Negli ultimi Giorni, Giorgia Meloni, candidata sindaco per Fratelli d’Italia a Roma ha sostenuto che Renzi ed il Movimento Cinque Stelle siano le due facce della stessa medaglia. Medaglia ovviamente sinistrorsa!
Io non so in che mondo essa viva, ed in questo microcosmo Meloniano cosa sia di sinistra e cosa sia di destra.
Già in diversi ci hanno provato a dare definizioni di ciò che è ciò che non è di una fazione. Discorsi più o meno astratti, interessanti o meno.
Il Movimento, come ben si sa, non ama le etichette politiche. Però alcuni suoi esponenti, più o meno in vista, pare si alternino nel mostrare “aderenze ideologiche” con la destra, anche con quella più a destra della Meloni. Dall’apertura a Casapoud di Grillo, alla consigliera comunale grillina di Ragusa che si diverte a postare su FB busti di Mussolini in prossimità del 25 aprile.
Concentriamoci ora sulle posizioni politiche della candidata sindaco grillina. Di fatto le posizioni di Virginia Raggi si sono in linea con quanto sempre affermato da Grillo & compagni. Fa alcuni passi a destra (vedi pubblica sicurezza), qualcuno a sinistra (legalizzazioni varie), magari per convertire al Movimento qualche scontento di una delle due fazioni.
Virginia con il suo viso telegenico pare incarnare una versione soft del grillismo. Anche Grillo lo sa bene, in Italia per vincere bisogna corteggiare i moderati, non solo gli arrabbiati con il sistema.
Sul fatto che il PD sia o meno di sinistra non voglio addentrarmi: finirei in un campo minato. Per approfondire una tematica del genere penso non bastino 100 post.
Sta di fatto che Giorgia ha definito “di sinistra” due candidati che già di loro non mi paiono piuttosto centristi. Anche i partiti da cui provengono per me non possono essere etichettati tanto facilmente. Il Movimento è profondamente allergico alle definizioni di campo,alcune battaglie politiche le combatte su posizioni più di sinistra (vedi reddito di cittadinanza) e altre più a destra (immigrazione), saltellando da posizioni di una parte e dell’altra con una semplicità spiazzante. Anche i suoi elettori sono piuttosto variegati: si va dagli ex missini agli ex rifondaroli. L’altro, il PD, fa parte del Partito dei Socialisti Europei, ma è palese il richiamo democristiano del renzismo. Senza contare che l’uscita dei suoi rami più sinistri ha sicuramente comportato uno spostamento più a destra del partito. Un partito che con il nuovo corso renziano ha recuperato il voto moderato che l’ha spinto a percentuali di voto semplicemente impossibili fino a pochi anni prima. Ma che forse ha chiesto come prezzo un po’ dell’anima originaria del progetto politico.
Può darsi che la cara Giorgia abbia fatto quest’affermazione perché, nel bel mezzo della confusione che regna sulla disposizione dei partiti, dare una così facile chiave di lettura è allettante, soprattutto se si ripropone un giochetto tanto caro alla vecchia sinistra: delegittimare gli avversari politicamente moderati definendoli dell’altra parte. La sinistra-sinistra in Italia con questo e altri giochi ha finito per frammentarsi e ridursi nella più completa irrilevanza politica. Con il mantra “io sono davvero di [inserire SINISTRA o DESTRA a proprio piacimento] mentre gli altri no” non si vincono le elezioni. Al massimo si fidelizzano ancora di più i sostenitori, si può avvicinare qualche elettore scontento o disorientato, ma non credo si possa andare oltre.
Ma in fin dei conti, oggi come oggi, cos'è la sinistra? Cosa definisce davvero cos'è di sinistra o di destra?

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