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venerdì 9 settembre 2016

La pax grillina sotto il cielo di Roma

A quanto pare pace non è fatta sotto il cielo di Roma. La prima fase dello scontro tutto interno non poteva che chiudersi così: con processo sulla pubblica piazza. Non ci si poteva aspettare altro. Altri partiti, in altre epoche avrebbero fatto conferenze stampa, emesso comunicati... ma per i grillini questo non è possibile. Per loro c’è un imprescindibile collegamento con la base, il motto “uno vale uno”. E non importa se nei giorni scorsi è regnata una cappa di assordante silenzio e le decisioni importanti si sono prese esclusivamente nelle segrete stanze. Se i big del partito paiono essere spariti nel nulla pur di non dover dare delle scomode risposte. La base pare non avere gradito, ma la mannaia della censura sui commenti scritti dai grillini sul sacro blog pare aver fatto il suo dovere.

Ma torniamo al processo di piazza. Nella città di Nettuno, in provincia di Roma, è andata in scena l’unica risoluzione quasi indolore che gli alti piani del Movimento potevano scegliere. Ognuno dei partecipanti ha giocato uno specifico ruolo. Grillo ha interpretato il ruolo del padre nobile, del fondatore attempato che, nonostante il passo di lato nella gestione della sua creatura, torna tra i suoi figli politici in veste di “Grande Puffo” pronto a rimettere in ordine le cose a sua immagine e somiglianza. Alessandro Di Battista ha interpretato il ruolo del politico duro e puro dei pentastellati. Ha scaldato il cuore dei fedeli ascoltatori, nel ruolo del buon parlamentare grillino. A Luigi Di Maio, invece, spettava il ruolo più difficile. Quello del colpevole che si cosparge la testa di cenere. Occorre dirlo, ci è riuscito piuttosto bene, nonostante la sua ricostruzione dei fatti sia risultata approssimativa (ad essere buoni), è riuscito nell’opera di recitare di fronte al pubblico mea culpa, una specie di rito pubblico di confessione, per poi essere riabilitato, seppure con meno smalto rispetto a prima.
Un dettaglio che mi ha davvero colpito della difesa di Luigi: ha lasciato intendere che credeva che Paola Muraro fosse stata denunciata da uno del PD. Cioè che, pur di mettere i bastoni tra le ruote alla neosindaca Raggi, i cattivissimi piddini avrebbero sporto 14 (!!!) denunce nei confronti dell’assessora all'ambiente. Uno stupendo esempio di doppiopesismo! se vengono messi sotto processo gli avversari politici è tutto un fiorire di cori da stadio “Onestà! Onestà!”; se è uno del Movimento, vicino o nominato da esso ovviamente sono i cattivissimi sgherri del PD che usano la giustizia come arma politica. Ma, a quanto pare, alla base grillina queste ricostruzioni complottiste vanno bene.

 Insomma pace fatta? A quanto pare non proprio. A questo punto viene da chiedersi se non c’è qualche serio problema comunicativo dentro il Movimento. Grillo pare avere ridato fiducia alla sindaca, ma con la minaccia sempre incombente di ritirare il simbolo alla prossima mossa sbagliata. In compenso il comico genovese ha già sbandierato ciò che la base penta stellata romana voleva da tempo: un no secco sulle Olimpiadi nella Capitale. Come a dire: se certe decisioni la sindaca non è in grado di prenderle, le impone lui.
Qualcuno, comunque, sospetta che Virginia li tenga tutto il gotha dei Cinque Stelle per i gingilli. Effettivamente certa gente nel Movimento (vedi Favia e Pizzarotti) sono stati espulsi o messi ai margini per molto meno. Ma Grillo sa molto bene che la strada per Palazzo Chigi passa inevitabilmente dal Campidoglio, e che se non riusciranno a dimostrare di essere in grado di governare bene una città come Roma le loro possibilità di vincere a livello nazionale si ridurranno di parecchio. Un chiaro campanello d’allarme sono i quattro punti percentuali persi in una settimana.

