemismo, anche il mare non è esattamente il meglio del meglio. Il velista austriaco Nico Delle Karth, giunto sul posto per allenarsi, ha definito le acque della baia “una discarica a cielo aperto. Le foto dei rifiuti in mare, diffuse già mesi fa, non fanno altro che confermare le pietose condizioni ambientali.
  • Come se non bastasse quanto elencato, i poliziotti ed i pompieri hanno accolto i primi turisti all'aeroporto con pupazzi insanguinati e la scritta “Welcome to Hell”. Benvenuti all'inferno. L’inferno della bancarotta dello stato di Rio de Janeiro che con la carta delle Olimpiadi chiede al governo federale i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici, per far andare avanti le scuole, gli uffici comunali, gli ospedali. Come potrà un sistema al collasso proteggere atleti e turisti dagli scontri tra le bande criminali e dal pericolo di attentati terroristici?


Il mondo si sta preparando alle imminenti Olimpiadi. Quasi indifferente a tutti i problemi che queste stanno causando. La BBC ha creato un simpatico spot pubblicitario per l’evento, la nostra portabandiera si è lamentata della stanza troppo piccola (e per fortuna che non gareggiava per l’Australia...). I brasiliani (magari quelli non sfrattati dalle loro case per far spazio alle faraoniche strutture costruite per l’evento), paiono felici di ospitare l’evento in casa
E gli italiani? Si godono l’omaggio dei carioca con il Cristo redentore illuminato con il tricolore italiano e si preparano a seguire le gare di sport che, se non fossero le Olimpiadi, non seguirebbero mai. Magari non si accorgerebbero nemmeno dell’esistenza di certe discipline.

Insomma tutto normale. Tranne che, se nell'Antica Grecia, quando si disputavano le Olimpiadi si fermavano le guerre e non venivano eseguite le condanne a morte. Oggi invece, in Brasile, sembra si stia verificando l’esatto opposto. Con l’arrivo delle Olimpiadi i morti aumentano, la violenza dell'autorità s'intensifica. Con buona pace di chi, in Italia ha sempre fatto il tifo per il governo “di sinistra” del partito socialista. Se fosse stato un governo di destra a permettere e stragi nelle favelas? A limitare le libertà di espressione e manifestazione?
Insomma, a Rio si aprirà l’ennesimo circo olimpionico, in cui, oltre all'aspetto propriamente sportivo, anche l’aspetto politico si sta ritagliando un peso non trascurabile. Alcune delle ultime Olimpiadi, specie quella a Pechino del 2008 e quelle invernali a Soci nel 2014, si sono dimostrate degli enormi carrozzoni ideologici. Delle belle vetrine in cui poter comunicare al Mondo intero che certi regimi “democratici fino ad un certo punto” non erano poi così male, che certi posti non erano poi così brutti. Una bella vetrina, primariamente politica, ma anche turistica.
Anche a Rio pare che si stia verificando la stessa situazione. Affiancata dagli immancabili sperperi e giri di corruzione che spesso precedono questi eventi. 
Potranno tirare a lucido le strutture non finite, coprire le baraccopoli fatiscenti, nascondere l’odore dei rifiuti e dei pesci morti per l’inquinamento, occultare i cadaveri delle esecuzioni sommarie. Potranno fare tutto questo e raccontare che quanto occultato non esita. Ma per me queste Olimpiadi puzzeranno sempre di sporco, di corruzione e soprattutto di sangue.

Servono altre ragioni per poter affermare che, in tutta serenità, che non seguirò queste Olimpiadi? Che di esse, del loro sfarzo, delle dirette TV notturne, dei pre- e post- gara, delle vittorie e delle sconfitte non me ne frega assolutamente nulla?

giovedì 12 maggio 2016

Il sonno della politica genera mostri. Ovvero: le comunali a Bologna

Fino ad una/due settimane fa Bologna non sembrava una città con imminenti elezioni comunali. La campagna delle varie liste era poco o per nulla percepibile. E quando lo diventava destava più noia che interesse.

