A quanto pare pace non è fatta sotto il cielo di Roma. La
prima fase dello scontro tutto interno non poteva che chiudersi così: con processo
sulla pubblica piazza. Non ci si poteva aspettare altro. Altri partiti, in
altre epoche avrebbero fatto conferenze stampa, emesso comunicati... ma per i
grillini questo non è possibile. Per loro c’è un imprescindibile collegamento
con la base, il motto “uno vale uno”. E non importa se nei giorni scorsi è
regnata una cappa di assordante silenzio e le decisioni importanti si sono
prese esclusivamente nelle segrete stanze. Se i big del partito paiono essere
spariti nel nulla pur di non dover dare delle scomode risposte.
La base pare non avere gradito,
ma la mannaia della censura sui commenti scritti dai grillini sul sacro blog
pare aver fatto il suo dovere.
Ma torniamo al processo di piazza. Nella città di Nettuno,
in provincia di Roma, è andata in scena l’unica risoluzione quasi indolore che
gli alti piani del Movimento potevano scegliere.
Ognuno dei partecipanti ha giocato uno specifico ruolo. Grillo ha interpretato
il ruolo del padre nobile, del fondatore attempato che, nonostante il passo di
lato nella gestione della sua creatura, torna tra i suoi figli politici in
veste di “Grande Puffo” pronto a rimettere in ordine le cose a sua immagine e
somiglianza. Alessandro Di Battista ha interpretato il ruolo del politico duro
e puro dei pentastellati. Ha scaldato il cuore dei fedeli ascoltatori, nel
ruolo del buon parlamentare grillino. A Luigi Di Maio, invece, spettava il
ruolo più difficile. Quello del colpevole che si cosparge la testa di cenere.
Occorre dirlo, ci è riuscito piuttosto bene, nonostante la sua ricostruzione dei
fatti sia risultata approssimativa (ad essere buoni),
è riuscito nell’opera di recitare di fronte al pubblico mea culpa, una specie
di rito pubblico di confessione, per poi essere riabilitato, seppure con meno
smalto rispetto a prima.
Un dettaglio che mi ha davvero colpito della difesa di
Luigi: ha lasciato intendere che credeva che Paola Muraro fosse stata denunciata
da uno del PD. Cioè che, pur di mettere i bastoni tra le ruote alla neosindaca
Raggi, i cattivissimi piddini avrebbero sporto 14 (!!!) denunce nei confronti
dell’assessora all'ambiente. Uno stupendo esempio di doppiopesismo! se vengono
messi sotto processo gli avversari politici è tutto un fiorire di cori da stadio
“Onestà! Onestà!”; se è uno del Movimento, vicino o nominato da esso ovviamente
sono i cattivissimi sgherri del PD che usano la giustizia come arma politica. Ma,
a quanto pare, alla base grillina queste ricostruzioni complottiste vanno bene.
Insomma pace fatta? A
quanto pare non proprio.
A questo punto viene da chiedersi se non c’è qualche serio problema
comunicativo dentro il Movimento. Grillo pare avere ridato fiducia alla
sindaca, ma con la minaccia sempre incombente di ritirare il simbolo alla
prossima mossa sbagliata. In compenso il comico genovese ha già sbandierato ciò
che la base penta stellata romana voleva da tempo: un no secco sulle Olimpiadi nella Capitale.
Come a dire: se certe decisioni la sindaca non è in grado di prenderle, le
impone lui.
Qualcuno, comunque, sospetta che Virginia li tenga tutto il
gotha dei Cinque Stelle per i gingilli.
Effettivamente certa gente nel Movimento (vedi Favia e Pizzarotti) sono stati
espulsi o messi ai margini per molto meno. Ma Grillo sa molto bene che la
strada per Palazzo Chigi passa inevitabilmente dal Campidoglio, e che se non riusciranno
a dimostrare di essere in grado di governare bene una città come Roma le loro
possibilità di vincere a livello nazionale si ridurranno di parecchio. Un
chiaro campanello d’allarme sono i quattro punti percentuali persi in una settimana.
Insomma, ne vedremo ancora delle belle. Nel frattempo anche
la popolarità dei singoli politici grillini sta cambiando.
In tutto ciò, pare che oramai il solo nome Virginia Raggi causi sdegno negli
ambienti pentastellati. Tanto che solo
uno come Diego Fusaro è rimasto senza vergogna alcuna a sostenerla pubblicamente.
In tutto questo pandemonio romano pare stia sorgendo un
nuovo astro nella galassia pentastellata: quella di Chiara Appendino,
neo-sindaca di Torino. Freccero, come una bella fetta della base grillina,
sembrano non avere dubbi: è lei la leader perfetta per il Movimento. Una che sa
davvero governare.
In passato il Movimento aveva nutrito grandi speranze prima in Pozzarotti e poi in Raggi. Pare quasi si stia concretizzando un inedito rituale: i neosindaci a 5 stelle di comuni importanti vengono prima osannati come nuovi grandissimi astri della politica e poi ferocemente sbranati dalla macchina da guerra pentastellata. Che ora sia venuto il momento di Chiara? #Chiarastaiserena
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