Insomma, ne vedremo ancora delle belle. Nel frattempo anche la popolarità dei singoli politici grillini sta cambiando. In tutto ciò, pare che oramai il solo nome Virginia Raggi causi sdegno negli ambienti pentastellati.  Tanto che solo uno come Diego Fusaro è rimasto senza vergogna alcuna a sostenerla pubblicamente.
In tutto questo pandemonio romano pare stia sorgendo un nuovo astro nella galassia pentastellata: quella di Chiara Appendino, neo-sindaca di Torino. Freccero, come una bella fetta della base grillina, sembrano non avere dubbi: è lei la leader perfetta per il Movimento. Una che sa davvero governare.
In passato il Movimento aveva nutrito grandi speranze prima in Pozzarotti e poi in Raggi. Pare quasi si stia concretizzando un inedito rituale: i neosindaci a 5 stelle di comuni importanti vengono prima osannati come nuovi grandissimi astri della politica e poi ferocemente sbranati dalla macchina da guerra pentastellata. Che ora sia venuto il momento di Chiara? #Chiarastaiserena

lunedì 29 dicembre 2014

Fine anno tempo di... votare la panzana preferita!

La sera del 31/12 si avvicina. Un altro anno se ne va. Ma se volete farvi un'ultima risata con le peggiori (o miglio, dipende dal punto di vista) panzane politiche potete andare qui. Scoprirete concezioni geopolitiche avveniristiche ottenute da fonti notoriamente certissime (wikipedia), potrete toccare con mano il provincialismo italiano (tra l'altro su di un tema banale come la distribuzione geografica dei beni protetti dall'UNESCO) e vi stupirete scoprendo che in Scozia sono tutti notoriamente cattolici. Ovviamente non potevano mancare i commenti stupidamente catastrofisti o ripieni solo di vuoto ottimismo sulla nostra economia.
Infine potrete scoprire il vero volto dell'Europa. Non l'unione di stati sovrani, ma una struttura formata da grigi e cattivissimi burocrati che allungheranno le mani, oltre che nelle vostre tasche, anche verso il vostro tostapane!
Fatevi una bella risata e, se vi va, e votate la panzana migliore.

Io nel frattempo mi tengo ben stretto il mio tostapane DOPPIO...

domenica 7 settembre 2014

Libri e sicari

Sul blog di Beppe Grillo oggi c'è una pubblicità davvero singolare. Quello che mi stupisce non è (o almeno non solo) che sul sito del comico genovese venga pubblicizzato un libro di uno dei suo parlamentari di punta, Di Battista (autopubblicità??), o che esso sia pubblicato da una casa editrice legata alla Casaleggio Associati .
Il fatto centrale è che con soli € 5.00 ti puoi comprare un servizio di un scario centroamenricano o comprare il libro di Dibba. E Dibba ti fa risparmiare pure 1 cent!


P.S.:  ho fatto un giro sul sito di questa casa editrice. Mi immaginavo il sito della "Adagio" in perfetto stile grillino, ed invece sono rimasto davvero sorpreso. Sfondo azzurro/blu e addirittura, sotto il logo della ditta, il quieto motto "tempo di lettura". Io mi aspettavo almeno un bel "Vinciamo noi!".Un sito del genere mi pare più consona ad una casa editrice che pubblichi testi sul buddismo, più che i discorsi di Grillo.  E invece niente. Sarà colpa del marketing.

martedì 26 agosto 2014

Di Battista e l'ISIS



Ho aspettato, lo ammetto. Ho atteso, un po’. Non che non avessi voglia di scrivere, ma un po’ perché in questi giorni non ne ho avuto il tempo ed il modo e un po’ perché mi pareva di vedere un film. Un bel filmone, di quelli che alla fine del primo tempo proprio non riesci a capire come possono andare a finire. Purtroppo era l’attualità politica in Italia. Il tutto è iniziato il 16 agosto con il post di Di Battista sul blog di Grillo con le ormai famose esternazioni sulla questione irachena. Un articolo lungo, ma che anche dopo diverse letture lascia quel sapore amarognolo di dibattito da bar, di quei discorsi con i conversanti un po’ ciucchi e con il proprietario imbestialito perché non riesce a buttarli fuori per poter chiudere il locale. Si comincia con un’affermazione forte, cioè che in Iraq ci sono, minoranze a parte, “tre popolazioni profondamente diverse tra loro: i curdi, gli sciiti e i sunniti” denota già un livello di geopolitica più abbastanza imbarazzante... più o meno come scrivere “squola con la q” come diceva qualche giorno fa Merlo su Repubblica qualche giorno fa.