D’improvviso, la visita di Salvini a Bologna (di cui vi ho già parlato qui) sembra aver contribuito a scaldare gli animi e le comunali. Il debole comunicato stampa di Merola al segretario leghista ha buttato altra benzina sul fuoco.
 Il successivo party non autorizzato al cassero di Santo Stefano organizzato dal circolo Atlantide ha fatto definitivamente scoppiare la battaglia politica. Sì, proprio quel circolo Atlantide fatto sgomberare a forza dal cassero di Santo Stefano nell'ottobre 2015. Sgombero che ha portato a dissidi tali da portare all'estromissione dell’assessore Ronchi dalla giunta comunale. Apriti cielo! La presidentessa del quartiere Iliara Giorgetti ha gridato allo scandalo e ha accusato direttamente il comune come causa di ogni male possibile. Come a dire: siamo in campagna elettorale, e allora strumentalizziamo qualsiasi cosa, pur di portare qualche voto in più al proprio mulino politico.
Dalla giunta comunale, dopo un iniziale gioco allo scaricabarile con la questura, il sindaco ha deciso di sporgere denuncia. Merola ha provato a sottovalutare il problema, ad addossarlo ad altri quando proprio esso non poteva più essere occultato, ed infine a difendersi con l’attacco una volta messo alle strette. Strategia debole e molto opportunista, ma quest’ultima svolta giudiziaria potrebbe fargli guadagnare qualche voto tra i moderati indecisi.
Nel frattempo la grande trovata del PD è stata quella di fare un video pubblicitario (innovativo, non è vero?) con protagonisti gli umarells di Bologna. Lo spot però, tocca anche alcuni nervi scoperti della città proponendoli come punti forti dell’attività della giunta uscente. Il caso più lampante: la sicurezza in Bolognina (vi ricordate la serie di spaccate di qualche mese fa?).
Nonostante tutto ciò, il PD è dato dai sondaggi sopra il 40%. Non tantissimo. Alcune comunali fa l’obiettivo dichiarato del Partito Democratico era quello di vincere al primo turno. Ora pare accontentarsi di vincere senza troppa fatica al ballottaggio.

Se il PD, nonostante tutto, pare godere ancora di una più che discreta salute, nonostante certe smagliature, non altrettanto si può dire della destra bolognese.
In primis per la frammentazione delle liste. La destra bolognese non ha mai brillato per i risultati elettorali (eccezion fatta per Guazzaloca) e presentarsi divisi rischia di disperdere i pochi voti rimasti. I vari Bernardini, De Carli e Celloni, oltre a Lucia Borgonzoni, rischiano di spartirsi un piatto già magro.
Come se non bastasse, l’attuale campagna politica è stata impreziosita dalle “perle” fasciste che certi candidati di centro-destra (ripeto: CENTRO-destra, non destra-destra) hanno elargito con una leggerezza impareggiabile sui social network. Oramai facebook e twitter hanno ampiamente dimostrato di avere una memoria lunghissima, e di essere fonte di pericolosissimi boomerang, se non gestiti con criterio.
Memoria cortissima, invece, ha dimostrato di avere Luca Cavazza, giovanissimo candidato nelle liste i Forza Italia. Bisogna capirlo, si era scordato che in un giorno di pioggia della scorsa estate, invece di andare in spiaggia, era andato alla tomba di Benito a Predappio. Ovviamente il giro turistico non poteva non essere immortalato sui social con una bella frase commemorativa “Tutto quello che fu fatto non potrà essere cancellato” e, a scanso di equivoci, geolocalizzazione, presso la cripta Mussolini. Se il giovane forzista non ha una lunga memoria, ha dimostrato però una grande capacità nell'arte politica del mirror climbing, liquidando il tutto come una “goliardata”, salvo poi usare la cara vecchia foglia di fico del “ma Mussolini ha fatto anche tante cose buone”. Ottimo esempio di equilibrismo politico, sintomi di grandi capacità che lo aiuteranno nella sua carriera politica.
Anche Elia Pirone, della lista “Riprendiamoci Bologna”, a supporto di Lucia Borgonzoni, si è lasciato andare a commenti con forte puzzo di fascismo quando è stato direttamente paragonato al duce “Mento volitivo, fronte spaziosa, sguardo indomito”, a cui ha risposto di non essere degno. Il dialogo sul social è proseguito con riferimenti alla Gola del Furlo (riserva di caccia personale di Mussolini) e al desiderio di “evitare un secondo piazzale [Loreto n.d.r.]”. Il dialogo prosegue sempre sul tono scherzoso, ma che rivela una certa fascinazione per la figura di Benito e sul ventennio.
Senza contare che pure Galeazzo Bignami, capolista di FI, è stato investito pochi giorni fa da uno scandalo simile. Chissà da dove, sono emerse da chissà dove delle foto che lo ritraggono in camicia nera con tanto di svastica sul braccio. O seduto a tavola con dietro le bandiere del partito nazionalsocialista tedesco e quella della Repubblica di Salò, oltre ad una evidente bottiglia di Coca-Cola sul tavolo. I totalitarismi di destra ed il simbolo del capitalismo americano. 
Bignami si è difeso affermando che le foto risalgono alla sia festa di addio al celibato di 10 anni prima. Vedendo le foto la versione fornita appare perlomeno plausibile, ma che non gli hanno evitato una bella dose di accuse e richieste di dimissioni. Ma in fin dei conti Bignami l’ha sempre affermato di essere “un uomo di destra fatto e finito”. Nomen omen, dicevano i latini.
In questi casi non saprei quanto il detto “mal comune mezzo gaudio” sia applicabile.

