giovedì 5 maggio 2016

Tu chiamali se vuoi squadristi (pt.2)

Oggi, giovedì 5 maggio 2016 Salvini ha fatto la sua ennesima scappatina a Bologna per supportare la sua candidata sindaco Lucia Borgonzoni per le, ormai imminenti, comunali nella città delle due torri. La visita aveva come piatto forte, oltre al classico giro promozionale per la città, ha previsto anche l’incontro con il Magnifico Rettore Ubertini.
Ovviamente la presenza in città del segretario leghista non è passata inosservata, ed è ovvio che comunisti ed anarcoidi vari ed eventuali abbiano sfruttato l’occasione per scendere in piazza e manifestare “democraticamente” questo loro impellente desiderio antidemocratico di ridurre al silenzio ed espellere da Bologna chi non la pensa come loro. Sì, proprio loro. Quelli del diritto di dimora, ricordate?
Le cose sono andate come dovevano andare, un gruppetto di esagitati ha attraversato la città partendo da Piazza Verdi, direzione: facoltà di ingegneria. Diritti verso il fatidico luogo della conferenza stampa dell’odiato Salvini. Per qualcuno dei compagni i manifestanti erano addirittura di centinaia di studenti  (!!!), cosa abbastanza difficile da credere, vedendo le foto della manifestazione (come quella riportata qui a lato). Moltiplicazione dei manifestanti a parte, il corteo si è svolto come previsto. Arrivati in prossimità della facoltà sono partiti gli scontri con la polizia. Da parte dei civili manifestanti si è allora provveduto ad esprimere il dissenso con il lancio di uova, carciofi e sassi, oltre che con calci e pugni. Solo dopo tre cariche della polizia la situazione è tornata alla (quasi) normalità.
Se tutto si fosse fermato qui, si sarebbe potuto derubricare l’evento a quasi ordinaria amministrazione, in una città come Bologna. Ma un gruppetto di geniacci del collettivo Hobo non bastava. Sono entrati in una libreria e hanno strappato le copie che hanno trovato dell’ultimo libro di  Salvini. Non contenti hanno ripreso tutto e postato il video sul loro profilo Facebook.
Bravi, davvero bravi! Devo ammetterlo, avete avuto coraggio. Coraggio di mostrare finalmente che cosa siete: un branco di squadristi. Se avete dei dubbi andatevi a vedere la sua definizione! Avete mostrato un tratto identificativo dell’estrema sinistra italiana nella sua interezza: la doppiezza. Siete sempre pronti ad accusare gli altri di qualsiasi nefandezza, specie se compiuta verso di voi. Quando invece le gesta violente hanno voi come esecutori, allora tutto è giustificato. E ve ne vantate pure.
Ovviamente non siete così stupidi da autodenunciarvi, ne video di una manciata di secondi che avete pubblicato non si vede un volto neanche per sbaglio.
Strappare libri in una libreria. Una vera e propria vigliaccata degna delle peggiori camicie nere. Bravi compagni, continuate così!
Con i vostri metodi “diversamente democratici” avete fornito, per l’ennesima volta, l'alibi a Salvini per passare da vittima e sfruttare gli eventi della giornata per portare acqua al suo mulino politico. E non è pure la prima volta che accade. Già nella visita al campo nomadi alla periferia di Bologna dello scorso novembre dovrebbe si era ripetuto lo stesso copione, e avevo già scritto. Anche in quell'occasione, guarda caso, erano rimasti coinvolti negli scontri soggetti appartenenti ai collettivi che oggi erano in strada a manifestare. Segno che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Infine, come ciliegina sulla torta, anche Merola si è sentito in dovere di dire la sua.
L'attuale sindaco di Bologna non ha trovato di meglio da fare che criticare la visita di Matteo a Bologna. I toni di Merola passano abbondantemente il ridicolo. Si comincia con la critica “all'elmetto”, grezza strumentalizzazione politica di Salvini del disagio dei commercianti del mercato rionale di via Albani, ma che esprime una paura diffusa ed un bisogno di sicurezza che l’attuale giunta comunale non è riuscita a soddisfare. Inoltre Merola criticando questa frase lascia aperto il campo a due possibili considerazioni: o il sindaco non conosce le problematicità di cui il quartiere della Bolognina soffre (e di certo non da ieri...) o semplicemente le ignora. Non saprei dire quale delle due sia la peggiore. Infine, il comunicato di Merola termina con le scuse ai cittadini per la “cinquantesima venuta di Salvini in città”, lasciando intendere che i disagi patiti sono colpa esclusiva del segretario leghista, e non di un sistema che a Bologna non è in grado di gestire l’ordine pubblico, che ha tollerato e che tollera tuttora le manifestazioni più o meno democratiche e civili dei collettivi di turno. Sparuti groppuscoli di vandali urbani che riescono a bloccare la viabilità per ore, causare danni. Il tutto mettendo in un’ottica dispregiativa l’ennesima venuta del segretario del Carroccio a Bologna, come se muoversi liberamente sul territorio nazionale fosse una colpa. Ovvia e scontata la frase finale della risposta di Merola: “Fra un mese tutto questo finirà, promesso”. Sì, tra un mese ci saranno le comunali e probabilmente il Matteone nazionale troverà altri luoghi da frequentare così assiduamente. Ma la situazione dell’ordine pubblico, vista una quasi certa rielezione di Merola, è certo che resterà sempre la stessa.

