domenica 8 gennaio 2017

In nome della Giuria Popolare (grillina)

Novità sul fronte grillino, il grande capo, dal  sacro blogghe, ha ripreso a prendersela (sai che novità) con giornali e telegiornali, rei di “essere fabbricatori di notizie false”.
L’incipit è degno dei migliori siti complottisti. Si parte con l’affermazione perentoria che tutti i poteri politici di un certo peso si stanno levando contro internet. Tutti, da Mattarella a Gentiloni, passando per Renzi e Napolitano (Napolitano pare essere sempre nel cuore di Grillo, vista la frequenza con cui che lo tira in ballo in ogni questione politica in Italia...). Non si capisce bene cosa vogliano fare, forse chiudere internet, oppure sequestrare tutti i computer, smartphone e tablet e bruciarli in piazza. Chissà. L’unica cosa che emerge aprendo i link da cui rimanda il testo sono le interviste al guardasigilli Andrea Orlando in cui egli afferma di voler attuare un piano per limitare il diffondersi di messaggi incitanti all'odio mentre nell'altro link si riprende parte del discorso di fine anno di Mattarella in cui il Presidente della Repubblica afferma che “internet è stata, e continua a essere, una grande rivoluzione democratica, che va preservata e difesa da chi vorrebbe trasformarla in un ring permanente”. Insomma frasi da far tornare alla mente 1984 di Orwell. Se non vi rendete conto di questa pericolosa deriva autoritaria anti-internet siete degli sporchi piddini. Punto.
Il resto dello scarno post è ancora meglio. Una volta solleticato il basso ventre del grillino medio raccontandogli che tutti i poteri forti italiani professino un odio profondo verso il sacro web, che per il grillino è sacro come le vacche per gli Indù, si parte con l’assalto ai media convenzionali. Le prove? Due articoli. Ripeto: DUE. Uno de La Stampa e l’altro del Giornale. Il primo sullo strano caso del profilo Twitter di Beatrice Di Maio. Sì, ok, è vero che certe testate hanno ingigantito la storia di questo account Twitter e dei suoi post palesemente filogrillini, ma non ci vedo nulla di male a provare a fare un po’ di chiarezza su chi e perché abbia usato questo profilo senza mai pubblicare una foto personale su di esso (per chi si fosse preso la fine della storia, Beatrice di Maio pare essere uno pseudonimo della moglie di Brunetta). Il secondo, essendo stato pubblicato su di un tale “giornale”, penso si commenti da solo.
Insomma, a causa di due, e ripeto DUE, episodi isolati TUTTI i giornalisti sono dei venduti al potere e i TG ed i quotidiani dei produttori industriali di menzogne.
La soluzione: i tribunali del popolo. Sì, avete capito bene. Nel testo li chiama con il termine un po’ più anglosassone e tranquillizzante di “giuria popolare”. Ma in essi non c’è ombra di possibili Perry Mason. I suddetti tribunali, formati da cittadini estratti a sorte (da chi non si sa, ovvio), dovrebbero verificare la veridicità delle notizie pubblicate e, in caso esse non si confacciano al vero, di rettifiche immediate con tanto di scuse e vergogna.

Interessante che una simile polemica appaia proprio in questo momento. Quando oramai è chiaro a tutti che i penta stellati non siano stati in grado di capitalizzare il risultato del referendum costituzionale. Quando la presentazione del famigerato codice etico di Grillo ha scatenato polemiche sia dentro che fuori dal movimento.

Pare, da successive rettifiche (chissà perché?) del capopopolo grillino, che lo strappo con Mentana sia stato, almeno in parte, ricucito e che il rischio di finire in tribunale (un tribunale vero, non uno del popolo) sia scongiurato. Da segnalare che anche parte qualche deputato penta stellato abbia definito la questione giurie popolari “una provocazione”.

Quindi, per quanto il capitolo sia, anche solo parzialmente, chiuso, nulla ci impedisce di usare un po’ di fantasia e immaginarci cosa sarebbe successo se una proposta del genere avesse trovato applicazione in Italia.
Di certo vivremmo in un paese migliore. In un’Italia più democratica e libera. Ammettiamo, solo per ipotesi, che un bel giorno questo splendido organo fosse composto da un antivaccinista, un complottaro sciachimista terrapiattista e da un mafioso. Immaginate come sarebbe bello vedere su tutti i giornali la grande notizia che il dottor Tizio laureato in Scienze di Google e ricercatore presso l’Università della Vita ha scoperto che i vaccini causano ischemie, ictus, infarti, cancro, morte e Pippo Baudo (magari non necessariamente in quest’ordine). La sera, accendendo la tv, vi verrebbe detto che Caio, ricercatore indipendente a caccia della vera verità, ha scoperto che nelle scie di condensazione degli aerei si nascondono orrendi veleni che uccidono la nostra anima e chiudono ermeticamente i chakra, dai quali lui ha avuto l’illuminazione divina per cui la Terra non è tonda o elissoidica, o geoidica o roba del genere (questi maledetti scienziati, ci volessero raccontare davvero come stanno le cose senza nasconderle dietro a termini incomprensibili!!11!!) ma è piatta come una sottiletta e, come una pizza, rotola nello spazio cosmico. Infine, al TG, vi verrebbe detto che Provenzano e Riina sono stati riabilitati dalle infamanti accuse di essere mafiosi e sono stati elevati tra i paladini dell’antimafia, magari specificandovi ben bene che la mafia non esiste, che solo un’invenzione.

