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giovedì 12 maggio 2016

Il sonno della politica genera mostri. Ovvero: le comunali a Bologna

Fino ad una/due settimane fa Bologna non sembrava una città con imminenti elezioni comunali. La campagna delle varie liste era poco o per nulla percepibile. E quando lo diventava destava più noia che interesse.

D’improvviso, la visita di Salvini a Bologna (di cui vi ho già parlato qui) sembra aver contribuito a scaldare gli animi e le comunali. Il debole comunicato stampa di Merola al segretario leghista ha buttato altra benzina sul fuoco.
 Il successivo party non autorizzato al cassero di Santo Stefano organizzato dal circolo Atlantide ha fatto definitivamente scoppiare la battaglia politica. Sì, proprio quel circolo Atlantide fatto sgomberare a forza dal cassero di Santo Stefano nell'ottobre 2015. Sgombero che ha portato a dissidi tali da portare all'estromissione dell’assessore Ronchi dalla giunta comunale. Apriti cielo! La presidentessa del quartiere Iliara Giorgetti ha gridato allo scandalo e ha accusato direttamente il comune come causa di ogni male possibile. Come a dire: siamo in campagna elettorale, e allora strumentalizziamo qualsiasi cosa, pur di portare qualche voto in più al proprio mulino politico.
Dalla giunta comunale, dopo un iniziale gioco allo scaricabarile con la questura, il sindaco ha deciso di sporgere denuncia. Merola ha provato a sottovalutare il problema, ad addossarlo ad altri quando proprio esso non poteva più essere occultato, ed infine a difendersi con l’attacco una volta messo alle strette. Strategia debole e molto opportunista, ma quest’ultima svolta giudiziaria potrebbe fargli guadagnare qualche voto tra i moderati indecisi.
Nel frattempo la grande trovata del PD è stata quella di fare un video pubblicitario (innovativo, non è vero?) con protagonisti gli umarells di Bologna. Lo spot però, tocca anche alcuni nervi scoperti della città proponendoli come punti forti dell’attività della giunta uscente. Il caso più lampante: la sicurezza in Bolognina (vi ricordate la serie di spaccate di qualche mese fa?).
Nonostante tutto ciò, il PD è dato dai sondaggi sopra il 40%. Non tantissimo. Alcune comunali fa l’obiettivo dichiarato del Partito Democratico era quello di vincere al primo turno. Ora pare accontentarsi di vincere senza troppa fatica al ballottaggio.

Se il PD, nonostante tutto, pare godere ancora di una più che discreta salute, nonostante certe smagliature, non altrettanto si può dire della destra bolognese.
In primis per la frammentazione delle liste. La destra bolognese non ha mai brillato per i risultati elettorali (eccezion fatta per Guazzaloca) e presentarsi divisi rischia di disperdere i pochi voti rimasti. I vari Bernardini, De Carli e Celloni, oltre a Lucia Borgonzoni, rischiano di spartirsi un piatto già magro.
Come se non bastasse, l’attuale campagna politica è stata impreziosita dalle “perle” fasciste che certi candidati di centro-destra (ripeto: CENTRO-destra, non destra-destra) hanno elargito con una leggerezza impareggiabile sui social network. Oramai facebook e twitter hanno ampiamente dimostrato di avere una memoria lunghissima, e di essere fonte di pericolosissimi boomerang, se non gestiti con criterio.
Memoria cortissima, invece, ha dimostrato di avere Luca Cavazza, giovanissimo candidato nelle liste i Forza Italia. Bisogna capirlo, si era scordato che in un giorno di pioggia della scorsa estate, invece di andare in spiaggia, era andato alla tomba di Benito a Predappio. Ovviamente il giro turistico non poteva non essere immortalato sui social con una bella frase commemorativa “Tutto quello che fu fatto non potrà essere cancellato” e, a scanso di equivoci, geolocalizzazione, presso la cripta Mussolini. Se il giovane forzista non ha una lunga memoria, ha dimostrato però una grande capacità nell'arte politica del mirror climbing, liquidando il tutto come una “goliardata”, salvo poi usare la cara vecchia foglia di fico del “ma Mussolini ha fatto anche tante cose buone”. Ottimo esempio di equilibrismo politico, sintomi di grandi capacità che lo aiuteranno nella sua carriera politica.
Anche Elia Pirone, della lista “Riprendiamoci Bologna”, a supporto di Lucia Borgonzoni, si è lasciato andare a commenti con forte puzzo di fascismo quando è stato direttamente paragonato al duce “Mento volitivo, fronte spaziosa, sguardo indomito”, a cui ha risposto di non essere degno. Il dialogo sul social è proseguito con riferimenti alla Gola del Furlo (riserva di caccia personale di Mussolini) e al desiderio di “evitare un secondo piazzale [Loreto n.d.r.]”. Il dialogo prosegue sempre sul tono scherzoso, ma che rivela una certa fascinazione per la figura di Benito e sul ventennio.
Senza contare che pure Galeazzo Bignami, capolista di FI, è stato investito pochi giorni fa da uno scandalo simile. Chissà da dove, sono emerse da chissà dove delle foto che lo ritraggono in camicia nera con tanto di svastica sul braccio. O seduto a tavola con dietro le bandiere del partito nazionalsocialista tedesco e quella della Repubblica di Salò, oltre ad una evidente bottiglia di Coca-Cola sul tavolo. I totalitarismi di destra ed il simbolo del capitalismo americano. 
Bignami si è difeso affermando che le foto risalgono alla sia festa di addio al celibato di 10 anni prima. Vedendo le foto la versione fornita appare perlomeno plausibile, ma che non gli hanno evitato una bella dose di accuse e richieste di dimissioni. Ma in fin dei conti Bignami l’ha sempre affermato di essere “un uomo di destra fatto e finito”. Nomen omen, dicevano i latini.
In questi casi non saprei quanto il detto “mal comune mezzo gaudio” sia applicabile.

