L’ultimo dell’anno, chi ha guardato il discorso sul sacro
blog di Beppe del sacro leader avrà scoperto che l’amato Movimento dalle 5 Stelle è governato da “un fantasma, un ologramma”.
Un ologramma però piuttosto corpulento e che si lamenta della politica e
dell’economia con una bella terminologia buttata qua è là (vedi hedge found)
per infarcire un discorso altrimenti pervaso di vuoto cosmico.
Se invece si guarda ai post precedenti al discorso
olografico si troverà una notizia davvero sorprendente: il prestigioso
Financial Times ritiene il M5S maturo per governare.
Subito sotto al titolo del post campeggia una pagina
di giornale con il titolo “Five Star Movement comes of age”. Per la cronaca NON vuol dire che è maturo, ma che matura. Il titolo dell'articolo online è però ben diverso. Esso è “Italy’s Five Star Movement wants to be taken seriously”. Non so, per me c’è una bella differenza tra “l’essere pronti per governare” ed il “voler essere presi seriamente”. Oltre al titolo, anche il resto della traduzione dell’articolo è perlomeno distorta e manipolata per fini politici. Il termine "populist" incredibilmente svanisce, ed anche i giudizi politici sono più pesanti e meno neutrali.
Una domanda sorge spontanea: perché pubblicare una caricatura di traduzione, tra l'altro di un articolo che parla piuttosto bene del M5S, dato che il testo originale non è difficile da reperire su internet?
Ma veramente Grillo, o chi gestisce il blog per lui, ha una
così bassa stima dei seguaci del Movimento? Non pensa che qualcuno possa voler
andarsi a leggere la versione originale e divertirsi al gioco “trova le
differenze”? o pensano che i grillini siano tutti analfabeti funzionali incapaci
di tradurre alcunché dall'inglese?
Il passato weekend sarà ricordato per il risultato del primo turno delle regionali in Francia che hanno consacrato il Front National di
Marine Le Pen come primo partito di Francia.
Ma un’altra importante elezione si è svolta nel medesimo fine settimana: le elezioni
parlamentari in Venezuela.
Se in Francia il risultato era quasi scontato, in Venezuela c’è stata la sorpresa di vedere la coalizione del presidente Maduro (GPP) battuta dall'opposizione.
Opposizione, che non aveva mai conquistato così tanti seggi, in totale 112 su 167, ottenendo così la maggioranza qualificata di 2/3 del Parlamento
e di conseguenza alcune importanti poteri (vedi schema). Una vittoria epocale.
Di fronte a questo sfacelo politico era perfettamente prevedibile il risultato
delle elezioni. Per tutti tranne che per Nicolas Maduro, che a reti unificate
(esattamente come amava fare il suo predecessore...) afferma che la crisi
economica è tutta colpa del capitalismo internazionale (e di chi se no?) che
starebbe facendo una guerra economica alla nazione. Insomma, per spiegare una
sconfitta così eclatante il presidente si è lasciato andare al più bieco
complottismo, arrivando alla fine a paragonarsi a Salvador Allende.
Nel frattempo a Caracas e nelle altre principali città del Paese caroselli di
auto festeggiano il risultato delle elezioni.
Ed in Italia? Il partito della Rifondazione Comunista ha
pubblicato sulla sua pagina facebook questa immagine pro Maduro a firma
dell’ala giovanile del partito. Per fortuna nei commenti, oltre ai nostalgici di Chavez (che in mancanza di altro possono sempre pregarlo e venerarlo...), c’è chi si inizia a chiedere come sia possibile che tutto ciò
che Rifondazione tocchi si trasformi in un disastro elettorale.
Pure l’articolo apparso sul sito del Partito: “L’Arte di vincere si impara dalla sconfitte” ha un che di déjà-vu. Ovviamente nell'articolo si fa riferimento ai grandi nemici esterni (ovviamente gli USA), i quali vorrebbero tanto distruggere questo grande paradiso di democrazia, civiltà e socialismo.
Insomma, il partito della Rifondazione Comunista sembra una specie di
Re Mida. Ma al contrario. Anziché tramutare in oro ciò che tocca lo incenerisce. Che si tratti di simpatie per persone/partiti esteri o di coalizioni, rivoluzioni, federazioni o arcobaleni assorti nostrani, il risultato non cambia. E di
sicuro a chi scrive le notizie sulla loro pagina manca il senso del ridicolo.