Oppure potremmo avere una bella giuria popolare in stile Forum. Sì, vi ricordate il programma su Rete 4, amatissimo dalle nonne di tutt'
Italia? Vi ricordate quella giuria sgangherata formata da vecchietti litigiosi che votavano con i sassolini e che discettavano una mezz'ora buona degli affaracci degli altri, con esiti tragicomici nel 100% dei casi? Una giuria che, solo a pensarci, fa vergognare di essere della loro stessa nazionalità.


In ogni caso prospettive davvero bellissime.

domenica 4 dicembre 2016

Per fortuna oggi si vota!

Finalmente oggi le urne sono aperte. Quasi stento a credere che da domani sarà tutto terminato. Finalmente cesserà questo clima da perenne campagna elettorale che ci assilla da mesi.
Lo dico apertamente: ne ho fin sopra i capelli di questo referendum. In realtà non tanto del referendum in sé, ma di tutto quello che lo ha circondato e, per così dire, accompagnato: una pseudo campagna elettorale fatta principalmente di slogan, urla e fini ragionamenti che potrebbero benissimo trovare posto nei cori da stadio (con tutto rispetto per i cori da stadio).
A onor del vero occorre dire che in questi lunghissimi mesi si sono svolti anche dei dibattiti “seri”. In cui i rappresentanti degli opposti schieramenti sono entrati nel merito delle questioni, in cui (incredibile!), si è potuto parlare di Costituzione in maniera seria e approfondita anche in prima serata sui canali generalisti.
Peccato che queste perle si sono perse in un mare di cretinate.
Peccato che in entrambi i fronti si sono ritenuti gli italiani troppo cretini per capire il quesito referendario e si sia preferito semplificare le motivazioni del voto, personificare il referendum, raccontare enormi bufale. Queste campagne hanno fatto leva sulle paure che più colpiscono la pancia (non il cervello e neanche il cuore) dell’italiano medio.
Peccato che questa  “politica della pancia” assomigli sempre di più ad una “politica del colon”.

Si sono sentite le peggiori affermazioni, partorite probabilmente dopo lunghe e laboriose riflessioni politiche. Il fronte opposto è stato definito come un’accozzaglia, i sostenitori dell’altra fazione sono stati individuati sempre e comunque come dei traditori, dei venduti, qualunque fosse il loro orientamento politico e a prescindere dalle motivazioni della loro scelta. In questo girone dantesco si è visto il peggio del peggio, con insulti indegni rivolti ai vari Benigni, Alex Zanardi e Andrea Bocelli (un democraticissimo grillino che si domanda se avesse “letto” la riforma) solo per citare i casi più eclatanti, ma la lista è pressoché sterminata. Senza parlare degli attacchi politici, che hanno trovato in quel “Renzi ha paura come una scrofa ferita” di Grillo la loro più alta (o più bassa a seconda dei punti di vista) forma di espressione.

In tutto questo si sono usate forme di campagna elettorale un po’ “atipiche” per non dire giuridicamente borderline. In questo campionario abbiamo: la sovraesposizione mediatica delle ragioni del sì, il Pirellone illuminato a formare un enorme NO (ma le polemiche post Family Day non hanno insegnato nulla??), una campagna di affissioni abusive a Roma senza precedenti, manifesti secondo cui “il vero nazista vota sì” (nella foto dell’articolo ironicamente accanto ad un poster per il no di CasaPound, per una volta l’estremismo di destra è bipartisan!).

Anche il complottismo credo che giocherà il suo ruolo nell'orientare il voto. Se ne sono visti di tutti i tipi: dalla Madonna che invita a votare per il sì (è ovviamente il prodotto di una pagina fake, ma qualcuno del Comitato per il sì l’ha resa molto seriamente…), la modifica nascosta dell'art. 117 che nessuno vi racconterà che regala la sovranità nazionale a favore dell'Unione Europea (tranquilli, se vincesse il sì da domani non saremo dominati dagli eurocrati!) e, immancabili, i complotti sulle matite copiative che si cancellano (a dimostrazione che certi soggetti in Italia non hanno ancora capito come funzionano le matite copiative, ma sulla loro ignoranza fanno polemica).

Qualcuno invece si è divertito facendo il troll. Dalla finta dichiarazione di Gigi D’Alessio di smettere di cantare in caso di vittoria del no (ammetto di avere sperato che fosse vera…) all’epica trollata del rapper Bello FiGo con la sue canzoni “Referendum” e “Non pago affitto”, due esilaranti raccolte di tutti i più triti stereotipi sugli immigrati declamati con tanta arte dal rapper di origine ghanese. Si sa, a volte la foga della notizia porta e prendere sul serio personaggi improponibili, tipo appunto Bello FiGo. Ciò ha portato alla più epica trollata che abbia mai visto in TV, in diretta su “Dalla vostra parte” su Rete4. Incredibile come sia Belpietro che l’europarlamentare Mussolini non si siano accorti che stavano venendo presi in giro da un ragazzetto poco più che ventenne. Come si fa a prendere sul serio un cantante ghanese che in una sua “famosa” hit canta di assomigliare a Mussolini (perché non lava mai i piatti!).

La prima volta che ho provato a vedere il video di “Referendum”, mi è apparso un banner pubblicitario per il Sì. Coincidenze? Io non credo!



In compenso pare che Darth Vader di Star Wars si sia schierato apertamente per il no.



In conclusione, sono contento che oggi si voti, spero che da domani i giornali, le televisioni e, ovviamente, anche la politica si tornino ad occupare di cose serie e non di portare avanti una perenne campagna elettorale. Non credo che domani, qualsiasi sarà il risultato, cambierà chissà cosa. Non credo che se vincerà il sì si andrà verso una fase di instabilità politica ed incertezza economica. Come non credo che in caso di vittoria del no rischieremmo di uscire dall’euro e di vedere fallire da un giorno all’altro una miriade di banche (o perlomeno non sarebbe colpa del referendum). Insomma, a scanso di ultim’ore, domani non saremo invasi dalla peste, dalle cavallette, dalla peste e non ci ritroveremo catapultati nel medioevo.