Tirando le somme: oggi l’unico uscito vincitore, come previsto, è Salvini. Facendosi un bel giro sotto le Due Torri, chiacchierando con i commercianti ed il magnifico si è portato a casa un po’ di voti. E magari li ha fatti guadagnare alla sua candidata sindaco, in uno corsa alla poltrona di sindaco che pareva già segnata.

Chi oggi esce perente:

il magnifico rettore. Un incontro in facoltà con Salvini è la scelta peggiore che si potesse immaginare. Fa male vedere scene di studenti cacciati dalla facoltà, allontanati da un ambiente che dovrebbe avere come principale scopo la loro formazione e non le conferenze stampa del politico di turno.

Il sindaco Merola. Con un comunicato stampa ridicolo ha provato a ribaltare le responsabilità politiche su altri, evitando ben bene di parlare delle responsabilità che dovrebbe avere riguardo all’ordine pubblico.

I kollettivi. Ma questa non è una novità. Sono il miglior spot che Salvini potesse desiderare. La loro utilità si riduce allo spaventare l’elettorato moderato spingendolo sempre più verso destra. La mossa di bruciare i libri, poi, vi ha mostrato per quello che veramente siete, degli squadristi. Né più né meno. I nazisti negli anni ’30 facevano dei grandi falò di piazza con i libri “non graditi”. Voi vi limitate a strapparli. Il risultato è il medesimo: il tentativo, più o meno velato a seconda delle occasioni, di tacitare il pensiero dell’avversario.
Avete un’ignoranza politica senza pari. A nulla vi è servita la lezione del movimento dei forconi su come una rivendicazione, anche legittima, può degenerare?

Forse, più di tutti questi, quello che oggi mi sembra abbia perso più degli altri è il senso civico della città. Negli ultimi tempi mi sembra stia scendendo un torpore sulle coscienze. Azioni di protesta sempre più aggressive e meno democratiche, sgomberi forzati, scontri di piazza, paiono succedersi molto più frequentemente. Credo anche che certe azioni politiche esulanti dal contesto democratico fino a qualche anno fa non sarebbero state tollerate come oggi. Pare quasi che una patina di grigio menefreghismo e indifferenza si sia appoggiato sulla grassa Bologna.

Come risposta a ciò vi propongo un semplice esercizio di civiltà: andate sulla pagina Facebook del collettivo Hobo e, nel video delle loro “prodezze”in libreria, in modo civile, spiegategli quanto le loro gesta assomiglino a quelle delle camicie nere. Penso sia una buona cura contro il su


ddetto menefreghismo.

domenica 1 maggio 2016

Sinistra? Quale sinistra?

Negli ultimi Giorni, Giorgia Meloni, candidata sindaco per Fratelli d’Italia a Roma ha sostenuto che Renzi ed il Movimento Cinque Stelle siano le due facce della stessa medaglia. Medaglia ovviamente sinistrorsa!
Io non so in che mondo essa viva, ed in questo microcosmo Meloniano  cosa sia di sinistra e cosa sia di destra.
Già in diversi ci hanno provato a dare definizioni di ciò che è ciò che non è di una fazione. Discorsi più o meno astratti, interessanti o meno.
Il Movimento, come ben si sa, non ama le etichette politiche. Però alcuni suoi esponenti, più o meno in vista, pare si alternino nel mostrare “aderenze ideologiche” con la destra, anche con quella più a destra della Meloni. Dall’apertura a Casapoud di Grillo, alla consigliera comunale grillina di Ragusa che si diverte a postare su FB busti di Mussolini in prossimità del 25 aprile.