Tornando ai candidati al consiglio comunale, oltre ai post fascisti stanno facendo notizia per quelli sessiti. Mario Turrini, in corsa con la lista “Uniti si vince”, a supporto anch'essa della candidata leghista, ha auto la brillante idea di pubblicare il lato B di una bella ragazza sul suo profilo Facebook per farsi pubblicità. Anni fa un vero politico come Rino Formica ebbe a dire che “la politica è sangue e merda”. Di sangue, inteso come passione politica, ne vedo ben poco. Riguardo alla merda beh, direi che in questo caso siamo indubbiamente “a monte”.
Il post sessita, grazie alle testate locali ha generato così tanta indignazione da costringere Turrini ad un post di pubbliche scuse in cui ha fatto presente di aver rubato l’immagine da una campagna contro la privatizzazione dell’acqua. Come se prendere immagini di culi a caso su internet fosse un’attenuante. Per non parlare poi dei vistosi errori presenti nel commento (!!!).
Anche l’emittente locale èTv si è interessata dell’accaduto con un’intervista a Turrini, il quale derubrica il suo gesto ad una stupida goliardata tra amici (pure lui!). Lui è a posto, “non userebbe mai donne o parti di donne per la sua campagna politica”. Per fortuna, nel finale d’intervista gli viene in soccorso Lorenzo Tomassini, candidato anch'egli per “Uniti si vince”. Il quale, dopo aver affermato che il suo collega “ha ecceduto”, si è lanciato in una vivace critica alla sinistra moralista, puntando tutto sul vecchio, ma sempre efficace, benaltrismo. In città ci sono ben altri problemi! Se ne rendessero conto! 
Scorrendo i vecchi post sul profilo di Turrini, oltre a pubblicità della sua lista, foto di gazebo, ecc.. rimane qualche immagine con frasettine d’effetto, qualche notiziona bomba presa da Imola Oggi (sito d’informazione parecchio attendibile, a quanto pare), richiami alla legittima difesa come fosse il Far West, agli immigrati ladri (in questi ultimi due casi siamo al limite del complottismo) e donne svestite contro l'abbandono dei cani
. Cosa? Donne svestite? Ma come? Non era lui quello che aveva ribadito il rispetto verso la donna?
Il lupo perde il pelo, ma non il vizietto.

Passiamo ora ai pentastellati. Il partito di Grillo ha messo in campo Massimo Bugani. La campagna dei grillini si sta rivelando parecchio evanescente. I sondaggi danno il M5S sotto il 20%, quindi più che doppiato dal PD e parecchio distante anche da Borgonzoni, con possibilità di accedere al ballottaggio praticamente nulle.
Considerando che 5 anni fa Bugani si fermò sotto al 10%, questo potrebbe rappresentare un aumento della base grillina in città, anche sembrano lontani i tempi in cui il Movimento non aveva ancora messo piede sotto le due torri ed ogni punto percentuale sembrava strappato con le unghie e con i denti alla casta politica.


In conclusione le comunali a Bologna continuano a ruotare attorno a polemiche estemporanee. C’è un pericoloso vuoto nei programmi e nelle idee dei candidati che temo si trasformerà in urne vuote il 5 giugno.
Il PD risente dei propri fantasmi: della sicurezza in città, del rapporto permissivista instaurato da sempre con i collettivi, senza più nemmeno un Ronchi da sacrificare sull’altare delle necessità politiche.
Insomma, l’atteggiamento del sindaco uscente sembra quello di un giocatore professionista che, una volta entrato in campo, gioca neanche a metà delle sue capacità, considerando la squadra avversaria come un ammasso di brocchi.