Ricordiamoci le parole che Obama ha scritto su Twitter quando si iniziava a prospettare una sconfitta senza precedenti per la candidata democratica Clinton: “No matter what happens, the sun will rise in the morning”. Domani il sole sorgerà infischiandosene alla grande dell'esito del referendum.

giovedì 3 novembre 2016

NO COMMENT

La situazione nella zona universitaria di Bologna pare peggiorare di settimana in settimana, esacerbando sempre di più i già esacerbati animi. Da settembre in poi, con la riapertura delle normali attività per l’ateneo se ne sono già viste diverse bizzarrie notturne in zona universitaria. Restringendo solo al suo “cuore”, la zona via Zamboni - Piazza Verdi – via Petroni – piazza Aldrovandi, si sono avuti: rave party belli e buoni con vendita di alcol senza l’ombra di un permesso, feste “autonome” proliferate nell'anarchia più assoluta, eventi “live” un po’ improvvisati. Il tutto condito dalla pilatesca risposta di chi l'ordine pubblico avrebbe dovuto mantenerlo (qui il condizionale è d’obbligo).
Le associazioni dei residenti di via Petroni hanno scelto di non fare nessuna festa per la riapertura della via, hanno riesposto gli striscioni sulla legittimità del riposo, uniti all'invito al sindaco a fare loro compagnia ai residenti per la notte di Halloween.
Peccato che il sindaco non abbia potuto parteciparvi, era a Londra per un convegno sulle città collaborative. Davvero peccato. Si è perso uno spettacolo davvero edificante, il signor sindaco. Venditori abusivi di alcolici che hanno fatto liberamente i loro affari, lo scippo di una ventenne e tanta, tanta movida. Talmente tanta che un qualche giornalista si è pure attentato a chiedere a Merola cosa ne pensasse.

E qui comincia il bello. Dopo un’iniziale risposta il cui senso ancora stento a trovarlo, quel “a Londra si sta benissimo”, Virginio ha corretto il tiro, specificando di essere stato frainteso (vi ricorda qualcuno?) e che lui in realtà stava rispondendo ad un’altra domandasul suo soggiorno londinese. Con semplicità, il sindaco non ha nulla da dire sulla situazione in zona universitaria. Nemmeno le due solite parole di circostanza. Nulla.

Un silenzio così pesante su di un argomento all'ordine del giorno già da mesi lascia intravedere un vuoto politico sconcertante. Un gigantesco buco nero che pare incapace di partorire la benché minima misura incisiva. In quest’ottica i continui appelli e proteste dei residenti assumono l’esclusivo ruolo di catalizzatori del  dissenso, nell'attesa di un Godot qualsiasi in grado di risolvere la situazione. Ma che, ora più che mai, non pare in arrivo.
Un pregio (uno solo!) questo silen
zio non lo ha: non si sono fatte le solite trite e ritrite promesse. Non si sono ripetute le solite vuote parole. Stavolta il re si è mostrato nudo senza porsi troppi problemi. Meglio non commentare oltre.


AGGIORNAMENTO: dopo un prolungato silenzio alla fine Merola ha deciso di esprimersi. A quanto pare la colpa è di Halloween, che, in quanto evento eccezionale (!!!), ha richiamato troppa gente in zona universitaria per mantenere l’ordine pubblico. Strano, una volta di parlava di eventi eccezionali  in riferimento a piogge abbondanti, terremoti o altre calamità. Ma Bologna è una città strana, ed anche una festa nota e arcinota può diventare un evento straordinario. A breve vedremo come andrà la calamità nota come “Capodanno” per la zona universitaria.

venerdì 9 settembre 2016

La pax grillina sotto il cielo di Roma

A quanto pare pace non è fatta sotto il cielo di Roma. La prima fase dello scontro tutto interno non poteva che chiudersi così: con processo sulla pubblica piazza. Non ci si poteva aspettare altro. Altri partiti, in altre epoche avrebbero fatto conferenze stampa, emesso comunicati... ma per i grillini questo non è possibile. Per loro c’è un imprescindibile collegamento con la base, il motto “uno vale uno”. E non importa se nei giorni scorsi è regnata una cappa di assordante silenzio e le decisioni importanti si sono prese esclusivamente nelle segrete stanze. Se i big del partito paiono essere spariti nel nulla pur di non dover dare delle scomode risposte. La base pare non avere gradito, ma la mannaia della censura sui commenti scritti dai grillini sul sacro blog pare aver fatto il suo dovere.