Concentriamoci ora sulle posizioni politiche della candidata sindaco grillina. Di fatto le posizioni di Virginia Raggi si sono in linea con quanto sempre affermato da Grillo & compagni. Fa alcuni passi a destra (vedi pubblica sicurezza), qualcuno a sinistra (legalizzazioni varie), magari per convertire al Movimento qualche scontento di una delle due fazioni.
Virginia con il suo viso telegenico pare incarnare una versione soft del grillismo. Anche Grillo lo sa bene, in Italia per vincere bisogna corteggiare i moderati, non solo gli arrabbiati con il sistema.
Sul fatto che il PD sia o meno di sinistra non voglio addentrarmi: finirei in un campo minato. Per approfondire una tematica del genere penso non bastino 100 post.
Sta di fatto che Giorgia ha definito “di sinistra” due candidati che già di loro non mi paiono piuttosto centristi. Anche i partiti da cui provengono per me non possono essere etichettati tanto facilmente. Il Movimento è profondamente allergico alle definizioni di campo,alcune battaglie politiche le combatte su posizioni più di sinistra (vedi reddito di cittadinanza) e altre più a destra (immigrazione), saltellando da posizioni di una parte e dell’altra con una semplicità spiazzante. Anche i suoi elettori sono piuttosto variegati: si va dagli ex missini agli ex rifondaroli. L’altro, il PD, fa parte del Partito dei Socialisti Europei, ma è palese il richiamo democristiano del renzismo. Senza contare che l’uscita dei suoi rami più sinistri ha sicuramente comportato uno spostamento più a destra del partito. Un partito che con il nuovo corso renziano ha recuperato il voto moderato che l’ha spinto a percentuali di voto semplicemente impossibili fino a pochi anni prima. Ma che forse ha chiesto come prezzo un po’ dell’anima originaria del progetto politico.
Può darsi che la cara Giorgia abbia fatto quest’affermazione perché, nel bel mezzo della confusione che regna sulla disposizione dei partiti, dare una così facile chiave di lettura è allettante, soprattutto se si ripropone un giochetto tanto caro alla vecchia sinistra: delegittimare gli avversari politicamente moderati definendoli dell’altra parte. La sinistra-sinistra in Italia con questo e altri giochi ha finito per frammentarsi e ridursi nella più completa irrilevanza politica. Con il mantra “io sono davvero di [inserire SINISTRA o DESTRA a proprio piacimento] mentre gli altri no” non si vincono le elezioni. Al massimo si fidelizzano ancora di più i sostenitori, si può avvicinare qualche elettore scontento o disorientato, ma non credo si possa andare oltre.





Ma in fin dei conti, oggi come oggi, cos'è la sinistra? Cosa definisce davvero cos'è di sinistra o di destra?

giovedì 25 febbraio 2016

Il ddl Cirinnà è stato affondato. Lunga vita al ddl.

La scorsa settimana il ddl Cirinnà ha avuto uno serio stop. Tanto forte da costringere la senatrice Cirinnà a parlare di ritiro dalla politica.
Riassumendo: dei 5.000 emendamenti presentati dalle opposizioni (se volete avere idea di cosa è stato presentato potete dare un’occhiata a questa galleria degli orrori) ne sono stati ritirati circa 4.500 facendone rimanere 500. Un numero comunque alto che ha portato alla decisione di presentare il cosiddetto “canguro”, a meno che non si voglia ripetere la patetica scena di Pittella al Parlamento Europeo.