Tornando ai candidati al consiglio comunale, oltre ai post fascisti stanno facendo notizia per quelli sessiti. Mario Turrini, in corsa con la lista “Uniti si vince”, a supporto anch'essa della candidata leghista, ha auto la brillante idea di pubblicare il lato B di una bella ragazza sul suo profilo Facebook per farsi pubblicità. Anni fa un vero politico come Rino Formica ebbe a dire che “la politica è sangue e merda”. Di sangue, inteso come passione politica, ne vedo ben poco. Riguardo alla merda beh, direi che in questo caso siamo indubbiamente “a monte”.
Il post sessita, grazie alle testate locali ha generato così tanta indignazione da costringere Turrini ad un post di pubbliche scuse in cui ha fatto presente di aver rubato l’immagine da una campagna contro la privatizzazione dell’acqua. Come se prendere immagini di culi a caso su internet fosse un’attenuante. Per non parlare poi dei vistosi errori presenti nel commento (!!!).
Anche l’emittente locale èTv si è interessata dell’accaduto con un’intervista a Turrini, il quale derubrica il suo gesto ad una stupida goliardata tra amici (pure lui!). Lui è a posto, “non userebbe mai donne o parti di donne per la sua campagna politica”. Per fortuna, nel finale d’intervista gli viene in soccorso Lorenzo Tomassini, candidato anch'egli per “Uniti si vince”. Il quale, dopo aver affermato che il suo collega “ha ecceduto”, si è lanciato in una vivace critica alla sinistra moralista, puntando tutto sul vecchio, ma sempre efficace, benaltrismo. In città ci sono ben altri problemi! Se ne rendessero conto! 
Scorrendo i vecchi post sul profilo di Turrini, oltre a pubblicità della sua lista, foto di gazebo, ecc.. rimane qualche immagine con frasettine d’effetto, qualche notiziona bomba presa da Imola Oggi (sito d’informazione parecchio attendibile, a quanto pare), richiami alla legittima difesa come fosse il Far West, agli immigrati ladri (in questi ultimi due casi siamo al limite del complottismo) e donne svestite contro l'abbandono dei cani
. Cosa? Donne svestite? Ma come? Non era lui quello che aveva ribadito il rispetto verso la donna?
Il lupo perde il pelo, ma non il vizietto.