La destra vivacchia anch’essa e attacca Merola. Tra una discolpa e l’altra. Quando non deve ammantare di goliardia le malefatte dei propri candidati meno svegli o semplicemente più onesti verso le loro vere idee. L’idea che se ne ricava è di una destra vittima di sé stessa, della sua incapacità anche solo di fingersi moderata, e a favore della parità tra i sessi. E per questo incapace di vincere.


Grillini ed altri non pervenuti.


giovedì 5 maggio 2016

Tu chiamali se vuoi squadristi (pt.2)

Oggi, giovedì 5 maggio 2016 Salvini ha fatto la sua ennesima scappatina a Bologna per supportare la sua candidata sindaco Lucia Borgonzoni per le, ormai imminenti, comunali nella città delle due torri. La visita aveva come piatto forte, oltre al classico giro promozionale per la città, ha previsto anche l’incontro con il Magnifico Rettore Ubertini.
Ovviamente la presenza in città del segretario leghista non è passata inosservata, ed è ovvio che comunisti ed anarcoidi vari ed eventuali abbiano sfruttato l’occasione per scendere in piazza e manifestare “democraticamente” questo loro impellente desiderio antidemocratico di ridurre al silenzio ed espellere da Bologna chi non la pensa come loro. Sì, proprio loro. Quelli del diritto di dimora, ricordate?
Le cose sono andate come dovevano andare, un gruppetto di esagitati ha attraversato la città partendo da Piazza Verdi, direzione: facoltà di ingegneria. Diritti verso il fatidico luogo della conferenza stampa dell’odiato Salvini. Per qualcuno dei compagni i manifestanti erano addirittura di centinaia di studenti  (!!!), cosa abbastanza difficile da credere, vedendo le foto della manifestazione (come quella riportata qui a lato). Moltiplicazione dei manifestanti a parte, il corteo si è svolto come previsto. Arrivati in prossimità della facoltà sono partiti gli scontri con la polizia. Da parte dei civili manifestanti si è allora provveduto ad esprimere il dissenso con il lancio di uova, carciofi e sassi, oltre che con calci e pugni. Solo dopo tre cariche della polizia la situazione è tornata alla (quasi) normalità.
Se tutto si fosse fermato qui, si sarebbe potuto derubricare l’evento a quasi ordinaria amministrazione, in una città come Bologna. Ma un gruppetto di geniacci del collettivo Hobo non bastava. Sono entrati in una libreria e hanno strappato le copie che hanno trovato dell’ultimo libro di  Salvini. Non contenti hanno ripreso tutto e postato il video sul loro profilo Facebook.
Bravi, davvero bravi! Devo ammetterlo, avete avuto coraggio. Coraggio di mostrare finalmente che cosa siete: un branco di squadristi. Se avete dei dubbi andatevi a vedere la sua definizione! Avete mostrato un tratto identificativo dell’estrema sinistra italiana nella sua interezza: la doppiezza. Siete sempre pronti ad accusare gli altri di qualsiasi nefandezza, specie se compiuta verso di voi. Quando invece le gesta violente hanno voi come esecutori, allora tutto è giustificato. E ve ne vantate pure.
Ovviamente non siete così stupidi da autodenunciarvi, ne video di una manciata di secondi che avete pubblicato non si vede un volto neanche per sbaglio.
Strappare libri in una libreria. Una vera e propria vigliaccata degna delle peggiori camicie nere. Bravi compagni, continuate così!
Con i vostri metodi “diversamente democratici” avete fornito, per l’ennesima volta, l'alibi a Salvini per passare da vittima e sfruttare gli eventi della giornata per portare acqua al suo mulino politico. E non è pure la prima volta che accade. Già nella visita al campo nomadi alla periferia di Bologna dello scorso novembre dovrebbe si era ripetuto lo stesso copione, e avevo già scritto. Anche in quell'occasione, guarda caso, erano rimasti coinvolti negli scontri soggetti appartenenti ai collettivi che oggi erano in strada a manifestare. Segno che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Infine, come ciliegina sulla torta, anche Merola si è sentito in dovere di dire la sua.
L'attuale sindaco di Bologna non ha trovato di meglio da fare che criticare la visita di Matteo a Bologna. I toni di Merola passano abbondantemente il ridicolo. Si comincia con la critica “all'elmetto”, grezza strumentalizzazione politica di Salvini del disagio dei commercianti del mercato rionale di via Albani, ma che esprime una paura diffusa ed un bisogno di sicurezza che l’attuale giunta comunale non è riuscita a soddisfare. Inoltre Merola criticando questa frase lascia aperto il campo a due possibili considerazioni: o il sindaco non conosce le problematicità di cui il quartiere della Bolognina soffre (e di certo non da ieri...) o semplicemente le ignora. Non saprei dire quale delle due sia la peggiore. Infine, il comunicato di Merola termina con le scuse ai cittadini per la “cinquantesima venuta di Salvini in città”, lasciando intendere che i disagi patiti sono colpa esclusiva del segretario leghista, e non di un sistema che a Bologna non è in grado di gestire l’ordine pubblico, che ha tollerato e che tollera tuttora le manifestazioni più o meno democratiche e civili dei collettivi di turno. Sparuti groppuscoli di vandali urbani che riescono a bloccare la viabilità per ore, causare danni. Il tutto mettendo in un’ottica dispregiativa l’ennesima venuta del segretario del Carroccio a Bologna, come se muoversi liberamente sul territorio nazionale fosse una colpa. Ovvia e scontata la frase finale della risposta di Merola: “Fra un mese tutto questo finirà, promesso”. Sì, tra un mese ci saranno le comunali e probabilmente il Matteone nazionale troverà altri luoghi da frequentare così assiduamente. Ma la situazione dell’ordine pubblico, vista una quasi certa rielezione di Merola, è certo che resterà sempre la stessa.

