domenica 23 novembre 2014

It's time... for elections

E finalmente ci siamo. Oggi si vota per eleggere il nuovo presidente della Regione Emilia-Romagna. La campagna elettorale degli scorsi mesi è stata una delle più insignificanti e assenti che si ricordino.
Solo un Salvini contestato dagli anarcoidi ed un Renzi un po' berlusconizzato al Paladozza sono riusciti ad accendere un po' di curiosità negli elettori.
Tra i partiti, il M5S spera in un flop non troppo pesante, specie in una regione in cui i grillini ha avuto il suo primi grandi risultati; il PD spera che i propri elettori abbiano problemi di amnesia e che in cabina elettorale non si ricordino dei casi giudiziari riguardanti Errani e le spese pazze dei consiglieri regionali. Infine la Lega Nord spera di aver solleticato abbastanza i bassi istinti degli emiliano-romagnoli, aiutati (e non poco) dai collettivi.
Se non sapete proprio chi votare vi lascio un suggerimento musicale...


P.S.: dai primi dati pare che l'affluenza alle 12 di oggi sia stata appena sopra al 10%, un risultato piuttosto scarso, se confrontato con quelli passati. Ma da una campagna elettorale così cosa ci si poteva aspettare??

martedì 11 novembre 2014

Tu chiamali se vuoi squadristi

Pochi giorni fa il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, è dovuto fuggire dall’attacco di anarchici, antagonisti e anti-assortiti a Bologna.
Il segretario del carroccio non si trovava per caso nel capoluogo emiliano-romagnolo, ma era lì per una “visita di cortesia” al campo nomadi di via Erbosa. Lo stesso campo in cui, il 3 novembre scorso, la consigliera comunale della Lega Lucia Borgonzoni era stata schiaffeggiata, sempre durante una “visitina”.
Visti gli atteggiamenti amorevoli e concilianti dei leghisti verso i nomadi, e visti i recenti fatti, di certo la visita del segretario del Carroccio non era di certo “di cortesia”. Anzi, lo scopo era ben chiaro, andare là per solleticare gli istinti razzisti più bassi per raccattar qualche voto in più alle prossime elezioni regionali. Non ci vuole una grande analisi politica se il segretario di partito si fa un bel po’ di chilometri per invischiarsi in quella che è (o almeno era) una faccenda locale.
Questa volta però ,ad attendere Salvini non c’erano degli agguerriti Sinti, ma i giovani dei centri sociali. Che, appena individuato Matteo, si sono lanciati contro di lui, prima mettendolo in fuga a piedi, e poi bloccando la sua auto. Si è prodotto un parapiglia con due anarcoidi che hanno rischiato di venire investiti ed il parabrezza posteriore dell’auto del segretario leghista fracassato. Non voglio entrare nel merito della dinamica, ma proprio non riesco a capire che senso ha urlare “vattene vattene” e contemporaneamente bloccare l’auto di chi se ne sta andando! Si vede che certe idiozie ideologiche non mi hanno (ancora) contaminato.
Non avendo potuto instaurare un sereno e civile dialogo con il segretario leghista, gli anarchici/anarcoidi presenti hanno rimediato occupandosi di Enrico Barbetti un giornalista del Resto del Carlino. Lo hanno accerchiato in 15-20, dopo averlo riconosciuto e chiamato per nome e cognome, l’hanno pestato e gli hanno rotto il gomito sinistro. La motivazione? A quanto pare qualcuno del gruppetto dei violenti avrebbe detto che “è per colpa tua se c’è gente in galera”. E io che pensavo che la gente in galera ci finisse dopo un processo! Con questa frase si capisce benissimo il livello politico e culturale di questo branco di teppisti.
Anzi, peggio che teppisti. Il teppista agisce da solo o in branco, spesso in modo disorganizzato e stupido. Qui invece l’organizzazione c’era. Nel video si sente distintamente una persona urlare “avvisate il presidio”. Quindi qualcuno stava aspettando.
Sia ben chiaro, io non condivido le idee razziste o pseudo tali di Salvini. Mi fa schifo che se ne vada in giro a rinfocolare certi sentimenti anti-immigrati e anti-nomandi per il proprio tornaconto politico. Ma attaccare un politico, di qualsiasi colore esso sia, in questo modo è da vigliacchi. Anzi, con il brutale attacco effettuato successivamente ai danni del giornalista del Carlino hanno mostrato la loro vera natura. Hanno individuato l’obiettivo ed hanno agito. In gruppo. Perché in gruppo è più facile, ci si fa forza a vicenda. C’erano altri gruppi che operavano così in Italia. Erano le squadracce del fascismo.