Passiamo ora ai pentastellati. Il partito di Grillo ha messo in campo Massimo Bugani. La campagna dei grillini si sta rivelando parecchio evanescente. I sondaggi danno il M5S sotto il 20%, quindi più che doppiato dal PD e parecchio distante anche da Borgonzoni, con possibilità di accedere al ballottaggio praticamente nulle.
Considerando che 5 anni fa Bugani si fermò sotto al 10%, questo potrebbe rappresentare un aumento della base grillina in città, anche sembrano lontani i tempi in cui il Movimento non aveva ancora messo piede sotto le due torri ed ogni punto percentuale sembrava strappato con le unghie e con i denti alla casta politica.


In conclusione le comunali a Bologna continuano a ruotare attorno a polemiche estemporanee. C’è un pericoloso vuoto nei programmi e nelle idee dei candidati che temo si trasformerà in urne vuote il 5 giugno.
Il PD risente dei propri fantasmi: della sicurezza in città, del rapporto permissivista instaurato da sempre con i collettivi, senza più nemmeno un Ronchi da sacrificare sull’altare delle necessità politiche.
Insomma, l’atteggiamento del sindaco uscente sembra quello di un giocatore professionista che, una volta entrato in campo, gioca neanche a metà delle sue capacità, considerando la squadra avversaria come un ammasso di brocchi.

La destra vivacchia anch’essa e attacca Merola. Tra una discolpa e l’altra. Quando non deve ammantare di goliardia le malefatte dei propri candidati meno svegli o semplicemente più onesti verso le loro vere idee. L’idea che se ne ricava è di una destra vittima di sé stessa, della sua incapacità anche solo di fingersi moderata, e a favore della parità tra i sessi. E per questo incapace di vincere.


Grillini ed altri non pervenuti.


lunedì 16 novembre 2015

Sciacalli ed avvoltoi

Sono ancora vivide le immagini di quanto successo a Parigi venerdì scorso.
Di fronte a più di 100 morti le cui uniche colpe sono state quelle di aver deciso di uscire in un venerdì sera qualunque per andare a mangiare fuori, o per andare ad un concerto rock non ci sono parole.
Pure Marine Le Pen, in un primo momento ha twittato che le campagne del FN erano sospese “fino a nuovo ordine”. Ma in Italia, si sa, siamo più avanti dei nostri cugini d’oltralpe, e poco dopo la strage si sono visti i peggiori commenti sui social network. Il punto è che a vomitare odio in rete sono stati politici di livello nazionale (qui trovate un edificante compendio).
Si parte da Salvini. Come non potrebbe, il segretario leghista più social che si sia mai visto, non dire la sua? Si comincia con un bel riassunto del programma elettorale della Lega: barricate alle frontiere, centri di cultura islamica passati al microscopio e rivoltati come calzini. Più l’immancabile blocco degli sbarchi. Poco importa che ormai la propaganda del Daesh passi maggiormente via internet che attraverso imam. Poco importa che sulle nostre coste sbarchino anche siriani in fuga da coloro che hanno voluto e organizzato gli attentati di Parigi. 
Dopo il primo post il Matteone dell’opposizione pare prenderci gusto componendo pure l’equazione “Buonisti=complici” che, perlomeno, meriterebbe delucidazioni su chi sono questi pericolosissimi buonisti. 
Anche altri esponenti leghisti, forse animati dal desiderio di non sfigurare di fornte ai tweet del loro segretario, si sono lasciati andare a dichiarazioni “interessanti”. Uno per tutti, il deputato Gianluca Pini, che ha promesso di prendere “a calci nel culo” chi proverà a parlargli di islam moderato. Già l’uso della violenza per argomentare le proprie idee ha per me quel vago sapore di ventennio; ma il significato del suo post mi lascia perplesso: quindi, per il depuato leghista, tutti gli islamici sono degli spietati tagliagole vogliosi di invadere l’occidente? E come mai tra le vittime dei terroristi in Siria ci siano soprattutto musulmani?
Ed ora passiamo a Maurizio Gasparri. Secondo il senatore di FI dal giorno dopo la strage si sarebbe dovuta iniziare una risposta militare senza pari contro i terroristi, oltre alla chiusura delle frontiere e alla messa sotto controllo di "tutti gli islamici in circolazione". A parte la scarsa originalità in merito alla chiusura delle frontiere (vero  proprio leit-motiv della destra italiana i questi anni ripetuto ossessivamente come un mantra), abbiamo una vera e propria chicca: la messa sotto controllo di tutti gli islamici in circolazione. Gasparri non specifica se con il termine “in circolazione” intenda designare gli islamici in Italia, nel Mondo, o nel quartiere dietro casa sua. In ogni caso i seguaci di Maometto su questo Pianeta pare siano più di 1.300 milioni, mentre in Italia sarebbero circa 850.000. In ogni caso troppi per pensare ad un verosimile sistema di sorveglianza. Quindi o Gasparri pensa a forme di controllo a distanza degne di 007 o quella del senatore è solo una bella sparata per attrarre voti.
Vorrei chiudere questo riduttivo tour dell’odio con la, ormai nota, copertina di Libero di sabato.