Ma torniamo al processo di piazza. Nella città di Nettuno, in provincia di Roma, è andata in scena l’unica risoluzione quasi indolore che gli alti piani del Movimento potevano scegliere. Ognuno dei partecipanti ha giocato uno specifico ruolo. Grillo ha interpretato il ruolo del padre nobile, del fondatore attempato che, nonostante il passo di lato nella gestione della sua creatura, torna tra i suoi figli politici in veste di “Grande Puffo” pronto a rimettere in ordine le cose a sua immagine e somiglianza. Alessandro Di Battista ha interpretato il ruolo del politico duro e puro dei pentastellati. Ha scaldato il cuore dei fedeli ascoltatori, nel ruolo del buon parlamentare grillino. A Luigi Di Maio, invece, spettava il ruolo più difficile. Quello del colpevole che si cosparge la testa di cenere. Occorre dirlo, ci è riuscito piuttosto bene, nonostante la sua ricostruzione dei fatti sia risultata approssimativa (ad essere buoni), è riuscito nell’opera di recitare di fronte al pubblico mea culpa, una specie di rito pubblico di confessione, per poi essere riabilitato, seppure con meno smalto rispetto a prima.
Un dettaglio che mi ha davvero colpito della difesa di Luigi: ha lasciato intendere che credeva che Paola Muraro fosse stata denunciata da uno del PD. Cioè che, pur di mettere i bastoni tra le ruote alla neosindaca Raggi, i cattivissimi piddini avrebbero sporto 14 (!!!) denunce nei confronti dell’assessora all'ambiente. Uno stupendo esempio di doppiopesismo! se vengono messi sotto processo gli avversari politici è tutto un fiorire di cori da stadio “Onestà! Onestà!”; se è uno del Movimento, vicino o nominato da esso ovviamente sono i cattivissimi sgherri del PD che usano la giustizia come arma politica. Ma, a quanto pare, alla base grillina queste ricostruzioni complottiste vanno bene.

 Insomma pace fatta? A quanto pare non proprio. A questo punto viene da chiedersi se non c’è qualche serio problema comunicativo dentro il Movimento. Grillo pare avere ridato fiducia alla sindaca, ma con la minaccia sempre incombente di ritirare il simbolo alla prossima mossa sbagliata. In compenso il comico genovese ha già sbandierato ciò che la base penta stellata romana voleva da tempo: un no secco sulle Olimpiadi nella Capitale. Come a dire: se certe decisioni la sindaca non è in grado di prenderle, le impone lui.
Qualcuno, comunque, sospetta che Virginia li tenga tutto il gotha dei Cinque Stelle per i gingilli. Effettivamente certa gente nel Movimento (vedi Favia e Pizzarotti) sono stati espulsi o messi ai margini per molto meno. Ma Grillo sa molto bene che la strada per Palazzo Chigi passa inevitabilmente dal Campidoglio, e che se non riusciranno a dimostrare di essere in grado di governare bene una città come Roma le loro possibilità di vincere a livello nazionale si ridurranno di parecchio. Un chiaro campanello d’allarme sono i quattro punti percentuali persi in una settimana.

Insomma, ne vedremo ancora delle belle. Nel frattempo anche la popolarità dei singoli politici grillini sta cambiando. In tutto ciò, pare che oramai il solo nome Virginia Raggi causi sdegno negli ambienti pentastellati.  Tanto che solo uno come Diego Fusaro è rimasto senza vergogna alcuna a sostenerla pubblicamente.
In tutto questo pandemonio romano pare stia sorgendo un nuovo astro nella galassia pentastellata: quella di Chiara Appendino, neo-sindaca di Torino. Freccero, come una bella fetta della base grillina, sembrano non avere dubbi: è lei la leader perfetta per il Movimento. Una che sa davvero governare.
In passato il Movimento aveva nutrito grandi speranze prima in Pozzarotti e poi in Raggi. Pare quasi si stia concretizzando un inedito rituale: i neosindaci a 5 stelle di comuni importanti vengono prima osannati come nuovi grandissimi astri della politica e poi ferocemente sbranati dalla macchina da guerra pentastellata. Che ora sia venuto il momento di Chiara? #Chiarastaiserena

giovedì 4 agosto 2016

Io non seguirò le Olimpiadi a Rio de Janeiro

Da alcun giorni Facebook ricorda me, come a tutti, l’imminenza dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Per l’esattezza nella home dell'app per cellulare appare un disegno della fiaccola olimpica e la scritta “Non vedi l’ora che inizino le Olimpiadi?”, invitando a scoprire questi fantomatici modi per partecipare a Rio 2016.

Ed ora, una piccola e di certo non esaustiva introduzione alle Olimpiadi che tra poche ore avranno inizio:

  • Secondo Amnesty International, tra aprile e giugno di quest’anno il tasso di omicidi da parte delle forze dell’ordine è aumentato del 103% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In totale, da quando Rio ha vinto la gara per ospitare i giochi nel 2009 e forze di polizia hanno ucciso più di 2.600 persone in città, che diventano addirittura 8.000 negli ultimi dieci anni. Non di rado si è avuta notizia di esecuzioni extragiudiziali, senza presunzione d’innocenza, età, ma (stranamente!) badando bene al colore della pelle. L’impennata dei morti a causa della polizia ha avuto inizio prima dei Mondiali di calcio, tra il 2013 ed il 2014. E da allora non ha smesso di crescere. Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi le operazioni di repressione nelle favelas si sono fatte sempre più violente.
  • Il governo brasiliano ha fatto approvare una legge contenente norme maggiormente limitanti le libertà di manifestazione e di espressione. Sulla carta per contrastare il terrorismo. Legge che era già stata proposta, ma non approvata, per i Mondiali del 2014.
  • Tutto questo impiego di polizia per reprimere il crimine no pare aver dato i suoi frutti: l'app “CrossFire”, lanciata poco più di un mese fa per raccogliere segnalazioni di sparatorie e violenza armata a Rio ha registrato 756 scontri a fuoco e almeno 51 morti. I luoghi delle sparatorie sono consultabili su mappa on-line.
  • Si è verificato un caso di violenza sessuale perpetuato da un agente di società di sicurezza ingaggiata per l’evento ai danni di una sportiva.
  • Anche per le strutture che serviranno (o che dovevano servire) per le Olimpiadi sembrano avere qualche problemino di troppo. La pista ciclabile, costata ben 10 milioni di euro e costruita a strapiombo sul mare, è crollata dopo appena quattro mesi dopo l’inaugurazione, causando la morte di due persone. Pare che non fosse stato previsto dai progettisti l’effetto delle onde sui pilastri. Ultimo crollo in ordine di tempo: il pontile per le gare di vela, distrutto dai venti una comunissima mareggiata. Allo stadio Engenhão sono stati segnalati bulloni non fissati, cedimenti, crepe e piloni piegati. Senza contare che il villaggio olimpico è stato creato in fretta e furia e che in diverse palazzine non sono stati fatti i controlli sugli impianti e sui sistemi anti-incendio. La cosa ha raggiunto il ridicolo quando nella palazzina australiana (in cui gli atleti, viste le condizioni non si sono sentiti di mettere piede, preferendo soluzioni alternative), durante un test anti-incendio, era stato spento il sistema di rilevazione di fumo. Così, quando si è generato un principio d’incendio l’intero palazzo ha rischiato di andare a fuoco.
  • Altro problema: l’inquinamento. Nel lago Rodrigo de Freitas, a poca distanza dal parco olimpico, dove si terranno le gare di canoa e canottaggio, si sono verificate morie di pesci. Se il lago è in condizioni ambientali che definirle pessime pare un eufemismo, anche il mare non è esattamente il meglio del meglio. Il velista austriaco Nico Delle Karth, giunto sul posto per allenarsi, ha definito le acque della baia “una discarica a cielo aperto. Le foto dei rifiuti in mare, diffuse già mesi fa, non fanno altro che confermare le pietose condizioni ambientali.
  • Come se non bastasse quanto elencato, i poliziotti ed i pompieri hanno accolto i primi turisti all'aeroporto con pupazzi insanguinati e la scritta “Welcome to Hell”. Benvenuti all'inferno. L’inferno della bancarotta dello stato di Rio de Janeiro che con la carta delle Olimpiadi chiede al governo federale i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici, per far andare avanti le scuole, gli uffici comunali, gli ospedali. Come potrà un sistema al collasso proteggere atleti e turisti dagli scontri tra le bande criminali e dal pericolo di attentati terroristici?


Il mondo si sta preparando alle imminenti Olimpiadi. Quasi indifferente a tutti i problemi che queste stanno causando. La BBC ha creato un simpatico spot pubblicitario per l’evento, la nostra portabandiera si è lamentata della stanza troppo piccola (e per fortuna che non gareggiava per l’Australia...). I brasiliani (magari quelli non sfrattati dalle loro case per far spazio alle faraoniche strutture costruite per l’evento), paiono felici di ospitare l’evento in casa
E gli italiani? Si godono l’omaggio dei carioca con il Cristo redentore illuminato con il tricolore italiano e si preparano a seguire le gare di sport che, se non fossero le Olimpiadi, non seguirebbero mai. Magari non si accorgerebbero nemmeno dell’esistenza di certe discipline.

Insomma tutto normale. Tranne che, se nell'Antica Grecia, quando si disputavano le Olimpiadi si fermavano le guerre e non venivano eseguite le condanne a morte. Oggi invece, in Brasile, sembra si stia verificando l’esatto opposto. Con l’arrivo delle Olimpiadi i morti aumentano, la violenza dell'autorità s'intensifica. Con buona pace di chi, in Italia ha sempre fatto il tifo per il governo “di sinistra” del partito socialista. Se fosse stato un governo di destra a permettere e stragi nelle favelas? A limitare le libertà di espressione e manifestazione?
Insomma, a Rio si aprirà l’ennesimo circo olimpionico, in cui, oltre all'aspetto propriamente sportivo, anche l’aspetto politico si sta ritagliando un peso non trascurabile. Alcune delle ultime Olimpiadi, specie quella a Pechino del 2008 e quelle invernali a Soci nel 2014, si sono dimostrate degli enormi carrozzoni ideologici. Delle belle vetrine in cui poter comunicare al Mondo intero che certi regimi “democratici fino ad un certo punto” non erano poi così male, che certi posti non erano poi così brutti. Una bella vetrina, primariamente politica, ma anche turistica.
Anche a Rio pare che si stia verificando la stessa situazione. Affiancata dagli immancabili sperperi e giri di corruzione che spesso precedono questi eventi. 
Potranno tirare a lucido le strutture non finite, coprire le baraccopoli fatiscenti, nascondere l’odore dei rifiuti e dei pesci morti per l’inquinamento, occultare i cadaveri delle esecuzioni sommarie. Potranno fare tutto questo e raccontare che quanto occultato non esita. Ma per me queste Olimpiadi puzzeranno sempre di sporco, di corruzione e soprattutto di sangue.

Servono altre ragioni per poter affermare che, in tutta serenità, che non seguirò queste Olimpiadi? Che di esse, del loro sfarzo, delle dirette TV notturne, dei pre- e post- gara, delle vittorie e delle sconfitte non me ne frega assolutamente nulla?

giovedì 12 maggio 2016

Il sonno della politica genera mostri. Ovvero: le comunali a Bologna

Fino ad una/due settimane fa Bologna non sembrava una città con imminenti elezioni comunali. La campagna delle varie liste era poco o per nulla percepibile. E quando lo diventava destava più noia che interesse.

