martedì 8 dicembre 2015

L’arte di perdere le elezioni (anche quelle a cui non si partecipa)

Il passato weekend sarà ricordato per il risultato del primo turno delle regionali in Francia che hanno consacrato il Front National di Marine Le Pen come primo partito di Francia. Ma un’altra importante elezione si è svolta nel medesimo fine settimana: le elezioni parlamentari in Venezuela.
Se in Francia il risultato era quasi scontato, in Venezuela c’è stata la sorpresa di vedere la coalizione del presidente Maduro (GPP) battuta dall'opposizione. Opposizione, che non aveva mai conquistato così tanti seggi, in totale 112 su 167, ottenendo così la maggioranza qualificata di 2/3 del Parlamento e di conseguenza alcune importanti poteri (vedi schema). Una vittoria epocale.
Dopo gli anni di Chavez, in cui lui e la dirigenza socialista hanno potuto fare tutto ciò che volevano del Venezuela (per approfondire consiglio questo documentario), anche il suo delfino Maduro non si è dimostrato più democratico e civile del suo compianto predecessore. Già il modo con cui aveva spazzato via le proteste di piazza dopo la sua elezione non avevano lasciato adito a dubbi. Per non parlare poi delle violenze verso i manifestanti anti-chavisti e gli arresti mirati, con accuse sempre relative alla corruzione, dei leader dell’opposizione. Senza contare l’incapacità della classe dirigente di risollevare l’economia nazionale, tra fosche previsioni di default, grande povertà e scarsità di beni di prima necessità.
Di fronte a questo sfacelo politico era perfettamente prevedibile il risultato delle elezioni. Per tutti tranne che per Nicolas Maduro, che a reti unificate (esattamente come amava fare il suo predecessore...) afferma che la crisi economica è tutta colpa del capitalismo internazionale (e di chi se no?) che starebbe facendo una guerra economica alla nazione. Insomma, per spiegare una sconfitta così eclatante il presidente si è lasciato andare al più bieco complottismo, arrivando alla fine a paragonarsi a Salvador Allende. Nel frattempo a Caracas e nelle altre principali città del Paese caroselli di auto festeggiano il risultato delle elezioni.

Ed in Italia? Il partito della Rifondazione Comunista ha pubblicato sulla sua pagina facebook questa immagine pro Maduro a firma dell’ala giovanile del partito. Per fortuna nei commenti, oltre ai nostalgici di Chavez (che in mancanza di altro possono sempre pregarlo e venerarlo...), c’è chi si inizia a chiedere come sia possibile che tutto ciò che Rifondazione tocchi si trasformi in un disastro elettorale.
Pure l’articolo apparso sul sito del Partito: “L’Arte di vincere si impara dalla sconfitte” ha un che di déjà-vu. Ovviamente nell'articolo si fa riferimento ai grandi nemici esterni (ovviamente gli USA), i quali vorrebbero tanto distruggere questo grande paradiso di democrazia, civiltà e socialismo.

Insomma, il partito della Rifondazione Comunista sembra una specie di Re Mida. Ma al contrario. Anziché tramutare in oro ciò che tocca lo incenerisce. Che si tratti di simpatie per persone/partiti esteri o di coalizioni, rivoluzioni, federazioni o arcobaleni assorti nostrani, il risultato non cambia. E di sicuro a chi scrive le notizie sulla loro pagina manca il senso del ridicolo.