Una brutta bestia il famigerato marsupiale. Addirittura avrebbe permesso una votazione rapida raggruppando gli emendamenti sullo stesso argomento. I senatori del Movimento, dopo essersi distinti per aver dato l’impressione di avere le idee chiare sul ddl (dal sì senza e se e senza ma fino ad approdare alla libertà di coscienza per tutti), alla fine hanno optato per un affondo secco e deciso al PD opponendosi al canguro.
Capisco che il famigerato marsupiale possa essere un, seppur piccolo, ostacolo al dibattito parlamentare. Ma di certo non è paragonabile alla tanto contestata tagliola già ampiamente usata alla Camera! Qualcuno ha parlato di immaturità politica del parlamentari del Movimento. Personalmente mi stupisco che ci siano giornalisti che paiono accorgersene solo ora. Mi sembra che i senatori grillini siano stati presi dalla voglia di partecipare ad una specie, come quelle che fanno tra loro gli adolescenti. Solo che se i maschi sui 15/16 anni gareggiano per chi ce l’ha più lungo, i senatori a 5 stelle fanno a gara per essere i meno compromessi possibile. Perché si sa, il canguro è proprio una brutta bestia, ed il PD l’origine di tutti i mali.
E in mezzo a cotanto disordine nel Movimento, con i parlamentari grillini contestati (e non solo su internet) Grillo che fa? Non pubblica nulla sull'argomento (né sul sacro blog né sugli amati social network). In compenso si traveste da tigre e da lupo per scappare ai cronisti. E pensare che quando ero piccolo avevo un ricordo ben diverso dell’uomo tigre. A quanto pare, il Grillo Tigre è un po’ diverso...
Per fortuna è arrivata un’intervista a La Stampa del buon Di Battista che ha fugato ogni dubbio. Per il deputato di punta del Movimento la legge sulle unioni civili è sì importante. Ma non così tanto. Ce ne sarebbero almeno altre 20 importanti uguali se non di più. Altre belle battaglie da combattere fino all'ultimo sangue, anche contro chi potrebbe essere un loro alleato. Altre 20 battaglie da sacrificare sull'altare dell’intransigenza e della coerenza più integraliste. Tanto in caso di sconfitta possono sempre dare la colpa al cattivissimo PD. E in caso di vittoria si può sempre usare lo stratagemma del complotto ordito contro il Movimento.

Ora, ad una settimana di distanza si torna sull'argomento. Il ddl è stato modificato. La stepchild adoption, tanto difficile da pronunciare per i nostri parlamentari, è andata in soffitta. Con buona pace delle loro prodezze linguistiche.
Indipendentemente da come andrà oggi sarà un successo. Ma un successo per davvero.
Come nei migliori concorsi a premi tutti alla fine avranno ottenuto qualcosa. Chi un po’ di più chi un po’ di meno. Ma nella sostanza nessuno tornerò a casa a mani vuote.

Per primo Renzi. L’aveva promesso ed è riuscito a portare a casa il risultato. E non solo: è riuscito  ricompattare il proprio partito e ad evitare che la fronda cattodem gli rovinasse tutto. Poco importa se ha perso qualche cosa nelle intenzioni di voto. Sa benissimo che si può recuperare. La strada verso le prossime tornate elettorali è ancora molto lunga.

Hanno vinto i fondamentalisti cattolici nel PD. Da minoranza sfigata sono diventati l’ago della bilancia. Il partito ha dovuto corteggiarli e accettare il loro “contributo” alla legge.
Situazione analoga per i centristi di NCD. Angelino ed i suoi hanno potuto prendersi una bella rivincita permettendosi pure un'infelice battuta sulla fedeltà nelle coppie gay. Entrambi questi gruppi, centristi ed i cattodem, possono uscire a testa alta. Non hanno fatto ostruzionismo contro un così importante obiettivo del Governo.

Può sorridere Verdini. Ha ottenuto più di tutti quello che voleva: un posto in maggioranza. Dopo tanta fatica a raggranellare parlamentari, alla fine tanto duro lavoro gli ha permesso di raggiungere l’agognato obiettivo! Alla fine ha avuto ragione Denis, Il PD in questo momento sembra soffrire di amnesia. I parlamentari democratici si erano stracciati le vesti al minimo indizio di compravendita di senatori all'epoca della caduta del Governo Prodi (cioè due o tre ere politiche fa). Oggi, invece, pare tutto a posto, normale. Davvero un bell’esempio di bipensiero nel senso più orwelliano possibile. Non so che coraggio possa avere certa gente di fronte ai propri elettori. E dopo Denis, pure i (pochi) fedelissimi di Flavio Tosi presenti in Parlamento si preannunciano come la nuova stampella di Renzi. Aggiungi un posto al Governo che c’è un amico in più.

Possono sorridere i petastellati. La tempesta politica della settimana scorsa pare ora quietarsi e allontanarsi. Hanno perso qualche simpatizzante, sì, ma la loro base pare essergli rimasta fedele. Inoltre l’approvazione del ddl permette di lavare le coscienze politiche dall’infamante accusa di essersi opposti al ddl solo per fare uno sgambetto a Renzi. E poi un’approvazione a colpi di maggioranza è un ottimo motivo per dedicarsi al loro sport preferito: criticare il PD. Ci vorrà un po’, ma anche gli aspetti più sospetti di questo travagliato iter parlamentare, piano piano, cadranno nel dimenticatoio. Dal presunto abbraccio Airola, i senatori di FI e Calderoli (rivelatosi poi una bufala), lo strano SMS ricevuto dalla Cirinnà per non parlare dell’atteggiamento tutt'altro che chiaro tenuto dal Partito di Beppe sul ddl.

