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giovedì 3 novembre 2016

NO COMMENT

La situazione nella zona universitaria di Bologna pare peggiorare di settimana in settimana, esacerbando sempre di più i già esacerbati animi. Da settembre in poi, con la riapertura delle normali attività per l’ateneo se ne sono già viste diverse bizzarrie notturne in zona universitaria. Restringendo solo al suo “cuore”, la zona via Zamboni - Piazza Verdi – via Petroni – piazza Aldrovandi, si sono avuti: rave party belli e buoni con vendita di alcol senza l’ombra di un permesso, feste “autonome” proliferate nell'anarchia più assoluta, eventi “live” un po’ improvvisati. Il tutto condito dalla pilatesca risposta di chi l'ordine pubblico avrebbe dovuto mantenerlo (qui il condizionale è d’obbligo).
Le associazioni dei residenti di via Petroni hanno scelto di non fare nessuna festa per la riapertura della via, hanno riesposto gli striscioni sulla legittimità del riposo, uniti all'invito al sindaco a fare loro compagnia ai residenti per la notte di Halloween.
Peccato che il sindaco non abbia potuto parteciparvi, era a Londra per un convegno sulle città collaborative. Davvero peccato. Si è perso uno spettacolo davvero edificante, il signor sindaco. Venditori abusivi di alcolici che hanno fatto liberamente i loro affari, lo scippo di una ventenne e tanta, tanta movida. Talmente tanta che un qualche giornalista si è pure attentato a chiedere a Merola cosa ne pensasse.

E qui comincia il bello. Dopo un’iniziale risposta il cui senso ancora stento a trovarlo, quel “a Londra si sta benissimo”, Virginio ha corretto il tiro, specificando di essere stato frainteso (vi ricorda qualcuno?) e che lui in realtà stava rispondendo ad un’altra domandasul suo soggiorno londinese. Con semplicità, il sindaco non ha nulla da dire sulla situazione in zona universitaria. Nemmeno le due solite parole di circostanza. Nulla.

Un silenzio così pesante su di un argomento all'ordine del giorno già da mesi lascia intravedere un vuoto politico sconcertante. Un gigantesco buco nero che pare incapace di partorire la benché minima misura incisiva. In quest’ottica i continui appelli e proteste dei residenti assumono l’esclusivo ruolo di catalizzatori del  dissenso, nell'attesa di un Godot qualsiasi in grado di risolvere la situazione. Ma che, ora più che mai, non pare in arrivo.
Un pregio (uno solo!) questo silen
zio non lo ha: non si sono fatte le solite trite e ritrite promesse. Non si sono ripetute le solite vuote parole. Stavolta il re si è mostrato nudo senza porsi troppi problemi. Meglio non commentare oltre.


AGGIORNAMENTO: dopo un prolungato silenzio alla fine Merola ha deciso di esprimersi. A quanto pare la colpa è di Halloween, che, in quanto evento eccezionale (!!!), ha richiamato troppa gente in zona universitaria per mantenere l’ordine pubblico. Strano, una volta di parlava di eventi eccezionali  in riferimento a piogge abbondanti, terremoti o altre calamità. Ma Bologna è una città strana, ed anche una festa nota e arcinota può diventare un evento straordinario. A breve vedremo come andrà la calamità nota come “Capodanno” per la zona universitaria.

giovedì 5 maggio 2016

Tu chiamali se vuoi squadristi (pt.2)