Si continua a parlare della strage di Parigi. E non poteva
che essere così. Delle stragi in luoghi lontani, in un qualche modo, riusciamo a farcene
una ragione. Pure se tra le vittime ci sono degli europei. Di chi muore vicino a noi no.
Ci costringono ad un senso di insicurezza, ci avvisano che il rischio è anche
vicino a noi. Che la morte può non essere distante.
Di fronte a tanto sangue viene spontaneo, per certuni,
di appellarsi al più becero complottiamo pur di spiegare ciò che non riescono a
capire. Pur di trovare una spiegazione logica, almeno per loro stessi. D’improvviso la mano che ha armato i terroristi diventa il Mossad
israeliano (date un'occhiata ai commenti di questo articolo...), anzi, ancora meglio: tutta la strage è una grande farsa!! Quale risposta migliore per togliere la paura??
Purtroppo c’è chi ha fatto di meglio. Ci sono i
catto-complottari bigotti.
Ok, già una certa stampa italiana ha dato il peggio di sé
dimostrando un pressapochismo ed una ignoranza senza pari. Per diverse testate
nazionali gli Eagles of Death Metal, il gruppo che suonò quel maledetto venerdì
sera al Bataclan, sono un gruppo metal, quando sarebbe bastato dare un'occhiata su wikipedia e vedere alla voce “Generes” per capire che NON fanno metal. Ma tant’è, hanno quella parolina,
quel “metal” nel nome e questo deve aver condotto ad associazioni di
pensieri un po’ frettolose ed azzardate. Ma Dell’Arti sul Corriere dello Sport
e Cazzullo sul Corriere della Sera hanno raggiunto livelli di pressapochismo
davvero sconcertante. Per il primo “I musicisti del complesso Eagles of the
Death Metal (nome mai apparso tanto cretino come l’altra sera, “Aquile del
Metallo Mortale”) se la sono data a gambe levate al primo scoppio e ne sono
usciti illesi.”. Tralasciando la penosa traduzione dall'inglese del nome della
band, il giornalista li accusa di essere dei codardi e di essere scappati (non di essersi
messi in salvo, ma di essere scappati!) alla prima raffica di mitra. Una cosa
davvero disumana! Il suo collega Cazzullo, invece, storpia brutalmente il nome
della band californiana, che per lui (anzi, grazie a lui) si trasforma in “Eagle of Death, l’Aquila
della morte” (ma poi perché questa brutta abitudine di tradurre i nomi dei
gruppi??), di cui “si discetta molto in rete”. Su quale rete non è dato
sapersi, dato che il gruppo ha un altro nome. Di fronte ad errori così
grossolani solo nel riportare gli eventi non si può che essere d’accordo con
Galeazzi su Rolling Stone: non sapere sarà anche lecito, ma il silenzio sì, quello è davvero una
gradita cortesia.
Come ho detto prima, c’è di MOLTO peggio. Si parte con
l’Elefantino su Il Foglio che ci riporta il testo di “Kiss the Devil”, la canzone che la “heavy death
metals” (!!!) stava suonando nel locale
quando è iniziata la strage. Per fortuna ci ha risparmiati dalla traduzione del
testo, riportato fedelmente nell'articolo in lingua originale, portato come prova della
decadenza della civiltà occidentale. In risposta, pochi giorni
dopo, si è vista la lettera di ringraziamento dell’onorevole Carlo Giovanardi a Ferrara per averlo edotto dei testi degli Eagles of Death Metal, portandolo a pensare
ad una “coincidenza demoniaca”. Interessante notare che il parere di Giovanardi
è molto simile a quello del dj antisballo (???) Aniceto. Secondo questo pittoresco soggetto il
gruppo inneggiava a morte e sofferenza (si sarà scordato di nominare anche il
demonio??) e che di questa cosa non ne abbia parlato nessuno. A sentire il dj e Giovanardi pare quasi che ci sia una cupola satanista che provi in tutti i modi ad impedire di conoscere i testi satanici di questo gruppo. Testi facilmente trovabili in internet!