Forse è ora di chiederci SERIAMENTE cosa sono diventate la politica italiana ed il giornalismo in questo Paese.

lunedì 20 luglio 2015

¡Revolución Berlusconiana!

Qualche giorno fa l’ex Cavaliere ha fatto un’uscita veramente spettacolare, degna del miglior Silvio. Durante l’assemblea degli amministratori locali di Forza Italia è tornato a giocare sull'effetto Calimero, puntando sul vittimismo politico. Ha ribadito che per “senso di responsabilità” (!!!) lui rimarrà nell'agone politico, continuando ad affrontare a muso duro la sinistra e i PM cattivoni. E che nel caso dovesse essere condannato (tipo per compra-vendita di parlamentari?), il Silvione nazionale ha auspicato che qualcuno dei suoi “faccia un minimo di rivoluzione”.
Ok quando ho scritto della caduta di Berlusconi dal predellino mi aspettavo altre scenette tragicomiche a cui l’ex Cavaliere ci aveva già abituati in passato. Ma vederlo aizzare i suoi seguaci verso un’ipotetica rivoluzione, lui, che non è riuscito a fare la tanto promessa rivoluzione liberale ha un che di contrappasso dantesco.
Viene facile ed istintivo il paragone con leader comunisti che aizzavano il popolo alla rivoluzione promettendo ai poveri proletari un futuro radioso. Ma in questo caso non ci sono promesse di futuro radioso, ideali o ideologie. C’è solo la preservazione del capo. È un tutti per uno e uno per sé stesso.
Ma poi scusatemi, non ho capito una cosa: cosa vuole dire fare “un minimo di rivoluzione?” la rivoluzione o si fa o non si fa. O si scende in piazza o non si scende in piazza. Non esiste un pochino. Non ci sono vie di mezzo. Che voglia dire di fare la rivoluzione a giorni alterni? Solo i giorni pari? O solo i giorni in cui c'è bel tempo? Il dubbio permane.
Insomma, questa sgangherata rivoluzione vive solo nelle parole di Silvio e nei sogni più spinti dei suoi seguaci. Nella realtà questo espediente per far tornare a parlare di sé non aiuterà un partito ormai assestato attorno ad un misero 12% di consensi, che fatica a frenare l'erosione del proprio elettorato a favore del PD renziano a sinistra e della Lega a destra. Un partito che si tiene in vita nella speranza di essere riformato e rivoluzionato dal capo, per portarlo (il capo, non il partito!) di nuovo alla vittoria alle urne. Al momento pare che il progetto di un nuovo soggetto politico sia stato accantonato, anche se Silvio ha rilanciato l’idea di “una casa aperta della Speranza” per provare a riunire ciò che resta del centrodestra. Idea che a quel gusto un po' retrò di sa tanto di Casa delle Libertà. Più che una casa della Speranza è la speranza di un’ultima spiaggia.



Ah, dimenticavo, Berlusconi ha aggiunto che per le armi con cui fare la rivoluzione si possono chiedere i kalashnikov a Bossi. Io aggiungerei che agli alleati-serpenti leghisti si può chiedere pure qualche cosina di più, tipo i terribili carri armati di fabbricazione padana di cui sono notoriamente forniti.

lunedì 6 aprile 2015

I suini non sono più leghisti?