Ed ora, esposta la vicenda, vorrei fare alcuni complimenti:
in primisi i miei sentiti e vivissimi complimenti vanno agli antagonisti, anarchici e anarcodi vari presenti là. Bravi, vi nascondete sotto le parole d’ordine dell’atifascismo, ma agite come le peggiori camicie nere. Attaccate chi non la pensa come voi e, in mancanza d’altro, anche i giornalisiti vanno bene. Forse perché certe verità non è bene che vengano scritte sui giornali. Complimenti per la faccia tosta (davvero incredibile!) che avete avuto nel riuscire a fare le vittime di fronte alle telecamere perché due dei vostri cari compagni hanno rischiato di finire sotto la macchina di Salvini. Sì, ci credo che volevate solo “contestare” in modo pacifico il leader della Lega. Probabilmente il vostro intento era di fare qualche carezza ai leghisti, così, giusto per aiutarli a cambiare le loro idee politiche. Complimenti, deficienti che non siete altro, con atti del genere fornite solo voti al movimento chedite di voler combattere.
Ed ora passiamo al sindaco di Bologna, Virginio Merola. Dopo gli scontri tra Forza Nuova e centri sociali durante la manifestazione delle Sentinelle in Piedi aveva tuonato che i militanti di estrema destra (giustamente) non avevano cittadinanza a Bologna. Spero che ora abbia la voglia e la volontà politica di dare anche un’occhiatina approfondita anche altrove. Altrimenti tutti quei bei discorsi sulla civiltà, la democrazia, ecc... non sono altro che belle storielle da regalare all'elettore.
Ed infine vorrei fare i complimenti agli ideologi, parrucconi e amanti delle vecchie ideologie. Che, nonostante quello che è successo, cercano ancora una giustificazione per i ragazzi dei centri sociali. Le loro armi principali sono due: che l’autista di Salvini non avrebbe dovuto accelerare in modo così brusco e che il primo a provocare è stato il leader della Lega con la sua sola presenza. Sulla seconda motivazione stendo un velo pietoso. È motivazione ridicola che serve solo per legittimare la loro violenza. Secondo questo ragionamento io domani posso scendere in strada, recarmi ad un gazebo di chi raccoglie firme per una proposta di legge che non condivido e  menare tutti, perché stando lì con il banchetto mi provocano. Per farla breve: la democrazia è altra cosa. La prima motivazione la condivido in parte. Capisco che accelerare in modo così brusco da parte dell’autista di Salvini è stata una scelta pericolosa, oltre che molto stupida. Ma sfido chiunque in una situazione del genere a mantenere la calma.
Ma temo che questi ragionamenti siano inutili. Per una certa parte della sinistra, certi kompagni vanno difesi, costi quel che costi. Anche arrampicandosi sugli specchi. Mentre proprio questo kompagni, difesi strenuamente, dimostrano con le loro azioni di non hanno ancora capito (o non voler capire...) che cosa scrisse dei loro simili Pier Paolo Pasolini dopo gli scontri di Valle Gliuia nel ’68



P.S.: per fortuna qualcuno su fb riesce anche a strapparmi un sorriso. Ma come ogni buona satira, c’è un fondo di verità... (l’immagine è stata presa dalla pagina facebook de “La via Culturale al Socialismo”).

giovedì 6 novembre 2014

Enzo

Sette anni fa se ne andava uno degli ultimi grandi giornalisti Italiani. Uno che ebbe il coraggio di dare lezioni di democrazia ad un presunto aspirante statista, tale Berlusconi Silvio.
Un quasi statista che probabilmente sarà ricordato per quelle di marketing da televenditore più che per le sue idee politiche.
Come disse Biagi nell'ultima puntata del "Fatto", del 18 aprile del 2002, dopo l'editto bulgaro di Silvio che cacciava dalla RAI lui, Santoro e Luttazzi : "Meglio essere cacciati per aver detto qualche verità, che restare al prezzo di certi patteggiamenti".
Ce ne fossero di più di giornalisti con la schiena così dritta.