Purtroppo l’universo di blog e siti di controinformazione complottaro-bigotta, forse eccitata da articoli di questo genere, ha scaldato i motori. Ed i risultati non hanno tardato a mostrarsi. Sul
sito “cristianitoday” è apparso un articolo (ora rimosso) dal titolo piuttosto eloquente: “E fu così che inneggiando al demonio si
scatenò l’inferno al Bataclan”. Un articolo che, per chi come me, ha avuto la
possibilità di leggerlo, ha rivelato risvolti davvero esilaranti.
Dalle chitarre “elettroniche” con cui il gruppo produce un fracasso assordante alla canzone “Kiss the Devil” tradotta come “bacia
al diavolo”. Il tutto infarcito da richiami complottari di bassa lega tipo il “Coincidenze?”. Come a dire: se non avessero inneggiato al demonio ma
avessero suonato delle sigle di cartoni animati probabilmente non sarebbe
successo nulla! Se questa teoria fosse corretta cosa dovrebbe succedere ai
prossimi concerti di Gorgoroth, Dimmu Borgir, Mayhem? Tutti gruppi che
inneggiano davvero al demonio. Sì, perché solo in pochi si sono resi conto che in realtà il brano degli Eagles of Death Metal non era
altro che una riproposizione scarna e manieristica del vecchio cliché del rock
satanico. Io nella canzone ci ho trovato una vena di humor ed ironia verso il
rock stesso e certe sue tematiche luciferine. Quindi è mooolto probabile che gli Eagles of Death Metal non siano una band satanica. Se ne avete voglia e tempo, vi
consiglio di farvi la vostra idea. Perché altrimenti altri potrebbero suggerirvi le loro. E potreste anche crederci.
Non voglio addentrarmi oltre in questi ambienti complottari.
Sono sufficientemente schifato.
In conclusione ho alcune considerazioni da fare:
dalla vicenda si apprende che alcuni giornalisti
italiani hanno davvero delle ottime capacità con la lingua inglese;
gli Eagles of Death Metal (o in qualsiasi altro
modo vogliate chiamarli) sono una spietatissima band "heavy death metals" che
inneggiano nelle loro canzoni al demonio, a satana e a belzebù
contemporaneamente. Quando si stancano e vogliono cambiare argomento scrivono
canzoni che raccontano quanto siano belle la morte e la sofferenza;
il suddetto gruppo suona chitarre elettroniche e
con esse produce un fracasso infernale;
tutti i fans della band, i loro amici e gli
amici degli amici sono satanisti dichiarati;
Ferrara è un grande critico musicale ed
esperto conoscitore della musica rock.
in ultimo, cari complottari bigotti, vi chiedo chiedo gentilmente se voi e le vostre cretinate possiate andarvene allegramente al diavolo!!!
Your paradise doesn't sound too fetching / It's not only your souls which must be lost / Hell is other people / Yes, too right, my hell is you.
Sono ancora vivide le immagini di quanto successo a Parigi venerdì scorso.
Di fronte a più di 100 morti le cui uniche colpe sono state
quelle di aver deciso di uscire in un venerdì sera qualunque per andare a
mangiare fuori, o per andare ad un concerto rock non ci sono parole.
Pure Marine
Le Pen, in un primo momento ha twittato che le campagne del FN erano sospese “fino a nuovo ordine”.
Ma in Italia, si sa, siamo più avanti dei nostri cugini d’oltralpe, e poco dopo
la strage si sono visti i peggiori commenti sui social network. Il punto
è che a vomitare odio in rete sono stati politici di livello nazionale (qui trovate un edificante compendio).
Si parte da Salvini. Come non potrebbe, il segretario
leghista più social che si sia mai visto, non dire la sua? Si comincia con un
bel riassunto del programma elettorale della Lega: barricate alle frontiere,
centri di cultura islamica passati al microscopio e rivoltati come calzini. Più
l’immancabile blocco degli sbarchi. Poco importa che ormai la propaganda del
Daesh passi maggiormente via internet che attraverso imam.
Poco importa che sulle nostre coste sbarchino anche siriani in fuga da coloro che hanno voluto e organizzato gli attentati di Parigi.
Dopo il primo post il
Matteone dell’opposizione pare prenderci gusto componendo pure l’equazione “Buonisti=complici” che, perlomeno, meriterebbe delucidazioni su chi sono questi pericolosissimi buonisti.