D’improvviso, la visita di Salvini a Bologna (di cui vi ho già parlato qui) sembra aver contribuito a scaldare gli animi e le comunali. Il debole comunicato stampa di Merola al segretario leghista ha buttato altra benzina sul fuoco.
 Il successivo party non autorizzato al cassero di Santo Stefano organizzato dal circolo Atlantide ha fatto definitivamente scoppiare la battaglia politica. Sì, proprio quel circolo Atlantide fatto sgomberare a forza dal cassero di Santo Stefano nell'ottobre 2015. Sgombero che ha portato a dissidi tali da portare all'estromissione dell’assessore Ronchi dalla giunta comunale. Apriti cielo! La presidentessa del quartiere Iliara Giorgetti ha gridato allo scandalo e ha accusato direttamente il comune come causa di ogni male possibile. Come a dire: siamo in campagna elettorale, e allora strumentalizziamo qualsiasi cosa, pur di portare qualche voto in più al proprio mulino politico.
Dalla giunta comunale, dopo un iniziale gioco allo scaricabarile con la questura, il sindaco ha deciso di sporgere denuncia. Merola ha provato a sottovalutare il problema, ad addossarlo ad altri quando proprio esso non poteva più essere occultato, ed infine a difendersi con l’attacco una volta messo alle strette. Strategia debole e molto opportunista, ma quest’ultima svolta giudiziaria potrebbe fargli guadagnare qualche voto tra i moderati indecisi.
Nel frattempo la grande trovata del PD è stata quella di fare un video pubblicitario (innovativo, non è vero?) con protagonisti gli umarells di Bologna. Lo spot però, tocca anche alcuni nervi scoperti della città proponendoli come punti forti dell’attività della giunta uscente. Il caso più lampante: la sicurezza in Bolognina (vi ricordate la serie di spaccate di qualche mese fa?).
Nonostante tutto ciò, il PD è dato dai sondaggi sopra il 40%. Non tantissimo. Alcune comunali fa l’obiettivo dichiarato del Partito Democratico era quello di vincere al primo turno. Ora pare accontentarsi di vincere senza troppa fatica al ballottaggio.

Se il PD, nonostante tutto, pare godere ancora di una più che discreta salute, nonostante certe smagliature, non altrettanto si può dire della destra bolognese.
In primis per la frammentazione delle liste. La destra bolognese non ha mai brillato per i risultati elettorali (eccezion fatta per Guazzaloca) e presentarsi divisi rischia di disperdere i pochi voti rimasti. I vari Bernardini, De Carli e Celloni, oltre a Lucia Borgonzoni, rischiano di spartirsi un piatto già magro.
Come se non bastasse, l’attuale campagna politica è stata impreziosita dalle “perle” fasciste che certi candidati di centro-destra (ripeto: CENTRO-destra, non destra-destra) hanno elargito con una leggerezza impareggiabile sui social network. Oramai facebook e twitter hanno ampiamente dimostrato di avere una memoria lunghissima, e di essere fonte di pericolosissimi boomerang, se non gestiti con criterio.
Memoria cortissima, invece, ha dimostrato di avere Luca Cavazza, giovanissimo candidato nelle liste i Forza Italia. Bisogna capirlo, si era scordato che in un giorno di pioggia della scorsa estate, invece di andare in spiaggia, era andato alla tomba di Benito a Predappio. Ovviamente il giro turistico non poteva non essere immortalato sui social con una bella frase commemorativa “Tutto quello che fu fatto non potrà essere cancellato” e, a scanso di equivoci, geolocalizzazione, presso la cripta Mussolini. Se il giovane forzista non ha una lunga memoria, ha dimostrato però una grande capacità nell'arte politica del mirror climbing, liquidando il tutto come una “goliardata”, salvo poi usare la cara vecchia foglia di fico del “ma Mussolini ha fatto anche tante cose buone”. Ottimo esempio di equilibrismo politico, sintomi di grandi capacità che lo aiuteranno nella sua carriera politica.
Anche Elia Pirone, della lista “Riprendiamoci Bologna”, a supporto di Lucia Borgonzoni, si è lasciato andare a commenti con forte puzzo di fascismo quando è stato direttamente paragonato al duce “Mento volitivo, fronte spaziosa, sguardo indomito”, a cui ha risposto di non essere degno. Il dialogo sul social è proseguito con riferimenti alla Gola del Furlo (riserva di caccia personale di Mussolini) e al desiderio di “evitare un secondo piazzale [Loreto n.d.r.]”. Il dialogo prosegue sempre sul tono scherzoso, ma che rivela una certa fascinazione per la figura di Benito e sul ventennio.
Senza contare che pure Galeazzo Bignami, capolista di FI, è stato investito pochi giorni fa da uno scandalo simile. Chissà da dove, sono emerse da chissà dove delle foto che lo ritraggono in camicia nera con tanto di svastica sul braccio. O seduto a tavola con dietro le bandiere del partito nazionalsocialista tedesco e quella della Repubblica di Salò, oltre ad una evidente bottiglia di Coca-Cola sul tavolo. I totalitarismi di destra ed il simbolo del capitalismo americano. 
Bignami si è difeso affermando che le foto risalgono alla sia festa di addio al celibato di 10 anni prima. Vedendo le foto la versione fornita appare perlomeno plausibile, ma che non gli hanno evitato una bella dose di accuse e richieste di dimissioni. Ma in fin dei conti Bignami l’ha sempre affermato di essere “un uomo di destra fatto e finito”. Nomen omen, dicevano i latini.
In questi casi non saprei quanto il detto “mal comune mezzo gaudio” sia applicabile.

