lunedì 20 luglio 2015

¡Revolución Berlusconiana!

Qualche giorno fa l’ex Cavaliere ha fatto un’uscita veramente spettacolare, degna del miglior Silvio. Durante l’assemblea degli amministratori locali di Forza Italia è tornato a giocare sull'effetto Calimero, puntando sul vittimismo politico. Ha ribadito che per “senso di responsabilità” (!!!) lui rimarrà nell'agone politico, continuando ad affrontare a muso duro la sinistra e i PM cattivoni. E che nel caso dovesse essere condannato (tipo per compra-vendita di parlamentari?), il Silvione nazionale ha auspicato che qualcuno dei suoi “faccia un minimo di rivoluzione”.
Ok quando ho scritto della caduta di Berlusconi dal predellino mi aspettavo altre scenette tragicomiche a cui l’ex Cavaliere ci aveva già abituati in passato. Ma vederlo aizzare i suoi seguaci verso un’ipotetica rivoluzione, lui, che non è riuscito a fare la tanto promessa rivoluzione liberale ha un che di contrappasso dantesco.
Viene facile ed istintivo il paragone con leader comunisti che aizzavano il popolo alla rivoluzione promettendo ai poveri proletari un futuro radioso. Ma in questo caso non ci sono promesse di futuro radioso, ideali o ideologie. C’è solo la preservazione del capo. È un tutti per uno e uno per sé stesso.
Ma poi scusatemi, non ho capito una cosa: cosa vuole dire fare “un minimo di rivoluzione?” la rivoluzione o si fa o non si fa. O si scende in piazza o non si scende in piazza. Non esiste un pochino. Non ci sono vie di mezzo. Che voglia dire di fare la rivoluzione a giorni alterni? Solo i giorni pari? O solo i giorni in cui c'è bel tempo? Il dubbio permane.
Insomma, questa sgangherata rivoluzione vive solo nelle parole di Silvio e nei sogni più spinti dei suoi seguaci. Nella realtà questo espediente per far tornare a parlare di sé non aiuterà un partito ormai assestato attorno ad un misero 12% di consensi, che fatica a frenare l'erosione del proprio elettorato a favore del PD renziano a sinistra e della Lega a destra. Un partito che si tiene in vita nella speranza di essere riformato e rivoluzionato dal capo, per portarlo (il capo, non il partito!) di nuovo alla vittoria alle urne. Al momento pare che il progetto di un nuovo soggetto politico sia stato accantonato, anche se Silvio ha rilanciato l’idea di “una casa aperta della Speranza” per provare a riunire ciò che resta del centrodestra. Idea che a quel gusto un po' retrò di sa tanto di Casa delle Libertà. Più che una casa della Speranza è la speranza di un’ultima spiaggia.



Ah, dimenticavo, Berlusconi ha aggiunto che per le armi con cui fare la rivoluzione si possono chiedere i kalashnikov a Bossi. Io aggiungerei che agli alleati-serpenti leghisti si può chiedere pure qualche cosina di più, tipo i terribili carri armati di fabbricazione padana di cui sono notoriamente forniti.

lunedì 13 luglio 2015

Dai nemici mi guardo io...

Non so se qualcuno se n’è accorto, ma la campagna di Grillo a favore di SYRIZA e del no al referendum sulle proposte dell’Europa riguardo alla ristrutturazione del debito ellenico non è andata particolarmente bene. Sì, di certo è stata una mossa avventata del comico genovese, spiegabile solo dalla voglia di dedicarsi anche lui allo sport più amato dai politici italiani: il salto sul carro dei vincitore. Nonostante i grandi avvisi che inneggiavano aBeppe ad Atene pare che la trasferta in terra ellenica non sia andata proprio come previsto... E anche dopo, Panagopoulos, responsabile di SYRYZA, ha provveduto a rimarcare le differenze tra i 5 Stelle ed il partito di Tsipras, tra cui, ultima chicca, spicca la disposizione diametralmente opposta all'interno dell’europarlamento. Come a dire, noi stiamo a sinistra, voi non esattamente.
I parlamentari europei di SYRIZA siedono fianco a fianco con personaggi del calibro di Barbara Spinelli. Una che ha giurato e spergiurato in campagna elettorale che a Strasburgo non ci sarebbe mai andata, ma a cui alla fine ha dimostrato di non disdegnare affatto una seggiola in Europa. E dall’altra parte? Chi siede vicino ai pentastellati? Di Farage e del suo UKIP ormai si sa chi sono e che idee hanno. Ma gli altri del gruppo EFDD? Chi sono?
Uno di questi è balzato prepotentemente alle cronache qualche giorno fa. Risponde al nome di Janusz Korwin-Mikke, e che appartiene al partito di estrema destra polacco Koalicja Odnowy Rzeczypospolitej Wolność i Nadzieja (Coalizione per il rinnovamento, la libertà e la speranza della Repubblica polacca). Il nostro, ben conscio dell’importanza e della gravità della materia trattata (la creazione di un tariffario unico per i biglietti di viaggio integrati all’interno dell’UE), al termine del suo discorso ha gridato “un Reich, un popolo, un biglietto” e, per rendere ancora più chiaro il concetto, nel caso se ne sentisse il bisogno, ha fatto un saluto con braccio teso. L’atto, più che una dichiarazione di appartenenza a ideologie nazionalsocialiste, voleva provocatoriamente (???) sottolineare la propensione adaccettare le proposte di legge avanzate dalla Germania. Di certo Korwin-Mikke non è nuovo a provocazioni di dubbio gusto. Dal non suo essere Charlie (ma a favore della pena di morte), ad alcune posizioni incontrovertibilmente misogine fino alle teorie alternative e parecchio fantasiose sull’Olocausto e la Seconda Guerra Mondiale. Perché una cosa è certa: all’europarlamentare polacco la fantasia (purtroppo) non manca. Gli si potrebbe consigliare l’aforisma di Oscar Wilde per cui “è meglio tacere e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio”.
Ma poi, viste le sue strampalate idee, siamo così sicuri che il saluto hitleriano fosse solo una provocazione?



P.S.: per gli europarlamentari grillini: mi auguro seriamente che almeno voi siate ancora lontani dai deliri populisti e destrorsi di questo vostro “collega”, ma attenti che chi va con lo zoppo...