Finalmente oggi le urne sono aperte. Quasi stento a credere
che da domani sarà tutto terminato. Finalmente cesserà questo clima da perenne campagna
elettorale che ci assilla da mesi.
Lo dico apertamente: ne ho fin sopra i capelli di questo
referendum. In realtà non tanto del referendum in sé, ma di tutto quello che lo
ha circondato e, per così dire, accompagnato: una pseudo campagna elettorale
fatta principalmente di slogan, urla e fini ragionamenti che potrebbero
benissimo trovare posto nei cori da stadio (con tutto rispetto per i cori da stadio).
A onor del vero occorre dire che in questi lunghissimi mesi
si sono svolti anche dei dibattiti “seri”. In cui i rappresentanti degli
opposti schieramenti sono entrati nel merito delle questioni, in cui (incredibile!),
si è potuto parlare di Costituzione in maniera seria e approfondita anche in
prima serata sui canali generalisti.
Peccato che queste perle si sono perse in un mare di
cretinate.
Peccato che in entrambi i fronti si sono ritenuti gli
italiani troppo cretini per capire il quesito referendario e si sia preferito
semplificare le motivazioni del voto, personificare il referendum, raccontare
enormi bufale. Queste campagne hanno fatto leva sulle paure che più colpiscono
la pancia (non il cervello e neanche il cuore) dell’italiano medio.
Peccato che questa “politica
della pancia” assomigli sempre di più ad una “politica del colon”.
Si sono sentite le peggiori affermazioni, partorite
probabilmente dopo lunghe e laboriose riflessioni politiche. Il fronte opposto
è stato definito come un’accozzaglia,
i sostenitori dell’altra fazione sono stati individuati sempre e comunque come
dei traditori, dei venduti, qualunque fosse il loro orientamento politico e a
prescindere dalle motivazioni della loro scelta. In questo girone dantesco si è
visto il peggio del peggio, con insulti indegni rivolti ai vari Benigni,
Alex Zanardi e Andrea Bocelli (un democraticissimo grillino che si domanda se avesse “letto” la riforma)
solo per citare i casi più eclatanti, ma la lista è pressoché sterminata. Senza
parlare degli attacchi politici, che hanno trovato in quel “Renzi ha paura come una scrofa ferita” di Grillo la loro più alta (o più bassa a seconda dei punti di vista) forma di
espressione.
In tutto questo si sono usate forme di campagna elettorale
un po’ “atipiche” per non dire giuridicamente borderline. In questo campionario
abbiamo: la sovraesposizione mediatica delle ragioni del sì, il Pirellone illuminato a formare un enorme NO (ma le polemiche post Family Day non hanno insegnato nulla??), una campagna di affissioni abusive a Roma senza precedenti,
manifesti secondo cui “il vero nazista vota sì” (nella foto dell’articolo ironicamente accanto ad un poster per il no di
CasaPound, per una volta l’estremismo di destra è bipartisan!).
Anche il complottismo credo che giocherà il suo ruolo nell'orientare
il voto. Se ne sono visti di tutti i tipi: dalla Madonna che invita a votare per il sì (è ovviamente il prodotto di una pagina fake, ma qualcuno del Comitato per il
sì l’ha resa molto seriamente…), la modifica nascosta dell'art. 117 che nessuno vi
racconterà che regala la sovranità nazionale a favore dell'Unione Europea (tranquilli, se vincesse il sì da domani non saremo dominati dagli eurocrati!) e, immancabili, i complotti sulle matite copiative che si cancellano (a dimostrazione che certi soggetti in Italia non hanno ancora capito come
funzionano le matite copiative, ma sulla loro ignoranza fanno polemica).
Qualcuno invece si è divertito facendo il troll. Dalla finta
dichiarazione di Gigi D’Alessio di smettere di cantare in caso di vittoria del no (ammetto di avere sperato che fosse vera…) all’epica trollata del rapper Bello
FiGo con la sue canzoni “Referendum” e “Non pago affitto”,
due esilaranti raccolte di tutti i più triti stereotipi sugli immigrati
declamati con tanta arte dal rapper di origine ghanese. Si sa, a volte la foga
della notizia porta e prendere sul serio personaggi improponibili, tipo appunto
Bello FiGo. Ciò ha portato alla più epica trollata che abbia mai visto in TV,
in diretta su “Dalla vostra parte” su Rete4. Incredibile come sia Belpietro che
l’europarlamentare Mussolini non si siano accorti che stavano venendo presi in
giro da un ragazzetto poco più che ventenne. Come si fa a prendere sul serio un
cantante ghanese che in una sua “famosa” hit canta di assomigliare a Mussolini
(perché non lava mai i piatti!).
La prima volta che ho provato a vedere il video di “Referendum”,
mi è apparso un banner pubblicitario per il Sì. Coincidenze? Io non credo!
In compenso pare che Darth Vader di Star Wars si sia schierato apertamente per il no.
In conclusione, sono contento che oggi si voti, spero che da
domani i giornali, le televisioni e, ovviamente, anche la politica si tornino
ad occupare di cose serie e non di portare avanti una perenne campagna elettorale.
Non credo che domani, qualsiasi sarà il risultato, cambierà chissà cosa. Non
credo che se vincerà il sì si andrà verso una fase di instabilità politica ed
incertezza economica. Come non credo che in caso di vittoria del no
rischieremmo di uscire dall’euro e di vedere fallire da un giorno all’altro una
miriade di banche (o perlomeno non sarebbe colpa del referendum). Insomma, a
scanso di ultim’ore, domani non saremo invasi dalla peste, dalle cavallette,
dalla peste e non ci ritroveremo catapultati nel medioevo.
Ricordiamoci le parole che Obama ha scritto su Twitter
quando si iniziava a prospettare una sconfitta senza precedenti per la
candidata democratica Clinton: “No matter what happens, the sun will rise in the morning”. Domani il sole sorgerà infischiandosene alla grande dell'esito del referendum.

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