Tornando ai candidati al consiglio comunale, oltre ai post fascisti stanno facendo notizia per quelli sessiti. Mario Turrini, in corsa con la lista “Uniti si vince”, a supporto anch'essa della candidata leghista, ha auto la brillante idea di pubblicare il lato B di una bella ragazza sul suo profilo Facebook per farsi pubblicità. Anni fa un vero politico come Rino Formica ebbe a dire che “la politica è sangue e merda”. Di sangue, inteso come passione politica, ne vedo ben poco. Riguardo alla merda beh, direi che in questo caso siamo indubbiamente “a monte”.
Il post sessita, grazie alle testate locali ha generato così tanta indignazione da costringere Turrini ad un post di pubbliche scuse in cui ha fatto presente di aver rubato l’immagine da una campagna contro la privatizzazione dell’acqua. Come se prendere immagini di culi a caso su internet fosse un’attenuante. Per non parlare poi dei vistosi errori presenti nel commento (!!!).
Anche l’emittente locale èTv si è interessata dell’accaduto con un’intervista a Turrini, il quale derubrica il suo gesto ad una stupida goliardata tra amici (pure lui!). Lui è a posto, “non userebbe mai donne o parti di donne per la sua campagna politica”. Per fortuna, nel finale d’intervista gli viene in soccorso Lorenzo Tomassini, candidato anch'egli per “Uniti si vince”. Il quale, dopo aver affermato che il suo collega “ha ecceduto”, si è lanciato in una vivace critica alla sinistra moralista, puntando tutto sul vecchio, ma sempre efficace, benaltrismo. In città ci sono ben altri problemi! Se ne rendessero conto! 
Scorrendo i vecchi post sul profilo di Turrini, oltre a pubblicità della sua lista, foto di gazebo, ecc.. rimane qualche immagine con frasettine d’effetto, qualche notiziona bomba presa da Imola Oggi (sito d’informazione parecchio attendibile, a quanto pare), richiami alla legittima difesa come fosse il Far West, agli immigrati ladri (in questi ultimi due casi siamo al limite del complottismo) e donne svestite contro l'abbandono dei cani
. Cosa? Donne svestite? Ma come? Non era lui quello che aveva ribadito il rispetto verso la donna?
Il lupo perde il pelo, ma non il vizietto.

Passiamo ora ai pentastellati. Il partito di Grillo ha messo in campo Massimo Bugani. La campagna dei grillini si sta rivelando parecchio evanescente. I sondaggi danno il M5S sotto il 20%, quindi più che doppiato dal PD e parecchio distante anche da Borgonzoni, con possibilità di accedere al ballottaggio praticamente nulle.
Considerando che 5 anni fa Bugani si fermò sotto al 10%, questo potrebbe rappresentare un aumento della base grillina in città, anche sembrano lontani i tempi in cui il Movimento non aveva ancora messo piede sotto le due torri ed ogni punto percentuale sembrava strappato con le unghie e con i denti alla casta politica.


In conclusione le comunali a Bologna continuano a ruotare attorno a polemiche estemporanee. C’è un pericoloso vuoto nei programmi e nelle idee dei candidati che temo si trasformerà in urne vuote il 5 giugno.
Il PD risente dei propri fantasmi: della sicurezza in città, del rapporto permissivista instaurato da sempre con i collettivi, senza più nemmeno un Ronchi da sacrificare sull’altare delle necessità politiche.
Insomma, l’atteggiamento del sindaco uscente sembra quello di un giocatore professionista che, una volta entrato in campo, gioca neanche a metà delle sue capacità, considerando la squadra avversaria come un ammasso di brocchi.

La destra vivacchia anch’essa e attacca Merola. Tra una discolpa e l’altra. Quando non deve ammantare di goliardia le malefatte dei propri candidati meno svegli o semplicemente più onesti verso le loro vere idee. L’idea che se ne ricava è di una destra vittima di sé stessa, della sua incapacità anche solo di fingersi moderata, e a favore della parità tra i sessi. E per questo incapace di vincere.


Grillini ed altri non pervenuti.


giovedì 5 maggio 2016

Tu chiamali se vuoi squadristi (pt.2)