Può festeggiare pure uno come Calderoli, che è riuscito a ricavarsi un bel siparietto sproloquiando a caso di San Pietro con i tabulati elettronici delle votazioni e Renzi all'inferno. Incredibile che uno sposato con rito celtico d’improvviso diventi più cattolico del Papa e in grado di profetizzare sulla destinazione nell'aldilà dei suoi avversari politici! Più che politico il Robertone leghista mostra di avere il carisma e la capacità oratoria degne di un telepredicatore.


In conclusione si può dire che il ddl Cirinnà è stato un gran bell’affare per tutti. Chi più chi meno. Tranne forse per le coppie di fatto che vivono in Italia. Verdini, con il suo solito modo di fare diretto e conciso lo ha saputo spiegare meglio di tutti: “chissenefrega dei gay, non è questo il punto. Qua il punto è politico”. Siamo arrivati al divorzio della politica dalla realtà?

sabato 16 gennaio 2016

L'inglese evanescente

L’ultimo dell’anno, chi ha guardato il discorso sul sacro blog di Beppe del sacro leader avrà scoperto che l’amato Movimento dalle 5 Stelle è governato da “un fantasma, un ologramma”. Un ologramma però piuttosto corpulento e che si lamenta della politica e dell’economia con una bella terminologia buttata qua è là (vedi hedge found) per infarcire un discorso altrimenti pervaso di vuoto cosmico.
Se invece si guarda ai post precedenti al discorso olografico si troverà una notizia davvero sorprendente: il prestigioso Financial Times ritiene il M5S maturo per governare. Subito sotto al titolo del post campeggia una pagina di giornale con il titolo “Five Star Movement comes of age”. Per la cronaca NON vuol dire che è maturo, ma che matura. Il titolo dell'articolo online è però ben diverso. Esso è “Italy’s Five Star Movement wants to be taken seriously”. Non so, per me c’è una bella differenza tra “l’essere pronti per governare” ed il “voler essere presi seriamente”. Oltre al titolo, anche il resto della traduzione dell’articolo è perlomeno distorta e manipolata per fini politici. Il termine "populist" incredibilmente svanisce, ed anche i giudizi politici sono più pesanti e meno neutrali.

Una domanda sorge spontanea: perché pubblicare una caricatura di traduzione, tra l'altro di un articolo che parla piuttosto bene del M5S, dato che il testo originale non è difficile da reperire su internet?
Ma veramente Grillo, o chi gestisce il blog per lui, ha una così bassa stima dei seguaci del Movimento? Non pensa che qualcuno possa voler andarsi a leggere la versione originale e divertirsi al gioco “trova le differenze”? o pensano che i grillini siano tutti analfabeti funzionali incapaci di tradurre alcunché dall'inglese?

eh sì, il MoVimento vuole essere preso sul serio. Sul serio quando fa politica sul territorio e per il territorio (chi ha parlato dei voti della camorra??), sul serio quando si parla di sradicare il marcio che può infiltrare nelle proprie liste, quello delle scie chimiche come credo religioso, del Bildemberg, dell’interrogazione parlamentare sugli androidi (chissà se saranno già in mezzo a noi!1!) della strumentalizzazione ad ogni costo di disgrazie varie ed eventuali(vi ricordate dell’Ebola?).

A quel manipolo di terroristi che sono i rancher americani che hanno occupato un edificio federalea Burns, nell’Oregon, dopo la richiesta di ricevere beni di prima necessità, alcuni buontemponi si sono divertiti inviando vagonate di sex toys.
Se non costassero così tanto bisognerebbe spedire a Grillo qualche dizionario della lingua inglese...



martedì 8 dicembre 2015

L’arte di perdere le elezioni (anche quelle a cui non si partecipa)