Non vi nego che, anche se non ho nessuna simpatia per il M5S, gli attacchi a Di Battista dei giorni successivi mi hanno schifato. Sì, proprio schifato. Per quanto le idee di Dibba sono (giustamente) criticabili, lui non ha appoggiato o legittimato il terrorismo islamico in alcun modo. Il passaggio, ad onore del vero è intriso di dialettica grillina; si colpisce per poi ritrarre la mano. Inizia con “dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano.  E' triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana” per poi aggiungere subito dopo: “non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire”. Anche io sto provando a capire. Com’è possibile che prima mi si spieghi con fior di esempi i collegamenti tra terrorismo e la politica estera americana e subito dopo mi venga detto che si sta cercando di capire? Mah, io probabilmente ho un QI più basso di Dibba, dato che proprio non capisco. Come si fa a dire che si sta cercando di capire quando la risposta a tutto mi viene fornita nella riga sopra? Vabbe’, lasciamo da parte questi discorsi e torniamo sul brano. Capisco che il parlamentare pentastellato si sia divertito molto a scrivere un passaggio davvero al limite della legittimazione del terrorismo, però non l’ha fatto. Non ha legittimato gli attentati. Lo ha pure affermato, per lui la via è la nonviolenza. In quest’ottica la decisione di votare contro all’invio di armi ai curdi è coerente. Quello di cui però il grillino si scorda è che per dialogare occorre essere in due. Non solo ci deve essere la voglia di dialogare da parte di una fazione, ma lo stesso desiderio deve essere anche dell’altra. E stando alla situazione attuale non mi pare che dall’altra parte ci siano i presupposti per un sereno dialogo. Il dialogo senza un interlocutore non è più dialogo, è solo un cantarsela ed un suonarsela da soli. E scriverlo su di un sito che è l’organo ufficiale di un partito politico (so che a questo punto i grillini insorgeranno dicendo che non è un partito, bene, chiamatelo movimento, non partito, non movimento, torta di ciliegie, ma per me rimane un partito!) diventa solo un becero tentativo di tirare acqua al proprio mulino politico. Inoltre ai parlamentari grillini consiglio di leggersi qualcosa sulla nonviolenza, che mi paiono poco coerenti. Quando parlano di politica interna è tutto un circo di insulti e minacce. L’avversario non è solo uno che la pensa diversamente, è un nemico da annientare, distruggere, spazzare via. Quando si parla della scena internazionale sono tutti bene o male dietro alla linea politica del dialogo e della nonviolenza. Caro Dibba, non puoi essere pacifista quando ti fa comodo. O lo sei o non lo sei. E se lo sei dovresti sapere che “ne uccide più la lingua che la spada”, e che il linguaggio usato dai 5 stelle è quanto di più “guerrafondaio” si possa immaginare. Parlare di chi la pensa diversamente in ambito politico come di un nemico, di noi o loro è un linguaggio guerrafondaio. Ed il tuo partito da quando è nato ha basato tutta la sua propaganda su questo.

Il resto dell’articolo sono dietrologie politiche sullo stile di “quant’era bello l’Iraq con Saddam”, affarismi nascosti, le sette sorelle e risvolti iracheni dietro la morte di Mattei. La causa della nascita dei gruppi terroristici viene spiegata in maniera sbrigativa addossando tutta la colpa all’interventismo americano, al colonialismo europeo  ed alla povertà derivata da essi. Per il nostro amico Dibba tutti i gruppi terroristici prendono legittimazione dalla povertà e dallo sfruttamento effettuato dalle corporazioni straniere. Tutti, nessuno escluso. Pure Boko Haram. Cito testualmente: “Il fatto che in Africa nera la prima causa di morte per i bambini sotto i 5 anni sia la diarrea ha qualcosa a che fare con l'insicurezza mondiale o con il terrorismo di Boko Haram?”. E no, è troppo facile così. Non si può pretendere di spiegare così facilmente un fenomeno così complesso come il terrorismo. In questo modo gruppi diversissimi e che agiscono in parto lontanissime del Mondo risultano essere praticamente uguali. Vi informo che anche i fattori culturali, sociali e religiosi hanno il loro peso. Perché allora i terroristi dell’ISIS dovrebbero avercela tanto con gli sciiti? Mica fanno i collaborazionisti con gli americani!

Scusate ma io mi aspettavo qualcosa di più. Dal vicepresidente della commissione affari esteri si deve pretendere di più. Almeno un po’ di più dei succitati discorsi da bar. Almeno un’analisi un po’ più fine, un’idea (almeno abbozzata!) su come concretamente uscire dalla situazione. E invece nulla di nuovo sotto questo tiepido sole di agosto.