Oggi, giovedì 5 maggio 2016 Salvini ha fatto la sua ennesima scappatina a Bologna per supportare la sua candidata sindaco Lucia Borgonzoni per le, ormai imminenti, comunali nella città delle due torri. La visita aveva come piatto forte, oltre al classico giro promozionale per la città, ha previsto anche l’incontro con il Magnifico Rettore Ubertini.
Ovviamente la presenza in città del segretario leghista non è passata inosservata, ed è ovvio che comunisti ed anarcoidi vari ed eventuali abbiano sfruttato l’occasione per scendere in piazza e manifestare “democraticamente” questo loro impellente desiderio antidemocratico di ridurre al silenzio ed espellere da Bologna chi non la pensa come loro. Sì, proprio loro. Quelli del diritto di dimora, ricordate?
Le cose sono andate come dovevano andare, un gruppetto di esagitati ha attraversato la città partendo da Piazza Verdi, direzione: facoltà di ingegneria. Diritti verso il fatidico luogo della conferenza stampa dell’odiato Salvini. Per qualcuno dei compagni i manifestanti erano addirittura di centinaia di studenti  (!!!), cosa abbastanza difficile da credere, vedendo le foto della manifestazione (come quella riportata qui a lato). Moltiplicazione dei manifestanti a parte, il corteo si è svolto come previsto. Arrivati in prossimità della facoltà sono partiti gli scontri con la polizia. Da parte dei civili manifestanti si è allora provveduto ad esprimere il dissenso con il lancio di uova, carciofi e sassi, oltre che con calci e pugni. Solo dopo tre cariche della polizia la situazione è tornata alla (quasi) normalità.
Se tutto si fosse fermato qui, si sarebbe potuto derubricare l’evento a quasi ordinaria amministrazione, in una città come Bologna. Ma un gruppetto di geniacci del collettivo Hobo non bastava. Sono entrati in una libreria e hanno strappato le copie che hanno trovato dell’ultimo libro di  Salvini. Non contenti hanno ripreso tutto e postato il video sul loro profilo Facebook.
Bravi, davvero bravi! Devo ammetterlo, avete avuto coraggio. Coraggio di mostrare finalmente che cosa siete: un branco di squadristi. Se avete dei dubbi andatevi a vedere la sua definizione! Avete mostrato un tratto identificativo dell’estrema sinistra italiana nella sua interezza: la doppiezza. Siete sempre pronti ad accusare gli altri di qualsiasi nefandezza, specie se compiuta verso di voi. Quando invece le gesta violente hanno voi come esecutori, allora tutto è giustificato. E ve ne vantate pure.
Ovviamente non siete così stupidi da autodenunciarvi, ne video di una manciata di secondi che avete pubblicato non si vede un volto neanche per sbaglio.
Strappare libri in una libreria. Una vera e propria vigliaccata degna delle peggiori camicie nere. Bravi compagni, continuate così!
Con i vostri metodi “diversamente democratici” avete fornito, per l’ennesima volta, l'alibi a Salvini per passare da vittima e sfruttare gli eventi della giornata per portare acqua al suo mulino politico. E non è pure la prima volta che accade. Già nella visita al campo nomadi alla periferia di Bologna dello scorso novembre dovrebbe si era ripetuto lo stesso copione, e avevo già scritto. Anche in quell'occasione, guarda caso, erano rimasti coinvolti negli scontri soggetti appartenenti ai collettivi che oggi erano in strada a manifestare. Segno che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Infine, come ciliegina sulla torta, anche Merola si è sentito in dovere di dire la sua.
L'attuale sindaco di Bologna non ha trovato di meglio da fare che criticare la visita di Matteo a Bologna. I toni di Merola passano abbondantemente il ridicolo. Si comincia con la critica “all'elmetto”, grezza strumentalizzazione politica di Salvini del disagio dei commercianti del mercato rionale di via Albani, ma che esprime una paura diffusa ed un bisogno di sicurezza che l’attuale giunta comunale non è riuscita a soddisfare. Inoltre Merola criticando questa frase lascia aperto il campo a due possibili considerazioni: o il sindaco non conosce le problematicità di cui il quartiere della Bolognina soffre (e di certo non da ieri...) o semplicemente le ignora. Non saprei dire quale delle due sia la peggiore. Infine, il comunicato di Merola termina con le scuse ai cittadini per la “cinquantesima venuta di Salvini in città”, lasciando intendere che i disagi patiti sono colpa esclusiva del segretario leghista, e non di un sistema che a Bologna non è in grado di gestire l’ordine pubblico, che ha tollerato e che tollera tuttora le manifestazioni più o meno democratiche e civili dei collettivi di turno. Sparuti groppuscoli di vandali urbani che riescono a bloccare la viabilità per ore, causare danni. Il tutto mettendo in un’ottica dispregiativa l’ennesima venuta del segretario del Carroccio a Bologna, come se muoversi liberamente sul territorio nazionale fosse una colpa. Ovvia e scontata la frase finale della risposta di Merola: “Fra un mese tutto questo finirà, promesso”. Sì, tra un mese ci saranno le comunali e probabilmente il Matteone nazionale troverà altri luoghi da frequentare così assiduamente. Ma la situazione dell’ordine pubblico, vista una quasi certa rielezione di Merola, è certo che resterà sempre la stessa.