Tirando le somme: oggi l’unico uscito vincitore, come previsto, è Salvini. Facendosi un bel giro sotto le Due Torri, chiacchierando con i commercianti ed il magnifico si è portato a casa un po’ di voti. E magari li ha fatti guadagnare alla sua candidata sindaco, in uno corsa alla poltrona di sindaco che pareva già segnata.

Chi oggi esce perente:

il magnifico rettore. Un incontro in facoltà con Salvini è la scelta peggiore che si potesse immaginare. Fa male vedere scene di studenti cacciati dalla facoltà, allontanati da un ambiente che dovrebbe avere come principale scopo la loro formazione e non le conferenze stampa del politico di turno.

Il sindaco Merola. Con un comunicato stampa ridicolo ha provato a ribaltare le responsabilità politiche su altri, evitando ben bene di parlare delle responsabilità che dovrebbe avere riguardo all’ordine pubblico.

I kollettivi. Ma questa non è una novità. Sono il miglior spot che Salvini potesse desiderare. La loro utilità si riduce allo spaventare l’elettorato moderato spingendolo sempre più verso destra. La mossa di bruciare i libri, poi, vi ha mostrato per quello che veramente siete, degli squadristi. Né più né meno. I nazisti negli anni ’30 facevano dei grandi falò di piazza con i libri “non graditi”. Voi vi limitate a strapparli. Il risultato è il medesimo: il tentativo, più o meno velato a seconda delle occasioni, di tacitare il pensiero dell’avversario.
Avete un’ignoranza politica senza pari. A nulla vi è servita la lezione del movimento dei forconi su come una rivendicazione, anche legittima, può degenerare?

Forse, più di tutti questi, quello che oggi mi sembra abbia perso più degli altri è il senso civico della città. Negli ultimi tempi mi sembra stia scendendo un torpore sulle coscienze. Azioni di protesta sempre più aggressive e meno democratiche, sgomberi forzati, scontri di piazza, paiono succedersi molto più frequentemente. Credo anche che certe azioni politiche esulanti dal contesto democratico fino a qualche anno fa non sarebbero state tollerate come oggi. Pare quasi che una patina di grigio menefreghismo e indifferenza si sia appoggiato sulla grassa Bologna.

Come risposta a ciò vi propongo un semplice esercizio di civiltà: andate sulla pagina Facebook del collettivo Hobo e, nel video delle loro “prodezze”in libreria, in modo civile, spiegategli quanto le loro gesta assomiglino a quelle delle camicie nere. Penso sia una buona cura contro il su


ddetto menefreghismo.

domenica 1 maggio 2016

Sinistra? Quale sinistra?

