Qualche giorno fa l’ex Cavaliere
ha fatto un’uscita veramente spettacolare, degna del miglior Silvio. Durante l’assemblea
degli amministratori locali di Forza Italia è tornato a giocare sull'effetto
Calimero, puntando sul vittimismo politico. Ha ribadito che per “senso di
responsabilità” (!!!) lui rimarrà nell'agone politico, continuando ad
affrontare a muso duro la sinistra e i PM cattivoni. E che nel caso dovesse essere condannato (tipo per compra-vendita di
parlamentari?), il Silvione nazionale ha auspicato che qualcuno dei suoi “faccia un minimo di rivoluzione”.
Ok quando ho scritto della caduta di Berlusconi dal predellino mi aspettavo altre scenette tragicomiche a cui l’ex Cavaliere ci aveva già
abituati in passato. Ma vederlo aizzare i suoi seguaci verso un’ipotetica
rivoluzione, lui, che non è riuscito a fare la tanto promessa rivoluzione
liberale ha un che di contrappasso dantesco.
Viene facile ed istintivo il
paragone con leader comunisti che aizzavano il popolo alla rivoluzione promettendo ai poveri proletari un futuro radioso. Ma in questo caso non ci
sono promesse di futuro radioso, ideali o ideologie. C’è solo la preservazione
del capo. È un tutti per uno e uno per sé stesso.
Ma poi scusatemi, non ho capito
una cosa: cosa vuole dire fare “un minimo di rivoluzione?” la rivoluzione o si
fa o non si fa. O si scende in piazza o non si scende in piazza. Non esiste un pochino. Non ci sono
vie di mezzo. Che voglia dire di fare la rivoluzione a giorni alterni? Solo i
giorni pari? O solo i giorni in cui c'è bel tempo? Il dubbio permane.
Insomma, questa sgangherata rivoluzione
vive solo nelle parole di Silvio e nei sogni più spinti dei suoi seguaci. Nella
realtà questo espediente per far tornare a parlare di sé non aiuterà un partito
ormai assestato attorno ad un misero 12% di consensi, che fatica a frenare l'erosione del proprio elettorato a favore del PD renziano a sinistra e della Lega a destra. Un partito
che si tiene in vita nella speranza di essere riformato e rivoluzionato
dal capo, per portarlo (il capo, non il partito!) di nuovo alla vittoria alle
urne. Al momento pare che il progetto di un nuovo soggetto politico sia stato accantonato,
anche se Silvio ha rilanciato l’idea di “una casa aperta della Speranza” per provare a riunire ciò che resta del centrodestra. Idea che a quel gusto un po' retrò di sa tanto di Casa delle Libertà. Più che una casa della
Speranza è la speranza di un’ultima spiaggia.
Ah, dimenticavo, Berlusconi ha
aggiunto che per le armi con cui fare la rivoluzione si possono chiedere i kalashnikov a Bossi. Io aggiungerei che agli alleati-serpenti
leghisti si può chiedere pure qualche cosina di più, tipo i terribili carri armati di fabbricazione padana di cui sono notoriamente forniti.