Tirando le somme: oggi l’unico uscito vincitore, come previsto, è Salvini. Facendosi un bel giro sotto le Due Torri, chiacchierando con i commercianti ed il magnifico si è portato a casa un po’ di voti. E magari li ha fatti guadagnare alla sua candidata sindaco, in uno corsa alla poltrona di sindaco che pareva già segnata.

Chi oggi esce perente:

il magnifico rettore. Un incontro in facoltà con Salvini è la scelta peggiore che si potesse immaginare. Fa male vedere scene di studenti cacciati dalla facoltà, allontanati da un ambiente che dovrebbe avere come principale scopo la loro formazione e non le conferenze stampa del politico di turno.

Il sindaco Merola. Con un comunicato stampa ridicolo ha provato a ribaltare le responsabilità politiche su altri, evitando ben bene di parlare delle responsabilità che dovrebbe avere riguardo all’ordine pubblico.

I kollettivi. Ma questa non è una novità. Sono il miglior spot che Salvini potesse desiderare. La loro utilità si riduce allo spaventare l’elettorato moderato spingendolo sempre più verso destra. La mossa di bruciare i libri, poi, vi ha mostrato per quello che veramente siete, degli squadristi. Né più né meno. I nazisti negli anni ’30 facevano dei grandi falò di piazza con i libri “non graditi”. Voi vi limitate a strapparli. Il risultato è il medesimo: il tentativo, più o meno velato a seconda delle occasioni, di tacitare il pensiero dell’avversario.
Avete un’ignoranza politica senza pari. A nulla vi è servita la lezione del movimento dei forconi su come una rivendicazione, anche legittima, può degenerare?

Forse, più di tutti questi, quello che oggi mi sembra abbia perso più degli altri è il senso civico della città. Negli ultimi tempi mi sembra stia scendendo un torpore sulle coscienze. Azioni di protesta sempre più aggressive e meno democratiche, sgomberi forzati, scontri di piazza, paiono succedersi molto più frequentemente. Credo anche che certe azioni politiche esulanti dal contesto democratico fino a qualche anno fa non sarebbero state tollerate come oggi. Pare quasi che una patina di grigio menefreghismo e indifferenza si sia appoggiato sulla grassa Bologna.

Come risposta a ciò vi propongo un semplice esercizio di civiltà: andate sulla pagina Facebook del collettivo Hobo e, nel video delle loro “prodezze”in libreria, in modo civile, spiegategli quanto le loro gesta assomiglino a quelle delle camicie nere. Penso sia una buona cura contro il su


ddetto menefreghismo.

domenica 10 maggio 2015

Scontri e tafferugli


Negli ultimi tempi sembra che diversi gruppi, per le motivazioni più disparate, pretendano di esprimere le loro posizioni a suon di bombe carta, molotov e devastazioni assortite.
Le danze le hanno aperte i tifosi di Juve e Torino per il derby di tre settimane fa. Un gruppo di appassionati del Toro hanno espresso la loro contrarietà verso i giocatori della squadra avversaria a suon di sassi contro il bus che stava portando la squadra allo stadio. Ovviamente a tale gentilezza i tifosi juventini hanno cordialmente risposto con il lancio di bombe carta. 
Successivamente, un gruppetto di anarchici, anarcoidi e affini ha messo a ferro e fuoco il centro di Milano per protestare contro l’apertura dell’EXPO. I democraticissimi manifestanti hanno causato qualcosa come 3 milioni di euro di danni.
Per finire, il 3 maggio, a Bologna il premier Matteo Renzi, venuto in città per un comizio alla Festa dell’Unità, è stato contestato da un gruppo di ragazzi dei collettivi. I suddetti hanno tentato di sfondare il cordone di polizia che gli impediva di accedere all'area del comizio e sono partite le manganellate. Bilancio finale:  una manifestate con un braccio disarticolato ed un’altra ferita alla testa.


