In un comunicato stampa, il PMLI (Partito Marxista-Leninista
Italiano) ha dichiarato di appoggiare il sedicente califfato islamico.
L’unica nota positiva all’interno del suddetto comunicato che ho potuto trovare
è stata l’incredibile concisione. Quasi imbarazzante, se si pensa che si tratta
di un comunicato ufficiale di un partito comunista. Pare infatti che tra i
seguaci italiani di Marx ci sia una sotterranea, quanto spietata, gara a chi
scrive articoli il più lunghi, noiosi ed inconcludenti possibile.
Ma facciamo un passo indietro per capire chi sono i figuri
che si celano dietro al PMLI. Il partito è stato fondato nel 1977.
L’eterno segretario di partito è Giovanni Scuderi (lo è dalla fondazione del
partito stesso), dimostrando una capacità di resistere al potere da fare
invidia alla dinastia dei dittatori nordcoreani. Il PMLI, nonostante il
bassissimo numero di tesserati, era già balzato agli onori delle cronache per la sua esaltazione di Lenin, Stalin e Mao,
con relative ricorrenze ad essi correlate (es. buon compleanno Lenin!) oltre alle campagne elettorali pro astensionismo.
Ovviamente per questi veri bolscevichi la democrazia è solo un inganno borghese
per legittimare lo sfruttamento dei lavoratori. In compenso, per usare un
eufemismo, a questi la lotta armata sembra non dispiacere troppo,
oltre ad avere una granitica quanto puerile fede nella rivoluzione che loro, e solo loro potranno compiere in Italia.
Frugando tra i documenti del PMLI, appare che le simpatie
verso il califfo ed i suoi sgherri non fossero così velate già da diversi mesi.
Insomma, nonostante tutta la sinistra, da SEL fino ai gruppi anarcoinsurrezionalisti,
passando dai centri sociali si schiera accanto ai socialisteggianti curdi, il
PMLI va in senso opposto. Il motivo? Il califfo è anti-imperialista e soprattutto
anti-amenricano. Che poi voglia farsi un impero suo personale è probabilmente secondario
per questi fini analisi di politica internazionale. Talmente fini che al
confronto il compagno Enrico Rizzo (ex PdCI, ora PC) sembra un grande modernismo
e di strategia politica. Poco importa lo scarso grado di marxismo dimostrato
dal califfo. L’odio verso il comune nemico permette di superare qualsiasi
barriera. Poco importano i motivi per cui le potenze internazionali si sono schierate
contro il Daesh.
In conclusione, oltre alla notizia in sé, nulla di nuovo.
Come sempre la sinistra italiana, in tutte le sue sempre più numerose e
diversificate declinazioni e versioni (che sia una vera e propria scelta strategica?) si ostina ad osservare la realtà, nazionale ed internazionale, attraverso gli
occhiali distorti e distorcenti dell’ideologia. Ciò permette pure che un
piccolo gruppetto di ridicoli nostalgici possa simpatizzare per un branco di
tagliagole così poco marxista e che probabilmente avrebbe di seri problemi con
l’ateismo di stato.
Insomma, da una parte abbiamo degli estimatori di dittatori
sanguinari, che sono passati alla storia per le loro epurazioni, purghe, soprattutto
verso gli avversari politici e per l’aver promesso un evanescente paradiso
terrestre ai loro sudditi. Dall'altra abbiamo un branco di esaltati agli ordini
di un “dittatore” (anche se a loro piace chiamarlo califfo) in grado di
compiere le peggiori atrocità verso minoranze etniche, religiose e, più in
generale, verso chiunque ritengano indesiderato. Il tutto condito da una
propaganda che, oltre a esporre decapitazioni e uccisioni di infedeli, prova a mostrare come la vita quotidiana nel Daesh non sia così male.
È proprio vero: tra simili ci si comprende sempre.

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