Anche altri esponenti leghisti,
forse animati dal desiderio di non sfigurare di fornte ai tweet del loro
segretario, si sono lasciati andare a dichiarazioni “interessanti”. Uno per
tutti, il deputato Gianluca Pini, che ha promesso di prendere “a calci nel culo”
chi proverà a parlargli di islam moderato. Già l’uso della violenza per
argomentare le proprie idee ha per me quel vago sapore di ventennio; ma il significato del suo post mi lascia perplesso: quindi, per il depuato leghista, tutti gli islamici sono degli spietati tagliagole
vogliosi di invadere l’occidente? E come mai tra
le vittime dei terroristi in Siria ci siano soprattutto musulmani?
Ed ora passiamo a Maurizio Gasparri. Secondo il senatore di
FI dal giorno dopo la strage si sarebbe dovuta iniziare una risposta militare
senza pari contro i terroristi, oltre alla chiusura delle frontiere
e alla messa sotto controllo di "tutti gli islamici in circolazione". A parte la
scarsa originalità in merito alla chiusura delle frontiere (vero proprio leit-motiv della destra italiana i
questi anni ripetuto ossessivamente come un mantra), abbiamo una vera e propria chicca: la messa sotto controllo di
tutti gli islamici in circolazione. Gasparri non specifica se con il termine “in
circolazione” intenda designare gli islamici in Italia, nel Mondo, o nel quartiere dietro
casa sua. In ogni caso i seguaci di Maometto su questo Pianeta pare siano più di 1.300 milioni,
mentre in Italia sarebbero circa 850.000.
In ogni caso troppi per pensare ad un verosimile sistema di sorveglianza. Quindi o
Gasparri pensa a forme di controllo a distanza degne di 007 o quella del
senatore è solo una bella sparata per attrarre voti.
Vorrei chiudere questo riduttivo tour dell’odio con la,
ormai nota, copertina di Libero di sabato.
Forse è ora di chiederci SERIAMENTE cosa sono diventate la
politica italiana ed il giornalismo in questo Paese.
In un comunicato stampa, il PMLI (Partito Marxista-Leninista
Italiano) ha dichiarato di appoggiare il sedicente califfato islamico.
L’unica nota positiva all’interno del suddetto comunicato che ho potuto trovare
è stata l’incredibile concisione. Quasi imbarazzante, se si pensa che si tratta
di un comunicato ufficiale di un partito comunista. Pare infatti che tra i
seguaci italiani di Marx ci sia una sotterranea, quanto spietata, gara a chi
scrive articoli il più lunghi, noiosi ed inconcludenti possibile.
Ma facciamo un passo indietro per capire chi sono i figuri
che si celano dietro al PMLI. Il partito è stato fondato nel 1977.
L’eterno segretario di partito è Giovanni Scuderi (lo è dalla fondazione del
partito stesso), dimostrando una capacità di resistere al potere da fare
invidia alla dinastia dei dittatori nordcoreani. Il PMLI, nonostante il
bassissimo numero di tesserati, era già balzato agli onori delle cronache per la sua esaltazione di Lenin, Stalin e Mao,
con relative ricorrenze ad essi correlate (es. buon compleanno Lenin!) oltre alle campagne elettorali pro astensionismo.
Ovviamente per questi veri bolscevichi la democrazia è solo un inganno borghese
per legittimare lo sfruttamento dei lavoratori. In compenso, per usare un
eufemismo, a questi la lotta armata sembra non dispiacere troppo,
oltre ad avere una granitica quanto puerile fede nella rivoluzione che loro, e solo loro potranno compiere in Italia.
Frugando tra i documenti del PMLI, appare che le simpatie
verso il califfo ed i suoi sgherri non fossero così velate già da diversi mesi.
Insomma, nonostante tutta la sinistra, da SEL fino ai gruppi anarcoinsurrezionalisti,
passando dai centri sociali si schiera accanto ai socialisteggianti curdi, il
PMLI va in senso opposto. Il motivo? Il califfo è anti-imperialista e soprattutto
anti-amenricano. Che poi voglia farsi un impero suo personale è probabilmente secondario
per questi fini analisi di politica internazionale. Talmente fini che al
confronto il compagno Enrico Rizzo (ex PdCI, ora PC) sembra un grande modernismo
e di strategia politica. Poco importa lo scarso grado di marxismo dimostrato
dal califfo. L’odio verso il comune nemico permette di superare qualsiasi
barriera. Poco importano i motivi per cui le potenze internazionali si sono schierate
contro il Daesh.