Adesso mettiamo un po’ d’ordine. Partiamo dal primo episodio, gli scontri allo stadio. Come qualcuno ha fatto notare di emergenza violenza negli stadi se ne parla da tanti di quegli anni e, nonostante le belle parole dei politici di turno, non si sono visti cambiamenti sostanziali. Di tanto in tanto ci scappa il morto, segue periodo di controlli più rigidi, ma dopo un po’ sembra che tutto torni, un po’ gattopardescamente, come prima. Lo stadio, per un qualche strano motivo tutto italiano, continua ad essere una zona franca in cui poter esprimere liberamente la propria voglia di violenza e di distruzione. Una bella valvola di sfogo per tutte le tensioni politiche, sociali o altro (sull'argomento un vecchio gruppo punk cantava: “come un branco di salami picchiamo con le mani i poveracci come noi”). Nel secondo caso, gli scontri a Milano, il Ministro degli Interni Angelino Alfano si è dato al contorsionismo politico, definendo una giornata di guerriglia urbana come un grande risultato, frutto di un comportamento impeccabile da parte delle forze dell’ordine. Quindi deduco che lasciare devastare intere vie da gruppi di cretini per cui “se non dai fuoco alla banca sei un coglione” è giusto. Ottimo ragionamento. Però non capisco una cosa. Com'è possibile che a Milano ai violenti è stato lasciato fare tutto quello che volevano e a Bologna non ci sono stati ripensamenti sul caricare un gruppetto di facinorosi che voleva sfondare un cordone di polizia? Non voglio giustificare gli anarcoidi che hanno partecipato agli scontri al parco della Montagnola visto che sono stati loro a provocare cercando di sfondare il cordone di polizia, capisco la volontà di difendere il premier e chi lo stava ascoltando, ma per me si è esagerato.

Riassumendo: se sfasci tutto allo stadio, in un corteo anarchico o vuoi contestare Renzi potresti avere risultati molto diversi. In un paio di casi potresti muoverti indisturbato e fare quello che ti pare; nell'altro potresti finire all'ospedale.

lunedì 6 aprile 2015

I suini non sono più leghisti?

Notizia di alcuni giorni fa, il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini è andato in visita in un campo nomadi a Milano. In questo nulla di nuovo, oramai il Matteo d’opposizione colleziona visite ai campi di mezza Italia, usando queste sue comparsate come arma politica per attrarre like e follower sui social network e, forse, voti nelle urne.
Ma questa volta qualcosa non ha funzionato. Il tentativo di farsi una bella foto ricordo con un maiale lì presente (magari da condividere subito dopo su facebook) non è andato a buon fine. Il maiale ha fatto un mezzo (ma proprio mezzo!) accenno di carica verso il leader leghista e lui si è rifugiato tra le braccia dei membri del suo staff. Come a dire: oltre la foto su facebook nulla.

Eppure alcuni anni fa i rapporti tra i leader del Carroccio ed i suini erano molto buoni, c’erano le gloriose passeggiate al fine di evitare il proliferare di pericolosissime moschee. Ma forse i tempi sono cambiati. Adesso che qualche omino con la cravatta verde ha raggiunto la stanza dei bottoni queste trovate goliardico-folkloristiche non sono più necessarie. Bastano assurde norme urbanistiche ed il gioco è (quasi) fatto.

A parte questo simpatico siparietto (su cui altri hanno già giustamente speculato) assolutamente nulla di nuovo. Solo le solite vuote sparate, del tipo che “se cifosse un sindaco leghista [a Milano] i campi nomadi sarebbero chiusi in seimesi con le buone maniere”. Insomma, ha dato sfogo al suo repertorio già trito e ritrito.