Il passato weekend sarà ricordato per il risultato del primo turno delle regionali in Francia che hanno consacrato il Front National di Marine Le Pen come primo partito di Francia. Ma un’altra importante elezione si è svolta nel medesimo fine settimana: le elezioni parlamentari in Venezuela.
Se in Francia il risultato era quasi scontato, in Venezuela c’è stata la sorpresa di vedere la coalizione del presidente Maduro (GPP) battuta dall'opposizione. Opposizione, che non aveva mai conquistato così tanti seggi, in totale 112 su 167, ottenendo così la maggioranza qualificata di 2/3 del Parlamento e di conseguenza alcune importanti poteri (vedi schema). Una vittoria epocale.
Dopo gli anni di Chavez, in cui lui e la dirigenza socialista hanno potuto fare tutto ciò che volevano del Venezuela (per approfondire consiglio questo documentario), anche il suo delfino Maduro non si è dimostrato più democratico e civile del suo compianto predecessore. Già il modo con cui aveva spazzato via le proteste di piazza dopo la sua elezione non avevano lasciato adito a dubbi. Per non parlare poi delle violenze verso i manifestanti anti-chavisti e gli arresti mirati, con accuse sempre relative alla corruzione, dei leader dell’opposizione. Senza contare l’incapacità della classe dirigente di risollevare l’economia nazionale, tra fosche previsioni di default, grande povertà e scarsità di beni di prima necessità.
Di fronte a questo sfacelo politico era perfettamente prevedibile il risultato delle elezioni. Per tutti tranne che per Nicolas Maduro, che a reti unificate (esattamente come amava fare il suo predecessore...) afferma che la crisi economica è tutta colpa del capitalismo internazionale (e di chi se no?) che starebbe facendo una guerra economica alla nazione. Insomma, per spiegare una sconfitta così eclatante il presidente si è lasciato andare al più bieco complottismo, arrivando alla fine a paragonarsi a Salvador Allende. Nel frattempo a Caracas e nelle altre principali città del Paese caroselli di auto festeggiano il risultato delle elezioni.

Ed in Italia? Il partito della Rifondazione Comunista ha pubblicato sulla sua pagina facebook questa immagine pro Maduro a firma dell’ala giovanile del partito. Per fortuna nei commenti, oltre ai nostalgici di Chavez (che in mancanza di altro possono sempre pregarlo e venerarlo...), c’è chi si inizia a chiedere come sia possibile che tutto ciò che Rifondazione tocchi si trasformi in un disastro elettorale.
Pure l’articolo apparso sul sito del Partito: “L’Arte di vincere si impara dalla sconfitte” ha un che di déjà-vu. Ovviamente nell'articolo si fa riferimento ai grandi nemici esterni (ovviamente gli USA), i quali vorrebbero tanto distruggere questo grande paradiso di democrazia, civiltà e socialismo.

Insomma, il partito della Rifondazione Comunista sembra una specie di Re Mida. Ma al contrario. Anziché tramutare in oro ciò che tocca lo incenerisce. Che si tratti di simpatie per persone/partiti esteri o di coalizioni, rivoluzioni, federazioni o arcobaleni assorti nostrani, il risultato non cambia. E di sicuro a chi scrive le notizie sulla loro pagina manca il senso del ridicolo.

martedì 24 novembre 2015

Ma andate all'inferno!

Si continua a parlare della strage di Parigi. E non poteva che essere così. Delle stragi in luoghi lontani, in un qualche modo, riusciamo a farcene una ragione. Pure se tra le vittime ci sono degli europei. Di chi muore vicino a noi no. Ci costringono ad un senso di insicurezza, ci avvisano che il rischio è anche vicino a noi. Che la morte può non essere distante.

Di fronte a tanto sangue viene spontaneo, per certuni, di appellarsi al più becero complottiamo pur di spiegare ciò che non riescono a capire. Pur di trovare una spiegazione logica, almeno per loro stessi. D’improvviso la mano che ha armato i terroristi diventa il Mossad israeliano (date un'occhiata ai commenti di questo articolo...), anzi, ancora meglio: tutta la strage è una grande farsa!! Quale risposta migliore per togliere la paura??