Negli ultimi Giorni, Giorgia Meloni, candidata sindaco per Fratelli d’Italia a Roma ha sostenuto che Renzi ed il Movimento Cinque Stelle siano le due facce della stessa medaglia. Medaglia ovviamente sinistrorsa!
Io non so in che mondo essa viva, ed in questo microcosmo Meloniano  cosa sia di sinistra e cosa sia di destra.
Già in diversi ci hanno provato a dare definizioni di ciò che è ciò che non è di una fazione. Discorsi più o meno astratti, interessanti o meno.
Il Movimento, come ben si sa, non ama le etichette politiche. Però alcuni suoi esponenti, più o meno in vista, pare si alternino nel mostrare “aderenze ideologiche” con la destra, anche con quella più a destra della Meloni. Dall’apertura a Casapoud di Grillo, alla consigliera comunale grillina di Ragusa che si diverte a postare su FB busti di Mussolini in prossimità del 25 aprile.

Concentriamoci ora sulle posizioni politiche della candidata sindaco grillina. Di fatto le posizioni di Virginia Raggi si sono in linea con quanto sempre affermato da Grillo & compagni. Fa alcuni passi a destra (vedi pubblica sicurezza), qualcuno a sinistra (legalizzazioni varie), magari per convertire al Movimento qualche scontento di una delle due fazioni.
Virginia con il suo viso telegenico pare incarnare una versione soft del grillismo. Anche Grillo lo sa bene, in Italia per vincere bisogna corteggiare i moderati, non solo gli arrabbiati con il sistema.
Sul fatto che il PD sia o meno di sinistra non voglio addentrarmi: finirei in un campo minato. Per approfondire una tematica del genere penso non bastino 100 post.
Sta di fatto che Giorgia ha definito “di sinistra” due candidati che già di loro non mi paiono piuttosto centristi. Anche i partiti da cui provengono per me non possono essere etichettati tanto facilmente. Il Movimento è profondamente allergico alle definizioni di campo,alcune battaglie politiche le combatte su posizioni più di sinistra (vedi reddito di cittadinanza) e altre più a destra (immigrazione), saltellando da posizioni di una parte e dell’altra con una semplicità spiazzante. Anche i suoi elettori sono piuttosto variegati: si va dagli ex missini agli ex rifondaroli. L’altro, il PD, fa parte del Partito dei Socialisti Europei, ma è palese il richiamo democristiano del renzismo. Senza contare che l’uscita dei suoi rami più sinistri ha sicuramente comportato uno spostamento più a destra del partito. Un partito che con il nuovo corso renziano ha recuperato il voto moderato che l’ha spinto a percentuali di voto semplicemente impossibili fino a pochi anni prima. Ma che forse ha chiesto come prezzo un po’ dell’anima originaria del progetto politico.
Può darsi che la cara Giorgia abbia fatto quest’affermazione perché, nel bel mezzo della confusione che regna sulla disposizione dei partiti, dare una così facile chiave di lettura è allettante, soprattutto se si ripropone un giochetto tanto caro alla vecchia sinistra: delegittimare gli avversari politicamente moderati definendoli dell’altra parte. La sinistra-sinistra in Italia con questo e altri giochi ha finito per frammentarsi e ridursi nella più completa irrilevanza politica. Con il mantra “io sono davvero di [inserire SINISTRA o DESTRA a proprio piacimento] mentre gli altri no” non si vincono le elezioni. Al massimo si fidelizzano ancora di più i sostenitori, si può avvicinare qualche elettore scontento o disorientato, ma non credo si possa andare oltre.





Ma in fin dei conti, oggi come oggi, cos'è la sinistra? Cosa definisce davvero cos'è di sinistra o di destra?

giovedì 25 febbraio 2016

Il ddl Cirinnà è stato affondato. Lunga vita al ddl.

La scorsa settimana il ddl Cirinnà ha avuto uno serio stop. Tanto forte da costringere la senatrice Cirinnà a parlare di ritiro dalla politica.
Riassumendo: dei 5.000 emendamenti presentati dalle opposizioni (se volete avere idea di cosa è stato presentato potete dare un’occhiata a questa galleria degli orrori) ne sono stati ritirati circa 4.500 facendone rimanere 500. Un numero comunque alto che ha portato alla decisione di presentare il cosiddetto “canguro”, a meno che non si voglia ripetere la patetica scena di Pittella al Parlamento Europeo.