In fin dei conti nel contrasto a queste forme di propaganda ha potuto più un simpatico maialino che schiere di anarcoidi capaci di lanciare insulti e, all’occorrenza, sassi. E comunque diciamocelo, a parte le felpe poco fantasiose, la geniale imitazione di Crozza (come dimenticarci dei “tombini di ghisa!”) e le crociate simil-Le Pen sull’immigrazione, cosa rimane del nostro Matteone (quello non al governo of coarse)? Un bel fermo immagine di lui spaventato da un esemplare di Sus scrofa domesticus “zingaro”. 

P.S.: le immagini usate in questo post provengono da: http://italianoestero.blogspot.it/2014/01/sulle-moschee-in-italia-non.html e http://www.huffingtonpost.it/2015/04/02/matteo-salvini-visita-campo-rom_n_6993526.html

lunedì 2 marzo 2015

Più forte ragazzi!

Qualche giorno fa, alcuni intelligentissimi membri di collettivi bolognesi, di cui avevo già lodato le capacità democratiche , sono riusciti a sorpassare ogni record.
Prendere a sassate l’auto di Salvini in visita ad un campo nomadi era, oggettivamente, un “vinci facile”. Ma fare a botte tra di loro no, per quello occorreva davvero un certo impegno. E i nostri amici kompagni dei collettivi ci sono riusciti!
Ma presentiamo gli attori in scena. I collettivi interessati sono 3: Cua (vicino al centro sociale Crash), Làbas (legato al centro sociale Tpo) e Hobo (responsabili dell’inseguimento e delle sassate all’auto di Salvini).
Le danze le hanno aperte Cua e Làbas che, circa un mese fa, avevano alcune cosucce da chiarire. Ora invece anche quelli di Hobo si sono messi in mezzo alla grande scazzottata anarchica scontrandosi con il Cua presso via Filippo Re.
Ma perché cotanta violenza? Il motivo è presto svelato: il motore (e la benzina) di questi scontri sono (molto semplicemente) i soldi.
Immagino che un qualche simpatizzante di costoro possa esserci rimasto male, ma queste botte non sono effetto delle loro ideologie!
I denari sopra accennati sono quelli che i collettivi ricavano usando a loro piacimento le aule della Scuola di Lettere, in particolare quelle in via Zamboni, per organizzare feste, aperitivi, incontri e quant’altro con l’obiettivo (non troppo nascosto) di autofinanziarsi. In sostanza, come le migliori mafie, i collettivi universitari bolognesi si incontrano e scontrano per il possesso del territorio. Capisco che il ricavato delle loro iniziative venga impiegato per pagare le spese processuali di anarchici e anarcoidi dei rispettivi gruppi con qualche problemuccio con la legge, e che quindi gli organizzatori degli eventi si intaschino relativamente poco (o forse nulla), ma non è giusto che una ristretta minoranza possa ritenersi padrona di aule universitarie e usarle a proprio piacimento, magari causandopure dei danni. E non mi fa davvero ridere quanto dichiarato dai kompagni del Cua, che vedono giochi elettorali per l’elezione del nuovo rettore dell’Università e attacchi all’autogestione degli studenti, tutto per giustificare i loro smerci di alcool a feste che, secondo loro, dovrebbero rientrare dentro a non ben definiti “percorsi culturali”.
Personalmente, di fronte ad ogni nuova iniziativa dei kollettivi in università, non sono né uno di quelli che si straccia le vesti al grido di “usano per loro uno spazio di tutti” né uno che accorre per rimpinguargli le casse. In università anarcoidi e comunistoidi vari e assortiti ci sono sempre stati e, probabilmente, finché esisteranno le università (ed i fuori corso) sempre ci saranno. Ma questi devono ricordarsi che sono un’esigua minoranza rispetto a tutti gli studenti. E per questo non possono considerarsi padroni delle aule universitarie e farne ciò che vogliono.
Comunque, dato che le posizioni dei rispettivi gruppi verso quanto accaduto mi sembrano un pochino “fossilizzate”, l’unico suggerimento che gli posso dare è: “più forte ragazzi”!! Visto che il dialogo mi pare serva a ben poco in queste circostanze, vi invito a metterci più forza e decisione nel dirimere i vostri contenziosi. Però, una volta finito, vi prego di piantarla con queste pagliacciate, visto che perdete tempo e ne fate perdere ad altri.