Oggi, giovedì 5 maggio 2016 Salvini ha fatto la sua ennesima scappatina a Bologna per supportare la sua candidata sindaco Lucia Borgonzoni per le, ormai imminenti, comunali nella città delle due torri. La visita aveva come piatto forte, oltre al classico giro promozionale per la città, ha previsto anche l’incontro con il Magnifico Rettore Ubertini.
Ovviamente la presenza in città del segretario leghista non è passata inosservata, ed è ovvio che comunisti ed anarcoidi vari ed eventuali abbiano sfruttato l’occasione per scendere in piazza e manifestare “democraticamente” questo loro impellente desiderio antidemocratico di ridurre al silenzio ed espellere da Bologna chi non la pensa come loro. Sì, proprio loro. Quelli del diritto di dimora, ricordate?
Le cose sono andate come dovevano andare, un gruppetto di esagitati ha attraversato la città partendo da Piazza Verdi, direzione: facoltà di ingegneria. Diritti verso il fatidico luogo della conferenza stampa dell’odiato Salvini. Per qualcuno dei compagni i manifestanti erano addirittura di centinaia di studenti  (!!!), cosa abbastanza difficile da credere, vedendo le foto della manifestazione (come quella riportata qui a lato). Moltiplicazione dei manifestanti a parte, il corteo si è svolto come previsto. Arrivati in prossimità della facoltà sono partiti gli scontri con la polizia. Da parte dei civili manifestanti si è allora provveduto ad esprimere il dissenso con il lancio di uova, carciofi e sassi, oltre che con calci e pugni. Solo dopo tre cariche della polizia la situazione è tornata alla (quasi) normalità.
Se tutto si fosse fermato qui, si sarebbe potuto derubricare l’evento a quasi ordinaria amministrazione, in una città come Bologna. Ma un gruppetto di geniacci del collettivo Hobo non bastava. Sono entrati in una libreria e hanno strappato le copie che hanno trovato dell’ultimo libro di  Salvini. Non contenti hanno ripreso tutto e postato il video sul loro profilo Facebook.
Bravi, davvero bravi! Devo ammetterlo, avete avuto coraggio. Coraggio di mostrare finalmente che cosa siete: un branco di squadristi. Se avete dei dubbi andatevi a vedere la sua definizione! Avete mostrato un tratto identificativo dell’estrema sinistra italiana nella sua interezza: la doppiezza. Siete sempre pronti ad accusare gli altri di qualsiasi nefandezza, specie se compiuta verso di voi. Quando invece le gesta violente hanno voi come esecutori, allora tutto è giustificato. E ve ne vantate pure.
Ovviamente non siete così stupidi da autodenunciarvi, ne video di una manciata di secondi che avete pubblicato non si vede un volto neanche per sbaglio.
Strappare libri in una libreria. Una vera e propria vigliaccata degna delle peggiori camicie nere. Bravi compagni, continuate così!
Con i vostri metodi “diversamente democratici” avete fornito, per l’ennesima volta, l'alibi a Salvini per passare da vittima e sfruttare gli eventi della giornata per portare acqua al suo mulino politico. E non è pure la prima volta che accade. Già nella visita al campo nomadi alla periferia di Bologna dello scorso novembre dovrebbe si era ripetuto lo stesso copione, e avevo già scritto. Anche in quell'occasione, guarda caso, erano rimasti coinvolti negli scontri soggetti appartenenti ai collettivi che oggi erano in strada a manifestare. Segno che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Infine, come ciliegina sulla torta, anche Merola si è sentito in dovere di dire la sua.
L'attuale sindaco di Bologna non ha trovato di meglio da fare che criticare la visita di Matteo a Bologna. I toni di Merola passano abbondantemente il ridicolo. Si comincia con la critica “all'elmetto”, grezza strumentalizzazione politica di Salvini del disagio dei commercianti del mercato rionale di via Albani, ma che esprime una paura diffusa ed un bisogno di sicurezza che l’attuale giunta comunale non è riuscita a soddisfare. Inoltre Merola criticando questa frase lascia aperto il campo a due possibili considerazioni: o il sindaco non conosce le problematicità di cui il quartiere della Bolognina soffre (e di certo non da ieri...) o semplicemente le ignora. Non saprei dire quale delle due sia la peggiore. Infine, il comunicato di Merola termina con le scuse ai cittadini per la “cinquantesima venuta di Salvini in città”, lasciando intendere che i disagi patiti sono colpa esclusiva del segretario leghista, e non di un sistema che a Bologna non è in grado di gestire l’ordine pubblico, che ha tollerato e che tollera tuttora le manifestazioni più o meno democratiche e civili dei collettivi di turno. Sparuti groppuscoli di vandali urbani che riescono a bloccare la viabilità per ore, causare danni. Il tutto mettendo in un’ottica dispregiativa l’ennesima venuta del segretario del Carroccio a Bologna, come se muoversi liberamente sul territorio nazionale fosse una colpa. Ovvia e scontata la frase finale della risposta di Merola: “Fra un mese tutto questo finirà, promesso”. Sì, tra un mese ci saranno le comunali e probabilmente il Matteone nazionale troverà altri luoghi da frequentare così assiduamente. Ma la situazione dell’ordine pubblico, vista una quasi certa rielezione di Merola, è certo che resterà sempre la stessa.

Tirando le somme: oggi l’unico uscito vincitore, come previsto, è Salvini. Facendosi un bel giro sotto le Due Torri, chiacchierando con i commercianti ed il magnifico si è portato a casa un po’ di voti. E magari li ha fatti guadagnare alla sua candidata sindaco, in uno corsa alla poltrona di sindaco che pareva già segnata.

Chi oggi esce perente:

il magnifico rettore. Un incontro in facoltà con Salvini è la scelta peggiore che si potesse immaginare. Fa male vedere scene di studenti cacciati dalla facoltà, allontanati da un ambiente che dovrebbe avere come principale scopo la loro formazione e non le conferenze stampa del politico di turno.

Il sindaco Merola. Con un comunicato stampa ridicolo ha provato a ribaltare le responsabilità politiche su altri, evitando ben bene di parlare delle responsabilità che dovrebbe avere riguardo all’ordine pubblico.

I kollettivi. Ma questa non è una novità. Sono il miglior spot che Salvini potesse desiderare. La loro utilità si riduce allo spaventare l’elettorato moderato spingendolo sempre più verso destra. La mossa di bruciare i libri, poi, vi ha mostrato per quello che veramente siete, degli squadristi. Né più né meno. I nazisti negli anni ’30 facevano dei grandi falò di piazza con i libri “non graditi”. Voi vi limitate a strapparli. Il risultato è il medesimo: il tentativo, più o meno velato a seconda delle occasioni, di tacitare il pensiero dell’avversario.
Avete un’ignoranza politica senza pari. A nulla vi è servita la lezione del movimento dei forconi su come una rivendicazione, anche legittima, può degenerare?

Forse, più di tutti questi, quello che oggi mi sembra abbia perso più degli altri è il senso civico della città. Negli ultimi tempi mi sembra stia scendendo un torpore sulle coscienze. Azioni di protesta sempre più aggressive e meno democratiche, sgomberi forzati, scontri di piazza, paiono succedersi molto più frequentemente. Credo anche che certe azioni politiche esulanti dal contesto democratico fino a qualche anno fa non sarebbero state tollerate come oggi. Pare quasi che una patina di grigio menefreghismo e indifferenza si sia appoggiato sulla grassa Bologna.

Come risposta a ciò vi propongo un semplice esercizio di civiltà: andate sulla pagina Facebook del collettivo Hobo e, nel video delle loro “prodezze”in libreria, in modo civile, spiegategli quanto le loro gesta assomiglino a quelle delle camicie nere. Penso sia una buona cura contro il su


ddetto menefreghismo.