Notizia di alcuni giorni fa, il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini è andato in visita in un campo nomadi a Milano. In questo nulla di nuovo, oramai il Matteo d’opposizione colleziona visite ai campi di mezza Italia, usando queste sue comparsate come arma politica per attrarre like e follower sui social network e, forse, voti nelle urne.
Ma questa volta qualcosa non ha funzionato. Il tentativo di farsi una bella foto ricordo con un maiale lì presente (magari da condividere subito dopo su facebook) non è andato a buon fine. Il maiale ha fatto un mezzo (ma proprio mezzo!) accenno di carica verso il leader leghista e lui si è rifugiato tra le braccia dei membri del suo staff. Come a dire: oltre la foto su facebook nulla.

Eppure alcuni anni fa i rapporti tra i leader del Carroccio ed i suini erano molto buoni, c’erano le gloriose passeggiate al fine di evitare il proliferare di pericolosissime moschee. Ma forse i tempi sono cambiati. Adesso che qualche omino con la cravatta verde ha raggiunto la stanza dei bottoni queste trovate goliardico-folkloristiche non sono più necessarie. Bastano assurde norme urbanistiche ed il gioco è (quasi) fatto.

A parte questo simpatico siparietto (su cui altri hanno già giustamente speculato) assolutamente nulla di nuovo. Solo le solite vuote sparate, del tipo che “se cifosse un sindaco leghista [a Milano] i campi nomadi sarebbero chiusi in seimesi con le buone maniere”. Insomma, ha dato sfogo al suo repertorio già trito e ritrito.

In fin dei conti nel contrasto a queste forme di propaganda ha potuto più un simpatico maialino che schiere di anarcoidi capaci di lanciare insulti e, all’occorrenza, sassi. E comunque diciamocelo, a parte le felpe poco fantasiose, la geniale imitazione di Crozza (come dimenticarci dei “tombini di ghisa!”) e le crociate simil-Le Pen sull’immigrazione, cosa rimane del nostro Matteone (quello non al governo of coarse)? Un bel fermo immagine di lui spaventato da un esemplare di Sus scrofa domesticus “zingaro”. 

P.S.: le immagini usate in questo post provengono da: http://italianoestero.blogspot.it/2014/01/sulle-moschee-in-italia-non.html e http://www.huffingtonpost.it/2015/04/02/matteo-salvini-visita-campo-rom_n_6993526.html