P.S.: non so se vi ricordate il geniale kompagno di Hobo che era saltato sul cofano della macchina di Salvini che poi aveva gridato al tentato omicidio. Sì, proprio il nostro riccioluto amico ha partecipato agli scontri con i kompagni del Cua in via Filippo Re e ne ha ottenuto la frattura di una mano e 30 giorni di prognosi. A quanto pare ha dichiarato di esserecaduto, mentre per altre fonti, si sarebbe ferito nel tentativo di rompere con il cascodella moto il lunotto posteriore della macchina dei rivali. In tutta sincerità non so che cosa gli convenga raccontare! Se dire di essere “caduto” (la scusa più vecchia del mondo) o dire di essersi fatto male mentre lottava contro un pericolosissimo parabrezza fascorazzista (su cui a suo tempo la pagina Facebook “Lavia culturale al Socialismo” ci ha già illuminato!)  . Però è abbastanza strano che un attivista del Cua possa avere un parabrezza del genere! Che l'abbia acquistata usata la macchina
??

martedì 11 novembre 2014

Tu chiamali se vuoi squadristi

Pochi giorni fa il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, è dovuto fuggire dall’attacco di anarchici, antagonisti e anti-assortiti a Bologna.
Il segretario del carroccio non si trovava per caso nel capoluogo emiliano-romagnolo, ma era lì per una “visita di cortesia” al campo nomadi di via Erbosa. Lo stesso campo in cui, il 3 novembre scorso, la consigliera comunale della Lega Lucia Borgonzoni era stata schiaffeggiata, sempre durante una “visitina”.
Visti gli atteggiamenti amorevoli e concilianti dei leghisti verso i nomadi, e visti i recenti fatti, di certo la visita del segretario del Carroccio non era di certo “di cortesia”. Anzi, lo scopo era ben chiaro, andare là per solleticare gli istinti razzisti più bassi per raccattar qualche voto in più alle prossime elezioni regionali. Non ci vuole una grande analisi politica se il segretario di partito si fa un bel po’ di chilometri per invischiarsi in quella che è (o almeno era) una faccenda locale.
Questa volta però ,ad attendere Salvini non c’erano degli agguerriti Sinti, ma i giovani dei centri sociali. Che, appena individuato Matteo, si sono lanciati contro di lui, prima mettendolo in fuga a piedi, e poi bloccando la sua auto. Si è prodotto un parapiglia con due anarcoidi che hanno rischiato di venire investiti ed il parabrezza posteriore dell’auto del segretario leghista fracassato. Non voglio entrare nel merito della dinamica, ma proprio non riesco a capire che senso ha urlare “vattene vattene” e contemporaneamente bloccare l’auto di chi se ne sta andando! Si vede che certe idiozie ideologiche non mi hanno (ancora) contaminato.
Non avendo potuto instaurare un sereno e civile dialogo con il segretario leghista, gli anarchici/anarcoidi presenti hanno rimediato occupandosi di Enrico Barbetti un giornalista del Resto del Carlino. Lo hanno accerchiato in 15-20, dopo averlo riconosciuto e chiamato per nome e cognome, l’hanno pestato e gli hanno rotto il gomito sinistro. La motivazione? A quanto pare qualcuno del gruppetto dei violenti avrebbe detto che “è per colpa tua se c’è gente in galera”. E io che pensavo che la gente in galera ci finisse dopo un processo! Con questa frase si capisce benissimo il livello politico e culturale di questo branco di teppisti.
Anzi, peggio che teppisti. Il teppista agisce da solo o in branco, spesso in modo disorganizzato e stupido. Qui invece l’organizzazione c’era. Nel video si sente distintamente una persona urlare “avvisate il presidio”. Quindi qualcuno stava aspettando.