Una brutta bestia il famigerato marsupiale. Addirittura avrebbe permesso una votazione rapida raggruppando gli emendamenti sullo stesso argomento. I senatori del Movimento, dopo essersi distinti per aver dato l’impressione di avere le idee chiare sul ddl (dal sì senza e se e senza ma fino ad approdare alla libertà di coscienza per tutti), alla fine hanno optato per un affondo secco e deciso al PD opponendosi al canguro.
Capisco che il famigerato marsupiale possa essere un, seppur piccolo, ostacolo al dibattito parlamentare. Ma di certo non è paragonabile alla tanto contestata tagliola già ampiamente usata alla Camera! Qualcuno ha parlato di immaturità politica del parlamentari del Movimento. Personalmente mi stupisco che ci siano giornalisti che paiono accorgersene solo ora. Mi sembra che i senatori grillini siano stati presi dalla voglia di partecipare ad una specie, come quelle che fanno tra loro gli adolescenti. Solo che se i maschi sui 15/16 anni gareggiano per chi ce l’ha più lungo, i senatori a 5 stelle fanno a gara per essere i meno compromessi possibile. Perché si sa, il canguro è proprio una brutta bestia, ed il PD l’origine di tutti i mali.
E in mezzo a cotanto disordine nel Movimento, con i parlamentari grillini contestati (e non solo su internet) Grillo che fa? Non pubblica nulla sull'argomento (né sul sacro blog né sugli amati social network). In compenso si traveste da tigre e da lupo per scappare ai cronisti. E pensare che quando ero piccolo avevo un ricordo ben diverso dell’uomo tigre. A quanto pare, il Grillo Tigre è un po’ diverso...
Per fortuna è arrivata un’intervista a La Stampa del buon Di Battista che ha fugato ogni dubbio. Per il deputato di punta del Movimento la legge sulle unioni civili è sì importante. Ma non così tanto. Ce ne sarebbero almeno altre 20 importanti uguali se non di più. Altre belle battaglie da combattere fino all'ultimo sangue, anche contro chi potrebbe essere un loro alleato. Altre 20 battaglie da sacrificare sull'altare dell’intransigenza e della coerenza più integraliste. Tanto in caso di sconfitta possono sempre dare la colpa al cattivissimo PD. E in caso di vittoria si può sempre usare lo stratagemma del complotto ordito contro il Movimento.

Ora, ad una settimana di distanza si torna sull'argomento. Il ddl è stato modificato. La stepchild adoption, tanto difficile da pronunciare per i nostri parlamentari, è andata in soffitta. Con buona pace delle loro prodezze linguistiche.
Indipendentemente da come andrà oggi sarà un successo. Ma un successo per davvero.
Come nei migliori concorsi a premi tutti alla fine avranno ottenuto qualcosa. Chi un po’ di più chi un po’ di meno. Ma nella sostanza nessuno tornerò a casa a mani vuote.

Per primo Renzi. L’aveva promesso ed è riuscito a portare a casa il risultato. E non solo: è riuscito  ricompattare il proprio partito e ad evitare che la fronda cattodem gli rovinasse tutto. Poco importa se ha perso qualche cosa nelle intenzioni di voto. Sa benissimo che si può recuperare. La strada verso le prossime tornate elettorali è ancora molto lunga.

Hanno vinto i fondamentalisti cattolici nel PD. Da minoranza sfigata sono diventati l’ago della bilancia. Il partito ha dovuto corteggiarli e accettare il loro “contributo” alla legge.
Situazione analoga per i centristi di NCD. Angelino ed i suoi hanno potuto prendersi una bella rivincita permettendosi pure un'infelice battuta sulla fedeltà nelle coppie gay. Entrambi questi gruppi, centristi ed i cattodem, possono uscire a testa alta. Non hanno fatto ostruzionismo contro un così importante obiettivo del Governo.

Può sorridere Verdini. Ha ottenuto più di tutti quello che voleva: un posto in maggioranza. Dopo tanta fatica a raggranellare parlamentari, alla fine tanto duro lavoro gli ha permesso di raggiungere l’agognato obiettivo! Alla fine ha avuto ragione Denis, Il PD in questo momento sembra soffrire di amnesia. I parlamentari democratici si erano stracciati le vesti al minimo indizio di compravendita di senatori all'epoca della caduta del Governo Prodi (cioè due o tre ere politiche fa). Oggi, invece, pare tutto a posto, normale. Davvero un bell’esempio di bipensiero nel senso più orwelliano possibile. Non so che coraggio possa avere certa gente di fronte ai propri elettori. E dopo Denis, pure i (pochi) fedelissimi di Flavio Tosi presenti in Parlamento si preannunciano come la nuova stampella di Renzi. Aggiungi un posto al Governo che c’è un amico in più.

