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mercoledì 14 ottobre 2015

Islamisti di tutto il mondo unitevi!

In un comunicato stampa, il PMLI (Partito Marxista-Leninista Italiano) ha dichiarato di appoggiare il sedicente califfato islamico. L’unica nota positiva all’interno del suddetto comunicato che ho potuto trovare è stata l’incredibile concisione. Quasi imbarazzante, se si pensa che si tratta di un comunicato ufficiale di un partito comunista. Pare infatti che tra i seguaci italiani di Marx ci sia una sotterranea, quanto spietata, gara a chi scrive articoli il più lunghi, noiosi ed inconcludenti possibile.
Ma facciamo un passo indietro per capire chi sono i figuri che si celano dietro al PMLI. Il partito è stato fondato nel 1977. L’eterno segretario di partito è Giovanni Scuderi (lo è dalla fondazione del partito stesso), dimostrando una capacità di resistere al potere da fare invidia alla dinastia dei dittatori nordcoreani. Il PMLI, nonostante il bassissimo numero di tesserati, era già balzato agli onori delle cronache per la sua esaltazione di Lenin, Stalin e Mao, con relative ricorrenze ad essi correlate (es. buon compleanno Lenin!) oltre alle campagne elettorali pro astensionismo. Ovviamente per questi veri bolscevichi la democrazia è solo un inganno borghese per legittimare lo sfruttamento dei lavoratori. In compenso, per usare un eufemismo, a questi la lotta armata sembra non dispiacere troppo, oltre ad avere una granitica quanto puerile fede nella rivoluzione che loro, e solo loro potranno compiere in Italia.
Frugando tra i documenti del PMLI, appare che le simpatie verso il califfo ed i suoi sgherri non fossero così velate già da diversi mesi. Insomma, nonostante tutta la sinistra, da SEL fino ai gruppi anarcoinsurrezionalisti, passando dai centri sociali si schiera accanto ai socialisteggianti curdi, il PMLI va in senso opposto. Il motivo? Il califfo è anti-imperialista e soprattutto anti-amenricano. Che poi voglia farsi un impero suo personale è probabilmente secondario per questi fini analisi di politica internazionale. Talmente fini che al confronto il compagno Enrico Rizzo (ex PdCI, ora PC) sembra un grande modernismo e di strategia politica. Poco importa lo scarso grado di marxismo dimostrato dal califfo. L’odio verso il comune nemico permette di superare qualsiasi barriera. Poco importano i motivi per cui le potenze internazionali si sono schierate contro il Daesh.  
In conclusione, oltre alla notizia in sé, nulla di nuovo. Come sempre la sinistra italiana, in tutte le sue sempre più numerose e diversificate declinazioni e versioni (che sia una vera e propria scelta strategica?) si ostina ad osservare la realtà, nazionale ed internazionale, attraverso gli occhiali distorti e distorcenti dell’ideologia. Ciò permette pure che un piccolo gruppetto di ridicoli nostalgici possa simpatizzare per un branco di tagliagole così poco marxista e che probabilmente avrebbe di seri problemi con l’ateismo di stato.
Insomma, da una parte abbiamo degli estimatori di dittatori sanguinari, che sono passati alla storia per le loro epurazioni, purghe, soprattutto verso gli avversari politici e per l’aver promesso un evanescente paradiso terrestre ai loro sudditi. Dall'altra abbiamo un branco di esaltati agli ordini di un “dittatore” (anche se a loro piace chiamarlo califfo) in grado di compiere le peggiori atrocità verso minoranze etniche, religiose e, più in generale, verso chiunque ritengano indesiderato. Il tutto condito da una propaganda che, oltre a esporre decapitazioni e uccisioni di infedeli, prova a mostrare come la vita quotidiana nel Daesh non sia così male.  

È proprio vero: tra simili ci si comprende sempre.

lunedì 26 gennaio 2015

Rentsi, la fantapolitica e la vittoria di Tsipras

Ebbene, come i sondaggi avevano ampiamente previsto, gli elettori greci hanno premiato SYRIZA ed il suo leader,Tsipras alle politiche di ieri.
Ora, finalmente, la sinistra estrema italiana ha di che gioire e festeggiare. Anche i kalimeri saranno contenti, sono arrivati all'ultimo momento in terra greca e possono festeggiare ubriacandosi e fumandosi cannoni (stavolta non politici) per una vittoria non loro.

Sta di fatto, però, che a SYRIZA ha mancato di poco la maggioranza assoluta nel Parlamento ellenico, fermandosi a 149 seggi sui 151 necessari. In soldoni Tsipras, se gli interessa governare, cosa a cui pare tenere molto, è costretto a cercarsi un qualche alleato. E non ha aperto al PASOK, il partito socialista ellenico, e nemmeno con i comunisti del KKE o con altre formazioni di sinistra (vedi To Potami). Ha preferito fare una trattativa-lampo per governare con ANEL, il partito dei greci indipendenti. Quest’ultimo in comune con SYRIZA ha solo di essere una formazione politica ellenica e l’anti-europeismo. ANEL è un movimento di destra , nazionalista e  anti-immigrati.

Sto provando a immaginarmi le facce dei vari Vendola, Cuperlo e Ferrero. Proprio loro che, un minuto dopo la vittoria esaltavano Tsipras come il grande eroe della sinistra europea. Qualcuno addirittura rivendicando di averlo scoperto e portato in Italia prima degli altri, dimenticandosi che fare politica non vuol dire fare mecenatismo. Immagino la loro reazione di fronte alle dichiarazioni del neopremier ellenico su Renzi e sulla sua visione dell’Europa. A cui di certo non basta scrivere “Rentsi” su di un tweet per nascondere l’imbarazzo e scompiglio causato da una uscita del genere.

Anche sul tema alleanza per governare non si sentono grandi commenti politici, in quel di sinistra. Qualche vecchio leader prova a giocare la carta della novità di quella sinistra e del decadimento dei vecchi canoni politici per giustificare l'insolita coalizione. Come a dire: la nuova via (che passa da destra) per il socialismo. Inoltre attendo di sapere cosa hanno appreso i nostri Kalimeri durante la loro trasferta dell'alleanza di governo. Perché se veramente il modello greco ci insegna come fare politica oggi, al rientro a casa essi dovrebbero insistere per un’alleanza tra i partiti che componevano “L’Altra Europa” e un qualche partito italiano con ideologia conservatrice, anti-immigrati, anti-europeista e un po’ xenofobo. Cioè con la Lega Nord.

Ma qui siamo alla fantapolitica.