Sia ben chiaro, io non condivido le idee razziste o pseudo tali di Salvini. Mi fa schifo che se ne vada in giro a rinfocolare certi sentimenti anti-immigrati e anti-nomandi per il proprio tornaconto politico. Ma attaccare un politico, di qualsiasi colore esso sia, in questo modo è da vigliacchi. Anzi, con il brutale attacco effettuato successivamente ai danni del giornalista del Carlino hanno mostrato la loro vera natura. Hanno individuato l’obiettivo ed hanno agito. In gruppo. Perché in gruppo è più facile, ci si fa forza a vicenda. C’erano altri gruppi che operavano così in Italia. Erano le squadracce del fascismo.
Ed ora, esposta la vicenda, vorrei fare alcuni complimenti:
in primisi i miei sentiti e vivissimi complimenti vanno agli antagonisti, anarchici e anarcodi vari presenti là. Bravi, vi nascondete sotto le parole d’ordine dell’atifascismo, ma agite come le peggiori camicie nere. Attaccate chi non la pensa come voi e, in mancanza d’altro, anche i giornalisiti vanno bene. Forse perché certe verità non è bene che vengano scritte sui giornali. Complimenti per la faccia tosta (davvero incredibile!) che avete avuto nel riuscire a fare le vittime di fronte alle telecamere perché due dei vostri cari compagni hanno rischiato di finire sotto la macchina di Salvini. Sì, ci credo che volevate solo “contestare” in modo pacifico il leader della Lega. Probabilmente il vostro intento era di fare qualche carezza ai leghisti, così, giusto per aiutarli a cambiare le loro idee politiche. Complimenti, deficienti che non siete altro, con atti del genere fornite solo voti al movimento chedite di voler combattere.
Ed ora passiamo al sindaco di Bologna, Virginio Merola. Dopo gli scontri tra Forza Nuova e centri sociali durante la manifestazione delle Sentinelle in Piedi aveva tuonato che i militanti di estrema destra (giustamente) non avevano cittadinanza a Bologna. Spero che ora abbia la voglia e la volontà politica di dare anche un’occhiatina approfondita anche altrove. Altrimenti tutti quei bei discorsi sulla civiltà, la democrazia, ecc... non sono altro che belle storielle da regalare all'elettore.
Ed infine vorrei fare i complimenti agli ideologi, parrucconi e amanti delle vecchie ideologie. Che, nonostante quello che è successo, cercano ancora una giustificazione per i ragazzi dei centri sociali. Le loro armi principali sono due: che l’autista di Salvini non avrebbe dovuto accelerare in modo così brusco e che il primo a provocare è stato il leader della Lega con la sua sola presenza. Sulla seconda motivazione stendo un velo pietoso. È motivazione ridicola che serve solo per legittimare la loro violenza. Secondo questo ragionamento io domani posso scendere in strada, recarmi ad un gazebo di chi raccoglie firme per una proposta di legge che non condivido e  menare tutti, perché stando lì con il banchetto mi provocano. Per farla breve: la democrazia è altra cosa. La prima motivazione la condivido in parte. Capisco che accelerare in modo così brusco da parte dell’autista di Salvini è stata una scelta pericolosa, oltre che molto stupida. Ma sfido chiunque in una situazione del genere a mantenere la calma.
Ma temo che questi ragionamenti siano inutili. Per una certa parte della sinistra, certi kompagni vanno difesi, costi quel che costi. Anche arrampicandosi sugli specchi. Mentre proprio questo kompagni, difesi strenuamente, dimostrano con le loro azioni di non hanno ancora capito (o non voler capire...) che cosa scrisse dei loro simili Pier Paolo Pasolini dopo gli scontri di Valle Gliuia nel ’68



P.S.: per fortuna qualcuno su fb riesce anche a strapparmi un sorriso. Ma come ogni buona satira, c’è un fondo di verità... (l’immagine è stata presa dalla pagina facebook de “La via Culturale al Socialismo”).