Purtroppo c’è chi ha fatto di meglio. Ci sono i catto-complottari bigotti.
Ok, già una certa stampa italiana ha dato il peggio di sé dimostrando un pressapochismo ed una ignoranza senza pari. Per diverse testate nazionali gli Eagles of Death Metal, il gruppo che suonò quel maledetto venerdì sera al Bataclan, sono un gruppo metal, quando sarebbe bastato dare un'occhiata su wikipedia e vedere alla voce “Generes” per capire che NON fanno metal. Ma tant’è, hanno quella parolina, quel “metal” nel nome e questo deve aver condotto ad associazioni di pensieri un po’ frettolose ed azzardate. Ma Dell’Arti sul Corriere dello Sport e Cazzullo sul Corriere della Sera hanno raggiunto livelli di pressapochismo davvero sconcertante. Per il primo “I musicisti del complesso Eagles of the Death Metal (nome mai apparso tanto cretino come l’altra sera, “Aquile del Metallo Mortale”) se la sono data a gambe levate al primo scoppio e ne sono usciti illesi.”. Tralasciando la penosa traduzione dall'inglese del nome della band, il giornalista li accusa di essere dei codardi e di essere scappati (non di essersi messi in salvo, ma di essere scappati!) alla prima raffica di mitra. Una cosa davvero disumana! Il suo collega Cazzullo, invece, storpia brutalmente il nome della band californiana, che per lui (anzi, grazie a lui) si trasforma in “Eagle of Death, l’Aquila della morte” (ma poi perché questa brutta abitudine di tradurre i nomi dei gruppi??), di cui “si discetta molto in rete”. Su quale rete non è dato sapersi, dato che il gruppo ha un altro nome. Di fronte ad errori così grossolani solo nel riportare gli eventi non si può che essere d’accordo con Galeazzi su Rolling Stone: non sapere sarà anche lecito, ma il silenzio sì, quello è davvero una gradita cortesia.

Come ho detto prima, c’è di MOLTO peggio. Si parte con l’Elefantino su Il Foglio che ci riporta il testo di “Kiss the Devil”, la canzone che la “heavy death metals”  (!!!) stava suonando nel locale quando è iniziata la strage. Per fortuna ci ha risparmiati dalla traduzione del testo, riportato fedelmente nell'articolo in lingua originale, portato come prova della decadenza della civiltà occidentale. In risposta, pochi giorni dopo, si è vista la lettera di ringraziamento dell’onorevole Carlo Giovanardi a Ferrara per averlo edotto dei testi degli Eagles of Death Metal, portandolo a pensare ad una “coincidenza demoniaca”. Interessante notare che il parere di Giovanardi è molto simile a quello del dj antisballo (???) Aniceto. Secondo questo pittoresco soggetto il gruppo inneggiava a morte e sofferenza (si sarà scordato di nominare anche il demonio??) e che di questa cosa non ne abbia parlato nessuno. A sentire il dj e Giovanardi pare quasi che ci sia una cupola satanista che provi in tutti i modi ad impedire di conoscere i testi satanici di questo gruppo. Testi facilmente trovabili in internet!
Purtroppo l’universo di blog e siti di controinformazione complottaro-bigotta, forse eccitata da articoli di questo genere, ha scaldato i motori. Ed i risultati non hanno tardato a mostrarsi. Sul sito “cristianitoday” è apparso un articolo (ora rimosso) dal titolo piuttosto eloquente: “E fu così che inneggiando al demonio si scatenò l’inferno al Bataclan”. Un articolo che, per chi come me, ha avuto la possibilità di leggerlo, ha rivelato risvolti davvero esilaranti. Dalle chitarre “elettroniche” con cui il gruppo produce un fracasso assordante alla canzone “Kiss the Devil” tradotta come “bacia al diavolo”. Il tutto infarcito da richiami complottari di bassa lega tipo il “Coincidenze?”. Come a dire: se non avessero inneggiato al demonio ma avessero suonato delle sigle di cartoni animati probabilmente non sarebbe successo nulla! Se questa teoria fosse corretta cosa dovrebbe succedere ai prossimi concerti di Gorgoroth, Dimmu Borgir, Mayhem? Tutti gruppi che inneggiano davvero al demonio. Sì, perché solo in pochi si sono resi conto che in realtà il brano degli Eagles of Death Metal non era altro che una riproposizione scarna e manieristica del vecchio cliché del rock satanico. Io nella canzone ci ho trovato una vena di humor ed ironia verso il rock stesso e certe sue tematiche luciferine. Quindi è mooolto probabile che gli Eagles of Death Metal non siano una band satanica. Se ne avete voglia e tempo, vi consiglio di farvi la vostra idea. Perché altrimenti altri potrebbero suggerirvi le loro. E potreste anche crederci.
Anche sulla morte di Valeria Solesin nell'attentato al Bataclan si sono sprecati i complottari bigotti. L’elenco delle oscenità pubblicate è lungo. C’è chi si domanda con sospetto se fosse battezzata (ovvio: sarebbe un chiaro segno di satanismo!), chi mette allegramente sullo stesso piano carnefici e vittime.