martedì 11 novembre 2014

Tu chiamali se vuoi squadristi

Pochi giorni fa il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, è dovuto fuggire dall’attacco di anarchici, antagonisti e anti-assortiti a Bologna.
Il segretario del carroccio non si trovava per caso nel capoluogo emiliano-romagnolo, ma era lì per una “visita di cortesia” al campo nomadi di via Erbosa. Lo stesso campo in cui, il 3 novembre scorso, la consigliera comunale della Lega Lucia Borgonzoni era stata schiaffeggiata, sempre durante una “visitina”.
Visti gli atteggiamenti amorevoli e concilianti dei leghisti verso i nomadi, e visti i recenti fatti, di certo la visita del segretario del Carroccio non era di certo “di cortesia”. Anzi, lo scopo era ben chiaro, andare là per solleticare gli istinti razzisti più bassi per raccattar qualche voto in più alle prossime elezioni regionali. Non ci vuole una grande analisi politica se il segretario di partito si fa un bel po’ di chilometri per invischiarsi in quella che è (o almeno era) una faccenda locale.
Questa volta però ,ad attendere Salvini non c’erano degli agguerriti Sinti, ma i giovani dei centri sociali. Che, appena individuato Matteo, si sono lanciati contro di lui, prima mettendolo in fuga a piedi, e poi bloccando la sua auto. Si è prodotto un parapiglia con due anarcoidi che hanno rischiato di venire investiti ed il parabrezza posteriore dell’auto del segretario leghista fracassato. Non voglio entrare nel merito della dinamica, ma proprio non riesco a capire che senso ha urlare “vattene vattene” e contemporaneamente bloccare l’auto di chi se ne sta andando! Si vede che certe idiozie ideologiche non mi hanno (ancora) contaminato.
Non avendo potuto instaurare un sereno e civile dialogo con il segretario leghista, gli anarchici/anarcoidi presenti hanno rimediato occupandosi di Enrico Barbetti un giornalista del Resto del Carlino. Lo hanno accerchiato in 15-20, dopo averlo riconosciuto e chiamato per nome e cognome, l’hanno pestato e gli hanno rotto il gomito sinistro. La motivazione? A quanto pare qualcuno del gruppetto dei violenti avrebbe detto che “è per colpa tua se c’è gente in galera”. E io che pensavo che la gente in galera ci finisse dopo un processo! Con questa frase si capisce benissimo il livello politico e culturale di questo branco di teppisti.
Anzi, peggio che teppisti. Il teppista agisce da solo o in branco, spesso in modo disorganizzato e stupido. Qui invece l’organizzazione c’era. Nel video si sente distintamente una persona urlare “avvisate il presidio”. Quindi qualcuno stava aspettando.
Sia ben chiaro, io non condivido le idee razziste o pseudo tali di Salvini. Mi fa schifo che se ne vada in giro a rinfocolare certi sentimenti anti-immigrati e anti-nomandi per il proprio tornaconto politico. Ma attaccare un politico, di qualsiasi colore esso sia, in questo modo è da vigliacchi. Anzi, con il brutale attacco effettuato successivamente ai danni del giornalista del Carlino hanno mostrato la loro vera natura. Hanno individuato l’obiettivo ed hanno agito. In gruppo. Perché in gruppo è più facile, ci si fa forza a vicenda. C’erano altri gruppi che operavano così in Italia. Erano le squadracce del fascismo.
Ed ora, esposta la vicenda, vorrei fare alcuni complimenti:
in primisi i miei sentiti e vivissimi complimenti vanno agli antagonisti, anarchici e anarcodi vari presenti là. Bravi, vi nascondete sotto le parole d’ordine dell’atifascismo, ma agite come le peggiori camicie nere. Attaccate chi non la pensa come voi e, in mancanza d’altro, anche i giornalisiti vanno bene. Forse perché certe verità non è bene che vengano scritte sui giornali. Complimenti per la faccia tosta (davvero incredibile!) che avete avuto nel riuscire a fare le vittime di fronte alle telecamere perché due dei vostri cari compagni hanno rischiato di finire sotto la macchina di Salvini. Sì, ci credo che volevate solo “contestare” in modo pacifico il leader della Lega. Probabilmente il vostro intento era di fare qualche carezza ai leghisti, così, giusto per aiutarli a cambiare le loro idee politiche. Complimenti, deficienti che non siete altro, con atti del genere fornite solo voti al movimento chedite di voler combattere.
Ed ora passiamo al sindaco di Bologna, Virginio Merola. Dopo gli scontri tra Forza Nuova e centri sociali durante la manifestazione delle Sentinelle in Piedi aveva tuonato che i militanti di estrema destra (giustamente) non avevano cittadinanza a Bologna. Spero che ora abbia la voglia e la volontà politica di dare anche un’occhiatina approfondita anche altrove. Altrimenti tutti quei bei discorsi sulla civiltà, la democrazia, ecc... non sono altro che belle storielle da regalare all'elettore.
Ed infine vorrei fare i complimenti agli ideologi, parrucconi e amanti delle vecchie ideologie. Che, nonostante quello che è successo, cercano ancora una giustificazione per i ragazzi dei centri sociali. Le loro armi principali sono due: che l’autista di Salvini non avrebbe dovuto accelerare in modo così brusco e che il primo a provocare è stato il leader della Lega con la sua sola presenza. Sulla seconda motivazione stendo un velo pietoso. È motivazione ridicola che serve solo per legittimare la loro violenza. Secondo questo ragionamento io domani posso scendere in strada, recarmi ad un gazebo di chi raccoglie firme per una proposta di legge che non condivido e  menare tutti, perché stando lì con il banchetto mi provocano. Per farla breve: la democrazia è altra cosa. La prima motivazione la condivido in parte. Capisco che accelerare in modo così brusco da parte dell’autista di Salvini è stata una scelta pericolosa, oltre che molto stupida. Ma sfido chiunque in una situazione del genere a mantenere la calma.
Ma temo che questi ragionamenti siano inutili. Per una certa parte della sinistra, certi kompagni vanno difesi, costi quel che costi. Anche arrampicandosi sugli specchi. Mentre proprio questo kompagni, difesi strenuamente, dimostrano con le loro azioni di non hanno ancora capito (o non voler capire...) che cosa scrisse dei loro simili Pier Paolo Pasolini dopo gli scontri di Valle Gliuia nel ’68