Non è Stato nessuno

Alcuni giorni fa è stata emessa la sentenza di appello per il caso Cucchi. Nel caso qualcuno soffrisse di memoria corta riassumo la vicenda: il 15 ottobre 2009 viene arrestato il trentunenne Stefano Cucchi perché in possesso di hashish e cocaina. Già il giorno dopo, al processo per direttissima, mostrava già evidenti ematomi e camminava con difficoltà. Le sue condizioni fisiche sono andate via via peggiorando, fino a portare, dopo un primo rifiuto (nonostante ben due fratture alla colonna vertebrale) al ricovero in ospedale. Stefano muore all’ospedale Sandro Pertini di Roma il 22 ottobre 2009. Al momento del decesso il suo corpo pesa 37 chilogrammi rispetto ai 43 di quando è stato arrestato una settimana prima.
Su di lui si sono dette tante scemenze, il premio però va all’allora sottosegretario di stato Carlo Giovanardi, che dopo aver dichiarato che Stefano è morto perché anoressico, sieropositivo e tossicodipendente si è infine scusato con la famiglia. Perché si sa, le cretinate politiche sono “fraintendimenti”.
L’intero caso è avvolto da una impenetrabile barriera di verità a metà, di incredibili errori, il più eclatante è che secondo il verbale d’arresto Stefano era in realtà un albanese senza fissa dimora (tra l’altro casa sua era appena stata perquisita). Tale assurdità portò poi alla custodia cautelare in carcere, che sarà per il giovane l’inizio della fine.
Ebbene, dopo svariate perizia è stato accertato che Stefano è stato pestato durante il periodo di detenzione (come testimoniato da altri detenuti) http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=154951 e che in ospedale è stato lasciato morire di stenti senza essere curato.
Già la Corte d’Assise che ha emesso il verdetto di primo grado ha riconosciuto che Cucchi è morto di fame e di sete, ma non che le botte prese in carcere possono avere contribuito alla morte. Ora la sentenza di appello, con un bel colpo di spugna, ci informa che non è stato nessuno.
Nessuno.
Ma allora se non è stato nessuno come fa ad essere morto? Si sarà suicidato picchiandosi da solo?
Questo caso ci insegna che tutti possono sbagliare, ma che se sei dalla parte “giusta” (leggi lo Stato) puoi uscirne indenne. Qualcuno si è sbagliato a scrivere il verbale dell’arresto, qualcuno ha pestato Stefano più e più volte, qualcuno non ha fatto sapere nulla delle sue condizioni alla famiglia, qualcuno si è pure scordato curarlo, qualcuno si è scordato di nutrirlo.
Qualcuno.
 Si dirà che mancavano le prove. A quanto pare le testimonianze, le perizie sul corpo martoriato e irriconoscibile del giovane non valgono nulla.
Quant’è bella l’Italia, ti rivolgi ai tribunali per avere giustizia e ti ritrovi in una roulette russa. 
Ovviamente le sentenze si rispettano, rispetto anche quegli agenti che mantengono l’ordine pubblico con dignità nonostante la busta paga da fame e gli stipendi bloccati. Ma non rispetto e non rispetterò mai chi blatera a vanvera e usa il caso per portare acqua al suo mulino. Come il segretario delSAP (sindacato autonomo di polizia). Stando a sentire costui Stefano è morto perché non si prendeva cura della sua salute. Immagino che siano stati dei suoi colleghi a insegnargli come prendersi cura di sé.