Non voglio addentrarmi oltre in questi ambienti complottari. Sono sufficientemente schifato.
In conclusione ho alcune considerazioni da fare:
  • dalla vicenda si apprende che alcuni giornalisti italiani hanno davvero delle ottime capacità con la lingua inglese;
  • gli Eagles of Death Metal (o in qualsiasi altro modo vogliate chiamarli) sono una spietatissima band "heavy death metals" che inneggiano nelle loro canzoni al demonio, a satana e a belzebù contemporaneamente. Quando si stancano e vogliono cambiare argomento scrivono canzoni che raccontano quanto siano belle la morte e la sofferenza;
  • il suddetto gruppo suona chitarre elettroniche e con esse produce un fracasso infernale;
  • tutti i fans della band, i loro amici e gli amici degli amici sono satanisti dichiarati;
  • Ferrara è un grande critico musicale ed esperto conoscitore della musica rock.
  • in ultimo, cari complottari bigotti, vi chiedo chiedo gentilmente se voi e le vostre cretinate possiate andarvene allegramente al diavolo!!!




Your paradise doesn't sound too fetching / It's not only your souls which must be lost / Hell is other people / Yes, too right, my hell is you.


lunedì 16 novembre 2015

Sciacalli ed avvoltoi

Sono ancora vivide le immagini di quanto successo a Parigi venerdì scorso.
Di fronte a più di 100 morti le cui uniche colpe sono state quelle di aver deciso di uscire in un venerdì sera qualunque per andare a mangiare fuori, o per andare ad un concerto rock non ci sono parole.
Pure Marine Le Pen, in un primo momento ha twittato che le campagne del FN erano sospese “fino a nuovo ordine”. Ma in Italia, si sa, siamo più avanti dei nostri cugini d’oltralpe, e poco dopo la strage si sono visti i peggiori commenti sui social network. Il punto è che a vomitare odio in rete sono stati politici di livello nazionale (qui trovate un edificante compendio).
Si parte da Salvini. Come non potrebbe, il segretario leghista più social che si sia mai visto, non dire la sua? Si comincia con un bel riassunto del programma elettorale della Lega: barricate alle frontiere, centri di cultura islamica passati al microscopio e rivoltati come calzini. Più l’immancabile blocco degli sbarchi. Poco importa che ormai la propaganda del Daesh passi maggiormente via internet che attraverso imam. Poco importa che sulle nostre coste sbarchino anche siriani in fuga da coloro che hanno voluto e organizzato gli attentati di Parigi. 
Dopo il primo post il Matteone dell’opposizione pare prenderci gusto componendo pure l’equazione “Buonisti=complici” che, perlomeno, meriterebbe delucidazioni su chi sono questi pericolosissimi buonisti. 
Anche altri esponenti leghisti, forse animati dal desiderio di non sfigurare di fornte ai tweet del loro segretario, si sono lasciati andare a dichiarazioni “interessanti”. Uno per tutti, il deputato Gianluca Pini, che ha promesso di prendere “a calci nel culo” chi proverà a parlargli di islam moderato. Già l’uso della violenza per argomentare le proprie idee ha per me quel vago sapore di ventennio; ma il significato del suo post mi lascia perplesso: quindi, per il depuato leghista, tutti gli islamici sono degli spietati tagliagole vogliosi di invadere l’occidente? E come mai tra le vittime dei terroristi in Siria ci siano soprattutto musulmani?
Ed ora passiamo a Maurizio Gasparri. Secondo il senatore di FI dal giorno dopo la strage si sarebbe dovuta iniziare una risposta militare senza pari contro i terroristi, oltre alla chiusura delle frontiere e alla messa sotto controllo di "tutti gli islamici in circolazione". A parte la scarsa originalità in merito alla chiusura delle frontiere (vero  proprio leit-motiv della destra italiana i questi anni ripetuto ossessivamente come un mantra), abbiamo una vera e propria chicca: la messa sotto controllo di tutti gli islamici in circolazione. Gasparri non specifica se con il termine “in circolazione” intenda designare gli islamici in Italia, nel Mondo, o nel quartiere dietro casa sua. In ogni caso i seguaci di Maometto su questo Pianeta pare siano più di 1.300 milioni, mentre in Italia sarebbero circa 850.000. In ogni caso troppi per pensare ad un verosimile sistema di sorveglianza. Quindi o Gasparri pensa a forme di controllo a distanza degne di 007 o quella del senatore è solo una bella sparata per attrarre voti.
Vorrei chiudere questo riduttivo tour dell’odio con la, ormai nota, copertina di Libero di sabato.


Forse è ora di chiederci SERIAMENTE cosa sono diventate la politica italiana ed il giornalismo in questo Paese.