P.S.: per fortuna qualcuno su fb riesce anche a strapparmi un sorriso. Ma come ogni buona satira, c’è un fondo di verità... (l’immagine è stata presa dalla pagina facebook de “La via Culturale al Socialismo”).

venerdì 29 agosto 2014

La Macumba di Calderoli

Una settimana fa l’ex ministro e attuale vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli ha ucciso un serpente di 2metri che gli era entrato in cucina. 
A noi comuni mortali capita, che ne so, di ammazzare un qualche ragnetto anoressico, una mosca, o magari un fastidioso moscerino che non ci fa dormire la notte. Ma al prode padano è stato chiesto uno sforzo ben più alto per difendere i suoi cari dall’attacco di un siffatto essere. Dalla foto che Calderoli stesso ha messo su facebook il cadavere della bestia pare integro. Dubito che Calderoli si sia armato di elmo, spada e scudo come Alberto da Giussano nel simbolo del suo partito. Forse avrà usato una meno nobile padella per finire l’immondo rettile che ha osato violare il suo maniero.
Lasciando da parte le modalità di uccisione dell’animale (non specificata dallo stesso Calderoli), sorprende che dopo un tale evento si possa aver voglia di immortalare il cadavere della bestia a mo’ di trofeo, manco fosse andato a caccia di ghepardi nella Savana. E ancora di più sorprende che abbia poi pubblicato le foto su facebook. E ancora di più che abbia accusato del misfatto il padre dell’ex ministro per l’integrazione Cecile Kyenge, reo di aver compiuto una terribile macumba su di lui. Secondo il prode padano è sua la colpa di un po’ tutti i mali che lo hanno afflitto negli ultimi anni. Incidenti, problemi di salute e ora pure un serpente in casa! Strano che non lo abbia accusato anche di essere alla base del calo di consensi della Lega o di essere lui la causa dell’immigrazione clandestina in Italia.
Ovviamente l’eurodeputata del PD che il padre, tuttora residente nella Repubblica Democratica del Congo, hannosmentito l’accusa di aver praticato chissà quale rito esoterico. Ma il prode leghista non ci sta, e ribatte che “Le foto e i video di Oggi erano inquietanti: avevano messo una mia foto in mezzo ai termitai. Non è un messaggio amichevole. Dopo quel rito alcuni colleghi napoletani mi regalarono un cornetto di corallo: due giorni dopo, senza una pressione di nessun genere si è spezzato in due”. Di fronte a prove così “scientifiche” non so proprio cosa dire. Probabilmente il fenomeno della rottura dei cornetti napoletani in seguito a macumbe è stata attentamente studiato presso l’Università della Padania Libera. Comunque il rito incriminato era stato fatto (parole di Kikoko Kyenge, padre di Cecile) per liberare Roberto “dai cattivi pensieri e dalle parole offensive”.
Questa vicenda mi sembra solo un triste, patetico e brutto tentativo di far parlare di sé del leader leghista. In conclusione vorrei dire che, secondo il mio parere di piccolo profano, Calderoli dovrebbe stare attento, più che alle foto dei riti magici dell’Africa Nera, ai “riti” del Cerchio Magico del suo partito. E non si tratta di macumbe, ma di politica. Quindi consiglio a Roberto di prendersi una vacanza e, come gli ha consigliato Cecile, andare a visitare i luoghi in cui si pratica la Macumba, giusto per farsi un po’ di cultura, che non guasta mai.

E comunque povero serpente.

AGGIORNAMENTO: Kikoko Kienge, stando a quanto riportato da Repubblica, ha celebrato una contro-macumba. A parte il dover fare un rito per togliere qualcosa che non si è messo, mi ha colpito la frase di padre Kienge che ha dichiarato che adesso Calderoli è suo figlio (e quindi fratello di Cecile, che Roberto aveva paragonato ad un orango) e di non provare odio verso il leader leghista. Il tutto coronato con un invito a pranzo.

Se questa gemiale trovata della macumba doveva, almeno per i piani di Calderoli, permettergli di farsi pubblicità ronfocolando sentimenti razzistoidi, allora il leghista ha fallito nel modo più assoluto. E, se fossi in lui, non racconterei ai compagni di partito di essere diventato il fratello della prima ministro di colore della storia d'Italia.