In conclusione, oltre alla notizia in sé, nulla di nuovo.
Come sempre la sinistra italiana, in tutte le sue sempre più numerose e
diversificate declinazioni e versioni (che sia una vera e propria scelta strategica?) si ostina ad osservare la realtà, nazionale ed internazionale, attraverso gli
occhiali distorti e distorcenti dell’ideologia. Ciò permette pure che un
piccolo gruppetto di ridicoli nostalgici possa simpatizzare per un branco di
tagliagole così poco marxista e che probabilmente avrebbe di seri problemi con
l’ateismo di stato.
Insomma, da una parte abbiamo degli estimatori di dittatori
sanguinari, che sono passati alla storia per le loro epurazioni, purghe, soprattutto
verso gli avversari politici e per l’aver promesso un evanescente paradiso
terrestre ai loro sudditi. Dall'altra abbiamo un branco di esaltati agli ordini
di un “dittatore” (anche se a loro piace chiamarlo califfo) in grado di
compiere le peggiori atrocità verso minoranze etniche, religiose e, più in
generale, verso chiunque ritengano indesiderato. Il tutto condito da una
propaganda che, oltre a esporre decapitazioni e uccisioni di infedeli, prova a mostrare come la vita quotidiana nel Daesh non sia così male.
È proprio vero: tra simili ci si comprende sempre.
Notizia di ieri, il Beppone nazionale è stato condannato per diffamazione.
Stupefacente, per uno che infarcisce i comizi politici di frasi di senso
compito tra un insulto e l’altro. Chi ha un po’ di memoria si ricorderà che non
è esattamente la prima volta che capitano questi incidenti di percorso al
comico genovese. Già nel 2001, con la Montalcini, si era creata una spiacevole situazione dal modico costo di 8mila euro. Ma si sa, il lupo perde il pelo ma non il vizio...
Comunque, il caso Montalcini non è stato né il primo né l’ultimo problema di
Grillo con la legge. In effetti la carriera giudiziaria di Grillo si presenta variegatae a tratti sorprendente (soprattutto in ambito edilizio).
Ma torniamo al caso incriminato. Nel maggio del 2011,
durante un comizio del M5S Beppe se la prende con il professor Franco
Battaglia, docente della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Modena e
Reggio Emilia, che ad Anno Zero di Santoro aveva parlato degli effetti sulla popolazione delle radiazioni dopo i disastri nucleari di Cernobyl e Fukushima.
Durante il comizio incriminato il comico genovese, con il suo solito aplomb, ha
affermato che “Non puoi permettere ad un ingegnere dei materiali, nemmeno del
nucleare, e mi riferisco a Battaglia che è un consulente delle multinazionali,
di andare in televisione e dire che a Chernobyl non è morto
nessuno. Io ti prendo a calci, ti mando via dalla televisione, ti denuncio
e ti mando in galera”.
A parte che a denunciare pare sia stato solo il professore, va detto che ildiscorso di Battaglia ad Anno Zero è stato lacunoso e non del tutto vero.
Occorre anche dire che egli non è a libro paga di nessuna multinazionale.
La denigrazione del nemico politico di turno facendolo apparire come una
marionetta dei poteri forti (in questo caso delle cattivissime multinazionali,
ma intercambiabile con: massoni, élite politiche, partiti politici o altro ancora
a seconda della fantasia e dell’ispirazione) è un’arma politica ampiamente
abusata dai penta stellati.
Ovviamente sul sacro blog è partito il piagnisteo grillino.
Incredibile! Le condanne, di qualsiasi grado, definitive o meno, degli
esponenti politici di qualsiasi partito sono oggetto di beffe, battute o
scherno da arte dei grillini. Ma quando ad essere condannato è il Caro Leader,
il pronunciamento del giudice assume tutto un altro significato. Diventa come
la cicatrice per il lottatore o la medaglia per il generale: fonte di orgoglio.