Possono sorridere i petastellati. La tempesta politica della settimana scorsa pare ora quietarsi e allontanarsi. Hanno perso qualche simpatizzante, sì, ma la loro base pare essergli rimasta fedele. Inoltre l’approvazione del ddl permette di lavare le coscienze politiche dall’infamante accusa di essersi opposti al ddl solo per fare uno sgambetto a Renzi. E poi un’approvazione a colpi di maggioranza è un ottimo motivo per dedicarsi al loro sport preferito: criticare il PD. Ci vorrà un po’, ma anche gli aspetti più sospetti di questo travagliato iter parlamentare, piano piano, cadranno nel dimenticatoio. Dal presunto abbraccio Airola, i senatori di FI e Calderoli (rivelatosi poi una bufala), lo strano SMS ricevuto dalla Cirinnà per non parlare dell’atteggiamento tutt'altro che chiaro tenuto dal Partito di Beppe sul ddl.

Può festeggiare pure uno come Calderoli, che è riuscito a ricavarsi un bel siparietto sproloquiando a caso di San Pietro con i tabulati elettronici delle votazioni e Renzi all'inferno. Incredibile che uno sposato con rito celtico d’improvviso diventi più cattolico del Papa e in grado di profetizzare sulla destinazione nell'aldilà dei suoi avversari politici! Più che politico il Robertone leghista mostra di avere il carisma e la capacità oratoria degne di un telepredicatore.


In conclusione si può dire che il ddl Cirinnà è stato un gran bell’affare per tutti. Chi più chi meno. Tranne forse per le coppie di fatto che vivono in Italia. Verdini, con il suo solito modo di fare diretto e conciso lo ha saputo spiegare meglio di tutti: “chissenefrega dei gay, non è questo il punto. Qua il punto è politico. Siamo arrivati al divorzio della politica dalla realtà?

sabato 16 gennaio 2016

L'inglese evanescente

L’ultimo dell’anno, chi ha guardato il discorso sul sacro blog di Beppe del sacro leader avrà scoperto che l’amato Movimento dalle 5 Stelle è governato da “un fantasma, un ologramma”. Un ologramma però piuttosto corpulento e che si lamenta della politica e dell’economia con una bella terminologia buttata qua è là (vedi hedge found) per infarcire un discorso altrimenti pervaso di vuoto cosmico.
Se invece si guarda ai post precedenti al discorso olografico si troverà una notizia davvero sorprendente: il prestigioso Financial Times ritiene il M5S maturo per governare. Subito sotto al titolo del post campeggia una pagina di giornale con il titolo “Five Star Movement comes of age”. Per la cronaca NON vuol dire che è maturo, ma che matura. Il titolo dell'articolo online è però ben diverso. Esso è “Italy’s Five Star Movement wants to be taken seriously”. Non so, per me c’è una bella differenza tra “l’essere pronti per governare” ed il “voler essere presi seriamente”. Oltre al titolo, anche il resto della traduzione dell’articolo è perlomeno distorta e manipolata per fini politici. Il termine "populist" incredibilmente svanisce, ed anche i giudizi politici sono più pesanti e meno neutrali.

Una domanda sorge spontanea: perché pubblicare una caricatura di traduzione, tra l'altro di un articolo che parla piuttosto bene del M5S, dato che il testo originale non è difficile da reperire su internet?
Ma veramente Grillo, o chi gestisce il blog per lui, ha una così bassa stima dei seguaci del Movimento? Non pensa che qualcuno possa voler andarsi a leggere la versione originale e divertirsi al gioco “trova le differenze”? o pensano che i grillini siano tutti analfabeti funzionali incapaci di tradurre alcunché dall'inglese?

eh sì, il MoVimento vuole essere preso sul serio. Sul serio quando fa politica sul territorio e per il territorio (chi ha parlato dei voti della camorra??), sul serio quando si parla di sradicare il marcio che può infiltrare nelle proprie liste, quello delle scie chimiche come credo religioso, del Bildemberg, dell’interrogazione parlamentare sugli androidi (chissà se saranno già in mezzo a noi!1!) della strumentalizzazione ad ogni costo di disgrazie varie ed eventuali(vi ricordate dell’Ebola?).

A quel manipolo di terroristi che sono i rancher americani che hanno occupato un edificio federalea Burns, nell’Oregon, dopo la richiesta di ricevere beni di prima necessità, alcuni buontemponi si sono divertiti inviando vagonate di sex toys.
Se non costassero così tanto bisognerebbe spedire a Grillo qualche dizionario della lingua inglese...