Il paragone finale con Mandela e Pertini è quanto di più
assurdo e, contemporaneamente, esilarante potessi leggere. Esso è entrato di
diritto nella mia top ten delle migliori sparate grilline. Penso che ci voglia
davvero tanta sfacciataggine per paragonarsi ad un Pertini o ad un Mandela. Specie
se ti hanno condannato ad un anno di reclusione per diffamazione. E ancor di
più se la condanna NON è definitiva, mancando ancora un grado di giudizio più la Cassazione. Sappiate
inoltre che, contrariamente a quanto scritto sul sacro blog di Beppe,
difficilmente Grillo finirà dietro le sbarre.
Penso che a fare sparate di questo tipo, che volersi paragonare
ai grandi che hanno fatto la Storia, siano un lampante indice della megalomania
del soggetto e del suo ormai scarso senso della misura e della decenza.
Ma tanto nel calderone grillino tutto fa brodo. Quello che
oggi scandalizza ed indigna i grillini domani sarà dimenticato e rimpiazzato da
un altro post sul blog o su TzeTze o su LaCosa con cui scandalizzare e
indignare le masse pentastellate.
Ma nel frattempo sul web sarà un fiorire di #freeBeppe. E per
non fare un torto a nessuno anche di #freeMandela e #freePertini. E già che ci
siamo perché non #freeancheMioCuggino???
P.S.: quasi dimenticavo: #freeMarò e #freeCorona!!!!
Qualche giorno fa l’ex Cavaliere
ha fatto un’uscita veramente spettacolare, degna del miglior Silvio. Durante l’assemblea
degli amministratori locali di Forza Italia è tornato a giocare sull'effetto
Calimero, puntando sul vittimismo politico. Ha ribadito che per “senso di
responsabilità” (!!!) lui rimarrà nell'agone politico, continuando ad
affrontare a muso duro la sinistra e i PM cattivoni. E che nel caso dovesse essere condannato (tipo per compra-vendita di
parlamentari?), il Silvione nazionale ha auspicato che qualcuno dei suoi “faccia un minimo di rivoluzione”.
Ok quando ho scritto della caduta di Berlusconi dal predellino mi aspettavo altre scenette tragicomiche a cui l’ex Cavaliere ci aveva già
abituati in passato. Ma vederlo aizzare i suoi seguaci verso un’ipotetica
rivoluzione, lui, che non è riuscito a fare la tanto promessa rivoluzione
liberale ha un che di contrappasso dantesco.
Viene facile ed istintivo il
paragone con leader comunisti che aizzavano il popolo alla rivoluzione promettendo ai poveri proletari un futuro radioso. Ma in questo caso non ci
sono promesse di futuro radioso, ideali o ideologie. C’è solo la preservazione
del capo. È un tutti per uno e uno per sé stesso.
Ma poi scusatemi, non ho capito
una cosa: cosa vuole dire fare “un minimo di rivoluzione?” la rivoluzione o si
fa o non si fa. O si scende in piazza o non si scende in piazza. Non esiste un pochino. Non ci sono
vie di mezzo. Che voglia dire di fare la rivoluzione a giorni alterni? Solo i
giorni pari? O solo i giorni in cui c'è bel tempo? Il dubbio permane.
Insomma, questa sgangherata rivoluzione
vive solo nelle parole di Silvio e nei sogni più spinti dei suoi seguaci. Nella
realtà questo espediente per far tornare a parlare di sé non aiuterà un partito
ormai assestato attorno ad un misero 12% di consensi, che fatica a frenare l'erosione del proprio elettorato a favore del PD renziano a sinistra e della Lega a destra. Un partito
che si tiene in vita nella speranza di essere riformato e rivoluzionato
dal capo, per portarlo (il capo, non il partito!) di nuovo alla vittoria alle
urne. Al momento pare che il progetto di un nuovo soggetto politico sia stato accantonato,
anche se Silvio ha rilanciato l’idea di “una casa aperta della Speranza” per provare a riunire ciò che resta del centrodestra. Idea che a quel gusto un po' retrò di sa tanto di Casa delle Libertà. Più che una casa della
Speranza è la speranza di un’ultima spiaggia.
Ah, dimenticavo, Berlusconi ha
aggiunto che per le armi con cui fare la rivoluzione si possono chiedere i kalashnikov a Bossi. Io aggiungerei che agli alleati-serpenti
leghisti si può chiedere pure qualche cosina di più, tipo i terribili carri armati di fabbricazione padana di cui sono notoriamente forniti.